Intervista a Tony Hadley, la voce degli Spandau Ballet in esclusiva italiana al Tyche Friday
Tony Hadley, il leggendario frontman degli Spandau Ballet, ritorna in Italia per un concerto esclusivo nella data finale della rassegna Tyche Friday, il venerdì live del Donoma di Civitanova. L’appuntamento è a calendario questo venerdì, 29 aprile. L’appassionato interprete di “True” arriva accompagnato da una formidabile band: Tony Hadley, ovviamente alla voce; Richie Barrett alla chitarra; Tim Bye alla batteria; Lily Gonzalez alle percussioni e coro vocale; Phil Taylor alle tastiere e Phil Williams al basso.
Riusciamo a rintracciarlo primo del suo arrivo e ci rilascia questa intervista per Tyche Magazine.
Hai avuto un ruolo da leader nella storia della musica degli anni Ottanta. Che band o cantanti ti sono piaciuti in quel periodo? E ora chi ascolti?
<<Di quegli anni ho apprezzato Marc Almond, Freddie Mercury & Queen, i Duran Duran, Frankie Goes To Hollywood e gli Ultravox. Ora direi Killers, Kaiser Chiefs, Hurts e Avicii>>.
Cosa è sopravvissuto della musica degli anni Ottanta?
<<Un sacco di band di quel periodo stanno ancora proponendo le proprie canzoni. Sono ancora in giro per trasmettere il loro grande sound, componendo nuova ed interessante musica>>.
Negli anni Ottanta avevamo il vinile. Oggi ascoltiamo gli Mp3, una specie di musica liquida. Sei preoccupato di questo cambiamento?
<<Sì, sono preoccupato per tutti gli artisti. Con lo streaming non si producono più profitti con le registrazioni. Se fai una bella canzone invece dovresti essere pagato per il lavoro che hai fatto. E’ un grande problema per tutto il settore>>.
Conosci la nostra regione, le Marche?
<<Non molto bene. Sono stato ad Ancona ma l’ho visitata velocemente. Ma in futuro vorrei conoscerla meglio>>.
Cosa farai al Donoma?
<<Vi proporrò ovviamente alcune delle canzoni più celebri degli Spandau Ballet, come True, Gold, Through the Barricades e brani del mio nuovo album che uscirà il prossimo anno>>.
Kruger Agostinelli
Quello che più affascina di Diego Abatantuono, sia in fase di intervista che in un normale saluto, è la sua disponibilità. Gli autografi diventano digitali ed il selfie dilaga al Donoma di Civitanova nel giorno del Tyche Award. Anzi il primo Tyche Award, un riconoscimento al cinema e alla carriera che Salvatore Lattanzi ha voluto offrire anche alla sua città, Civitanova Marche. In forma ufficiale è stato proprio Giulio Silenzi, per conto dell’amministrazione, a formalizzare questo momento con una motivazione ricca di significato. <<Dare un premio a un attore che ha vinto un Oscar è un onore per me, per noi, per la città di Civitanova – ha esordito Giulio Silenzi – una lunga storia artistica, quasi un’avventura spericolata. Partita dalla comicità, dal cabaret, approdata poi al miglior cinema italiano con collaborazioni con alcuni dei più grandi registi del nostro cinema, da Salvatores a Pupi Avati, da Bertolucci a Comencini padre e figlia. Una lunga avventura artistica che ha fatto emergere tutto il suo straordinario talento di interprete comico e insieme drammatico. Ha saputo con l’intelligenza dei grandi artisti rifuggire dai cliché, non accomodarsi, investendo sulla sua sensibile versatilità. E questo è un insegnamento di vita. Un premio alla carriera che gli auguro essere ancora molto lunga>> . E Diego, da gran mattore, ha immediatamente ironizzato sul senso dei premi alla carriera. In quanto sembrano un inquietante campanello d’allarme sul fatto di poter essere messo da parte. E da buon gladiatore un rischio che, assicura, farà del tutto per scongiurare. Poi ha raccontato del suo sincero amore per le nostre Marche. Da giovanissimo veniva con i genitori a Marotta e con il sogno nel cassetto di volerci fare un film. Immancabile poi il suo sfottò calcistico agli avversari e il racconto ormai diventato un celebre aforisma di come <<diventai milanista perché da piccolo trovai un giorno per terra il portafoglio di mio nonno. Lo aprii e vidi le foto ingiallite di padre Pio e Gianni Rivera, che io non conoscevo, non sapevo chi fossero. Lo chiesi a mio nonno e lui mi spiegò: uno fa i miracoli, l’altro è un popolare frate pugliese>>. In quel momento il fantastico Agostino Penna e la sua orchestra l’ha coinvolto in una performance canora del suo “Eccezzziunale…Veramente”
Il titolo ce l’ho già e non potrebbe essere altrimenti: “Tutti pazzi per il Mago Forest“. Lo spettacolo è durato per me praticamente 24 ore, da quando sono andato a prenderlo alla stazione di Ancona fino a quando è ripartito, il giorno dopo. Un delirio di umanità e sano divertimento. Michele Foresta, questo il suo vero nome, è dotato di una popolarità che mette d’accordo ben quattro generazioni. Lo riconoscono ovunque e la gente gli vuole bene. Ma bene davvero. Lui rispetta e vizia il suo pubblico con una presenza mai di facciata ma concreta, fisica ed affettuosa. Stefano Benni dice che “Il contrario del comico non è il tragico, ma l’indifferenza” e con Mr Forest non si rischia sicuramente questo.