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Racconti

Tyche Magazine ha un anno in più. Il saluto di Pino Scaccia

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Se il tempo che scorre veloce è sintomo di benessere, allora siamo in ottima salute. Abbiamo saziato un po’ delle nostre curiosità affidandoci a pensieri e luoghi, a persone e idee. Un percorso interessante in una direzione densa di cambiamenti e suggestioni. Abbiamo aperto, come fossero dei laboratori, cantieri per musica live, visitato cucine di chef da scoprire, fatto vivere un club di concerti nei venerdì, e rese complici le Università marchigiane. E’ c’è stato anche spazio per un musical ideato e prodotto, dal titolo “I Love Music”. Non solo. Fervono i lavori in corso per il primo Tyche Festival che lanceremo nel prossimo agosto. Vi abbiamo proposto oltre 700 articoli sul web, oltre 200 video sul canale youtube e ben 340mila copie di giornali distribuiti nelle nostre belle Marche. Pure Pino Scaccia, giornalista ed amico, padrino del nostro esordio pubblico, ci ricorda (in un video stile tv Kabul) che Tyche Magazine ha ora un anno in più. Auguri a tutti noi!

Kruger Agostinelli

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Tyche in viaggio a Vienna, appunti di una città mai invadente

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IMG_2562Vienna è ordinata, pulita, importante, tranquilla, silenziosa, tradizionale e mai invadente. Appunti di viaggio? Certo, è una buona abitudine ripassare con la mente qualcosa di diverso che c’è stato. Come in un diario cerco di appoggiare alcune sensazioni che mi sono rimaste attaccate a pelle nel corso di un blitz che con i responsabili di Tyche Eventi, direttore generale ed amministratore, ho fatto oltre i confini. Proprio quei confini da cui spesso si sente l’esigenza di uscire da una logica del quotidiano. E’ prematuro anticipare le strategie che hanno portato a questo viaggio. Ma posso anticipare che aiuteranno sicuramente per un salto di qualità nella programmazione artistica che prenderà forma dal prossimo ottobre nei venerdì serali del Donoma, il popolare locale della riviera adriatica a Civitanova Marche. E quindi mi concentrerò nell’intercettare altri curiosi dettagli che possono, in fondo, contraddistinguere anche qualunque vostro viaggio. Ci saranno delle similitudini? Della serie “mi sono accorto che” proprio il nostro direttore generale Salvatore nota con sorprendente attenzione un’assenza diffusa di piccioni, solo tre solitari pennuti in tre giorni. E vi assicuriamo che non ce n’è traccia in nessun menu. Da parte mia, considerando le mie attuali abitudini, aggiungo che pure i cani a spasso sono pochissimi. Saranno misteri metropolitani? Va meglio al nostro amministratore Mimmo che va a caccia della Vienna imperiale e non rinuncia neppure alle tracce di Mozart. Quindi si è meritato di atterrare piacevolmente sulla golosa ed inimitabile sacher torte. Maurizio, un consulente della società, rincorre il suo cognome e lo trova insieme a Salvatore in una roulette di un mini casinò. Ah dimenticavo, si chiama Della Fortuna. Ma la notizia vera è che io, almeno una volta, non ho perso al gioco. A Lavinia, responsabile della segreteria, tocca la scoperta, non proprio comoda ma funzionale, del taxi a cinque posti, attraverso uno strapuntino che per incanto si materializza nell’auto. Il suo fisico si adegua impeccabilmente, una missione che sarebbe stata impossibile per tutti gli altri robusti maschietti presenti. Il divertimento è saggio in qualsiasi occasione e noi ne facciamo buon uso. La pioggia ci diverte, soprattutto nella sua unicità a dispetto delle previsioni che pure in Austria non ci prendono proprio. Ci siamo bagnati una sola volta per salire su un taxi. Poi l’invito a pranzo a casa di un importante amico austriaco, sono degni della migliore macchietta italiana. Mangiare maccheroni poi successivamente affogati con un sugo di cozze e vongole mette di buonumore qualunque comitiva italiana. Insomma, per ridere non c’è bisogno solo di Checco Zalone, siamo bravi anche da soli. E poi il mangiare, da sempre un termine di paragone irrinunciabile per chi ha la fortuna di vivere in Italia. Le birre assaggiate non sono niente di entusiasmante, compresa quella sapientemente spillata nella più antica e rinomata birreria di Vienna. Ottime le carni, sia il gulasch che la cotoletta impanata alla viennese, ovvero la giustamente rinomata Wiener Schnitzel. Perplessità sui würstel, soprattutto quelli affumicati, che per molti di noi, si sono rivelati sempre molto ostili ad essere digeriti. Per il caffè stendiamo un velo pietoso. Delizioso invece lo strudel opportunamente imbevuto da una calda crema alla vaniglia. Come ci si muove? I taxi hanno vita facile, il traffico è sopportabile, un po’ meno i semafori che sembrano sincronizzati sul rosso. Mentre stazione, metro ed aeroporto risultano puliti ed efficienti ed i loro mezzi di locomozione moderni ed affidabili. Proprio dalla stazione notiamo, anche se tendente all’ordinato, i primi segnali degli attuali turbamenti del vecchio continente. Dall’Ungheria arrivano i primi profughi. Tutto qui? Certo che no. Il raggio di sole c’è e splende non a caso in un interessante luogo di cultura, fra le contaminazioni artistiche di opere del recente novecento, nel Mumok, il museo di Arte Moderna della capitale austriaca. A proposito visitatelo, dove due ragazzini si mettono tranquillamente a scarabocchiare disegni proprio di fronte ad una classica opera di popart. Salvatore mi guarda e sorride. Ecco l’istante di uno scatto da cogliere, il segnale di una speranza o semplicemente l’intuizione del destino…

Kruger Agostinelli

Libertà e sogni in sella ad una Vespa: il viaggio di Giorgio Serafino

in Itinerari/Racconti da

Affidabilità della Vespa? <<Certa al 100% >>. Qualcosa di miracoloso ce l’ha in effetti Giorgio Serafino, mestiere scrittore on the road, se nei suoi viaggi da circa 10mila chilometri  non lamenta inconvenienti. Del resto non poteva tradire il suo nome “il Generale” come chiama confidenzialmente la sua due ruote, ispirandosi ai telefilm di Hazzard.

Intanto ha due libri di successo “L’America in Vespa, da Chicago a Los Angeles” e “Paradiso di Polvere” pubblicati rispettivamente nel 2011 e nel 2013. Vedo che ti piacciono i numeri dispari, quindi la prossima pubblicazione nel 2015? << Ci sto lavorando e questa volta racconterò l’India>>.

Cosa hai trovato negli Stati Uniti che hai visitato? << Libertà e sogni sicuramente>>, risponde senza pensarci ed ammette che i suoi racconti sono appunti che ha catturato dalla sua anima nella speranza di poter contribuire al sogno. Non importa se suo o degli altri. Insomma quella necessità che c’è in ognuno di noi di andare oltre agli orizzonti che spesso ci limitano. Il suo saggio amico e collega di San Francisco Jack Hirschman, ottantunenne, esponente della beat generation (quest’ultima definizione guai a dirgliela), gli confessa che <<l’America ha bisogno di quel libro>>. Questo per dimostrare che l’umanità descritta e raccolta da Giorgio Serafino va raccolta e conservata come un bene da preservare.

Poi c’è l’esperienza spirituale del suo secondo libro, un modo autentico di vivere il concetto di pace interiore fra Tailandia, Laos e Cambogia. Aspetti che riescono a contagiare il lettore , spiega il nostro grafico Marco Amato che considera i suoi due libri manuali per nutrire il cuore e far funzionare meglio le emozioni.

E delle Marche cosa diciamo, meglio da evitare o da visitare?

<< Niente è da evitare, piuttosto sono da consigliare i posti meno turistici>>.

Come non dargli torto mentre ci piacerebbe leggerlo in piccoli racconti per un non tanto ipotetico  Tyche On the Road, o come dice il collega Michele Mastrangelo “sulla strada”.  E per rifarci al buon Jack, anche le Marche avrebbero bisogno di racconti così…

Per i riferimenti www.terraeasfalto.it

Kruger Agostinelli

(Nella foto Giorgio Serafino e “il Generale” in redazione)

serafino vespa redazione

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