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Il Gallo Rosso di Filottrano, l’abbraccio dei prodotti artigianali

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Per essere più precisa il Gallo Rosso di Filottrano è una trattoria ed i suoi patron, Gessica Mastri e Andrea Tantucci sono orgogliosi di averla chiamata così. Consci che solo una “trattoria” può creare l’atmosfera informale che diventa il palcoscenico giusto per cibo e vino.

La trattoria abbraccia i produttori artigianali e li fa sentire a proprio agio. Insieme, Andrea e Gessica, mi hanno raccontato di quanto sono importanti per loro le materie prime e di quanto sono rigidi nel rispettare le tradizioni del territorio. Moderni però (bello riprendere il termine moderni) negli abbinamenti e nel modo di comunicare le loro passioni. Che sono tante. Torniamo ai produttori. La trattoria il Gallo Rosso è la casa delle mamme, dei papà e dei nonni dei prodotti che Andrea e Jessica usano. Potrete vederli di persona, “appesi” ai mattoncini di queste pareti. Sono allevatori, casari, agricoltori, pastai, vignaioli, contadini. Le loro facce sorridono sincere. Rassicuranti. Potrete assaggiarli nei piatti che fanno parte dei due menu. Uno completo degustazione e l’altro a la carte.

Nel menu degustazione c’è l’anima creativa di ognuno di loro. È come un vocabolario gastronomico nel quale le stagioni fanno da segnalibro. Equilibrio ed armonia di sapori. Dolcezze dei latticini delle nostre colline. Qualche volta Andrea e Gessica sconfinano e vanno in altri territori. Ma a ragione. Capperi di Pantelleria, alici del Cantabrico e olive taggiasche sono un gustoso e giustificato sconfinare. A la carte c’è un percorso molto interessante con antipasti originali tipo il pomodoro presentato a modo loro in tre versioni diverse, taglieri di salumi e formaggi di elevata e controllata filiera, come del resto, tutto qui è così. Primi piatti semplici e gustosi dove gli ingredienti sono al massimo due, tre con la pasta. Tagli di carne marchigiana che si trasformano in hambuger acculturate. Animali da fattoria che donano il meglio di loro con le idee di Andrea. I dessert danno risalto alle varietà di frutta dei nostri frutteti. In fondo ai due menu, c’è l’elenco dei produttori. Che Andrea a Gessica conoscono personalmente uno per uno. Conoscono le loro realtà artigianali al punto da farvi innamorare quando le “raccontano” fuori e dentro il piatto.

Gli stessi produttori diventano, a volte, animatori di serate a tema. Incontri intimi ed esclusivi resi ancora più preziosi se accanto a un cibo c’è anche un vino raccontato dal vignaiolo con il cuore nella vigna e nel bicchiere. Come vi ho già scritto varie volte ho avuto la fortuna di partecipare ad altre serate esclusive a tema. Serate in cui i nostri hanno cucinato insieme ai cuochi stellati targati Marche. Con Errico Recanati, Riccardo Agostini (ex marchigiano ora romagnolo), Michele Biagiola e Pier Giorgio Parini (dopo il confine con la Romagna). Di quelle cene la prima cosa che ricordo sono state le parole di Andrea e Gessica per Tyche: <<Oggi pomeriggio abbiamo imparato più che se avessimo fatto una stage in una grandissima cucina stellata>>. Questo è un altro aspetto della giovane coppia del Gallo Rosso: la generosità nell’accoglienza. Un po’ raro di questi tempi.

Prima di arrivare a Filottrano, passando da Osimo, si incontra, sulla destra, un minuscolo santuario in restauro perenne. Si chiama La Madonna di Tornazzano. Quando ho conosciuto Andrea e Gessica gli ho parlato della mia affezione per questo posto e della pietra intorno alla quale hanno costruito la chiesa. Una pietra dove i pellegrini che andavano a Loreto e poi in Terra Santa si fermavano a pregare e si sedevano a turno. Tornazzano sta per “torna sano”. Nella mente e nel corpo. Un posto mistico che merita di essere visitato. Se decidete, come immagino farete dopo aver letto le mie parole, di regalarvi un pasto al Gallo Rosso, potete fermarvi la mattina al Santuario e poi lasciarvi andare in un lungo percorso culinario da Andrea e Gessica. Non sarà come unire sacro e profano.

Carla Latini

 

Max Pezzali: inizierò il tour dalle Marche, una terra molto appetibile

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Settembre è un mese importante per Max Pezzali che proprio ad Ancona, venerdì 25 al PalaRossini, darà il via alla prima data ufficiale dell’Astronave Max. Lo spettacolo organizzato da Tyche Eventi ci permette di risentire il cantautore lombardo con cui scambiamo delle domande veloci. Parliamo delle sue canzoni, delle Marche e della fortuna. Se volete la precedente intervista la trovate qui.

C’è una canzone che ti chiedono e non vorresti più fare e per contro ce n’è un’altra che pensi sia stata sottovalutata?

<<In linea di massima l’approccio che ho con le mie canzoni è neutro. Quando un brano esce dalla mia cantina o dal mio pc non è più mio, ma prende la propria strada. Un percorso che in qualche modo le porta ad entrare nella vita delle persone. Certamente sono sempre affezionato alle canzoni che mi hanno portato fortuna: anche se non rappresentano più il mio quotidiano, magari rappresentano quello di altre persone. Quindi quelle canzoni che mi chiedono di cantare le farei tutte. Poi penso che un artista non è il miglior giudice delle proprie cose. Piacciono magari brani che non penseresti mai e viceversa. Ma quando fai canzoni non le fai mai per te. E’ il pubblico che decide>>.

Sei spesso nella vicina Romagna ma della regione Marche o della gente marchigiana hai qualche aneddoto da raccontarci?

<<Sono passato tante volte in motocicletta attraverso le Marche, dal Montefeltro per arrivare fino all’Umbria. Soprattutto a caccia di tartufi! Ecco, sono un grande appassionato e mi fermo volentieri tra Acqualagna e i comuni vicini. Sono luoghi fantastici sotto l’aspetto enogastronomico e itinerari perfetti per la motocicletta. Al di là di questo, vedo che le Marche stanno diventando cool per tanti vip. In molti dal Nord Europa vengono a prendere casa dalle vostre parti. Non so se sarà un bene per il territorio, ma significa che è appetibile>>.

Mensilmente il nostro magazine filosofeggia su una parola e chiede che impressione fa al suo interlocutore. A te questo mese è capitata proprio la parola TYCHE. Nella mitologia greca era la personificazione della fortuna.

<<Chi fa il mio mestiere crede molto all’influsso della fortuna. Sappiamo bene che la nostra possibilità d’intervento arriva fino ad un certo punto. Credo che la fortuna sia molto importante, un elemento fondamentale della vita. Ma una grossa percentuale nella riuscita di qualcosa dipende da noi. Quindi c’è la fortuna ma conta anche la capacità di attrezzarsi per combattere la malasorte. E bisogna essere pronti ad intercettare la fortuna. Molte persone sono investite da un’occasione e non se ne accorgono. Bisogna addestrarsi per gestire sia i momenti in cui tutto volge al peggio sia quelli in cui tutto volge al meglio>>.

Kruger Agostinelli

Max Pezzali ad Ancona, venerdì 25 settembre 2015 ore 21,30 al PalaRossini. Infoline 0733 817259 – Prevendite online su TicketOne Ciaotickets

Per maggiori informazioni sul concerto di Max Pezzali ad Ancona consulta il nostro sito degli eventi.

Alla Tavernetta di Osimo il ciauscolo “stellato”

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Ad Osimo non si dice: sono stato alla Tavernetta. Si dice sono stato da Marisa e Rossano. In verità si dice da Marisa. Tanto Rossano non si arrabbia. È consapevole del suo aspetto un po’ burbero che fa tanto personaggio. In fondo ha il cuore tenero come uno dei tanti ciauscoli che affollano il bancone refrigerato della Tavernetta. Tanti? Sì, tantissimi se si parla di ciauscolo. Ne ho assaggiati almeno tre. Uno, il mio preferito perché mi sto accorgendo che con l’età che avanza sto diventando tradizionale (non tradizionalista), è molto morbido, spalmabile, pallido quasi rosa e con una punta di aglio e di affumicato accentuata. Il secondo, che pare abbia vinto premi su premi (e ci credo) è sempre molto morbido, spalmabile, più colorato e quindi menu rosa, l’aglio non si sente quasi per niente, l’affumicato invece si. Il terzo è il fratello del secondo ma più stagionato e più piccolo. Sembra quasi un salame. Tutta questa disquisizione sul ciauscolo per farvi capire con chi avrete a che fare quando varcherete la soglia della Tavernetta. Qui non ci sono salumieri o salumai. Qui ci sono Marisa e Rossano. I loro gusti ed il loro palato. Infallibile. Vogliamo parlare di burro? Di burrata? Di bufala? Vogliamo andare in Francia? Austria? Spagna? Tornare in Italia con la migliore selezione di prosciutti mai vista. Ed io ne giro di locali simili! Il giorno dopo trovi ancora la chicca del giorno prima insieme ad un’altra chicca nuova. Marisa gira, cerca, telefona, prova. Volevo stupire i miei ospiti a Ferragosto provocandoli con gelato e panettone al posto del dessert? Ma dove lo trovavo ad Osimo o ‘in Ancona’ un panettone il 14 Agosto? Marisa non è che per caso hai un panettone? Non prendermi per matta! E lei senza scomporsi né fare commenti:<<Ne ho solo uno e sotto vetro. È mio!>> Conoscendola e non l’avesse avuto mi avrebbe detto: <<se me lo dicevi un paio di giorni fa te l’avrei fatto io>>. Diavolo di una donna che ha la forza, il tempo non credo ma ce lo mette ugualmente, per fare pizze di formaggio (straordinarie), torte, crostate, pizze e focacce.

Il resto lo sceglie insieme a Rossano. Quindi il pane viene dall’Aquila, dalle Marche e ce n’è per tutti i gusti e le tasche. Perché, fate bene attenzione, la Tavernetta è una boutique molto raffinata e colta ma ci sono prodotti per tutte le tasche. A dimostrazione che si può vendere con intelligenza e comprare nello stesso modo. Se per caso vi dovesse servire il burro di cacao per cucinare (quello con cui si spennellano anche i grissini qualora foste dei già vaccinati masterchef) o le scorzette di cedro candite (quelle vere e buonissime) chiamate Marisa. Lei, santa donna, risponde sempre e vi dirà: <<Sì ce l’ho, no non ce l’ho ma dammi due giorni e farò in modo di averle…>>. La Tavernetta del Corso è in piazza Dante ad Osimo. C’è anche un comodo parcheggio. Per sentire Marisa: 071 714727. Se vi organizzate per tempo potete fermarvi per un aperitivo e per una cena. Salumi, formaggi, pizze salate, dolci ed ottimi vini (la Tavernetta è anche enoteca) vi saranno serviti nella “tavernetta” al piano di sotto.

Carla Latini

Fiorella Mannoia e lo Sferisterio, in una notte di fine agosto

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Fiorella Mannoia Sferisterio MacerataLei canta “Le notti di maggio” e noi descriviamo una notte di fine agosto nel suggestivo palcoscenico di Macerata. Fiorella Mannoia è leggera, profonda ed incantevole. La stupefacente maturità dei suoi anni si nasconde nell’inebriante frutto del suo mestiere. Una gioia incontenibile per il numerosissimo pubblico che applaude mentre lei canta, che canta mentre lei balla e alla fine? Eh già, proprio quel finale entusiasmante in cui Fiorella cerca e trova un autentico bagno di folla. Il suono che fa da cornice è perfetto, come un abito aderente. A volte sensuale, altre volte elegante e all’occorrenza scatenato. Ci vuole questo per una voce come quella Mannoia. Interprete raffinata come poche al mondo. E fa bene a ringraziare Enrico Ruggeri che per primo la testò come interprete della musica d’autore italiana. Questa regina dai capelli rossi rende tutto magico e le canzoni di Claudio Baglioni, Ivano Fossati, Francesco De Gregori, Enzo Jannacci, Paolo Conte, Vasco Rossi e Renato Zero guadagnano sempre qualcosa in più. Abbiamo sentito la mancanza di un omaggio a Pino Daniele che lei conosceva bene. Ma non si può volere tutto e poi, a dire la verità, ormai lo fanno quasi tutti. Fiorella brilla e accende la notte. C’è temperamento e rivoluzione dentro di lei. Non fa comizi ma l’impegno c’è e l’attenzione pure. E per dirla con delle parole che ci cantato “Ho imparato a sognare e ho iniziato a sperare che chi c’ha avere avrà. Ho imparato a sognare quando un sogno è un cannone, che se sogni ne ammazzi metà”. Sembra proprio di essere con Fiorella nel mondo delle meraviglie…

Kruger Agostinelli

 

Carla Latini di nuovo con le “mani in pasta”: è nata 600.27

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Carla Latini è collaboratrice d’eccezione di Tyche Magazine e amica storica dal tempo delle radio private, quando alla fine degli anni Settanta erano davvero libere. Il suo grande amore e, aggiungo, la sua grande competenza nel mondo della pasta artigianale la porta di nuovo ad una stimolante avventura imprenditoriale. Per dirla con le sue parole, <<dopo 25 anni di “mani in pasta” ho accettato volentieri questa scommessa>>. E’ recente, infatti, il lancio della sua nuova linea di pasta, il cui nome è 600.27. Il 600 sta per le varietà di grano duro che ha conosciuto nella sua attività artigianale e 27 sta per i tipi di spaghetti diversi che nel tempo ha saputo creare. Un cammino professionale che ora la vede protagonista con la famiglia Stoppani, nome storico nell’enogastronomia meneghina, conosciuta a livello nazionale e internazionale per aver condotto dal 1970 al 2013 il food-store e i ristoranti Peck di Milano. Un’azienda da sempre leader nella selezione di materie prime di assoluta eccellenza.

Carla, istruzioni per capire e gustare al massimo la tua pasta artigianale marchigiana?

<<Sicuramente bisogna mettere in moto i sensi. Quindi la vista può catturare il giallo oro, che aiuta a dare la percezione che sono state usate varietà di grano duro colorite e saporite. Poi, indispensabile l’olfatto: quindi, appena aprite il pacchetto, annusatelo immediatamente e potrete sentire il profumo della farina. Per l’udito invece cito il mio amico Gianfranco Vissani: anni fa, mi disse che la buona pasta artigianale si sente anche dal “rumore che fa quando la spezzi”. Infatti se prenderete un mio spaghetto 600.27 vi accorgerete che spezzandolo si sentirà un suono netto, preciso. Mentre la pasta industriale ha un rumore di rottura simile a un filo di plastica. Poi si conclude finalmente con il tatto e il gusto. E lì spero che l’innamoramento prenda forma… >>

Una delle paste è firmata da Gualtiero Marchesi

<<Sono i trucioli di Gualtiero Marchesi. Marchesi, oltre ad onorarmi della sua preferenza, mi ha chiesto di non farli ruvidi, utilizzando delle varietà antiche di semola di grano duro italiano. Lui ha poi sovrapposto al candore e alla levigatezza del truciolo il nero dei chicchi di riso croccanti e pepati condendo alla milanese, con una salsa a base di burro e di zafferano. I trucioli restano al dente, tengono benissimo la cottura grazie alle dimensioni della “cartella” che all’interno della trafila determina lo spessore della pasta>>.

E invece per i comuni mortali, come evitare il pericolo di scuocere gli spaghetti?

<< Posso raccontarti che in fase di test della nostra pasta con un grande chef abbiamo appurato che gli spaghetti grandi, ad esempio, cuociono perfettamente per 9 minuti in acqua, più 4 in padella. Inoltre con le cucine professionali, grazie alla tenuta ottimale della cottura, si possono anche allungare i tempi. Gli spaghetti poi resistono benissimo all’attesa, anche se serviti dopo un po’. Questo avviene grazie ad un’attenta essiccazione a bassa temperatura della semola con le classiche trafile di bronzo. Un modo che permette di proteggere le caratteristiche nutrizionali, organolettiche e proteiche dei grani duri. Insomma, potete stare tranquilli>>.

Quindi come facciamo innamorare il pubblico di questa pasta 600.27?

<<Direi che è semplice. Quando bolle l’acqua gettate la pasta,  poi copritela un istante per far riprendere il bollore. Perché questa operazione? Permetterà, una volta scoperchiata la pentola, di sentire il profumo che solo una buona pasta artigianale riesce ad esprimere. Un odore che mi ricorda la mollica di pane caldo. E tanto per dirla come una canzone che amavamo quando eravamo disc jockey “tu chiamale se vuoi… emozioni”>>.

L’avventura per Carla è iniziata. Per soddisfare la curiosità di volerla cucinare voi e soprattutto di trovarla, provate a contattare via mail a info@pasta60027.it, oppure visitando  www.pasta60027.it

Kruger Agostinelli

Gvstibvs a Osimo, per apprezzare i sapori marchigiani anche con la complicità di Vissani

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De Gustibus non est disputandum. Così la pensavano gli antichi romani. In pratica, sui gusti non si discute. Ognuno ha i suoi. Ed io, quando ho il piacere di stare nella mia piccola Osimo (un paese incantevole che qualche volta vorrei visitare da turista) mi fermo a mangiare qualcosa di buono ed a bere bene da Gvstibvs. Con le u alla romana, cioè v. Abbiamo inaugurato Gvstibvs – scrivo abbiamo perché ho seguito con vicinanza e affetto tutto il lavoro fatto per arrivare fino a qui – tanti anni fa. Il destino aveva voluto che anche Gianfranco Vissani fosse con noi. Ma chi sono i Gvstibvs? Nunzia a Iva Marchegiani, rispettivamente sorella maggiore e minore, seguono la sala, il servizio ed il bar. Nunzia si dedica ai vini che qui hanno etichette locali importanti. Da Gvstibvs si beve molto bene. Luca Zamperini è il cuoco, nonché marito di Nunzia. Una mano benedetta che molte volte ha toccato la tentazione di cucine stellate. Una mano culinaria molto corteggiata dai grandi. Non a caso Vissani passava spesso di qua. Luca è sommelier, cuoco diplomato, pasticcere, gelatiere. E sa fare con grazia e inventiva ogni cosa. Che sia un coniglio in porchetta o un knoedel. Nunzia ha lavorato come sommelier in trentino prima di conoscere Luca e tornare all’ovile. I knoedel sono uno sei simboli del loro amore. A pranzo da Gvstibvs, che sta nella piazza principale del paese, si mangia anche velocemente e tradizionale. La sera Luca tira fuori la sua fantasia ed il menu a carta è intelligente e stimolante. Uomo dalle tante virtù Luca trova anche il tempo di allevare ed addestrare cani di razza perché siano utili amici a chi è meno fortunato di noi. La passione per queste deliziose bestiole e l’amore in genere per ogni tipo di animale ha contagiato l’intera famiglia Gvstibvs. Ieri a pranzo mi sono fatta fare: spaghettini con moscioli, capperi e pomodorini, tortillas con verdure (croccantissime all’interno!), brasato al vino rosso con purea di zucchine e carote. La carne era “un burro” e le due purea una bella idea come contorno. In cucina insieme a Luca ci sono due giovanissimi cuochi, Lorenzo Baleani e Enrico Maria Re. In sala con Nunzia e Iva c’è il sorriso delizioso di Caterina Busilacchi. Già laureata in lettere, per l’estate, cameriera tutto fare. La clientela di Gvstibvs non è solo osimana, nessuno è profeta in patria, ma viene da fuori e ritorna. Ci sono turisti dal mare che la sera fanno qualche minuto di macchina per mangiare al fresco della fontana. Magari dopo aver visitato le grotte. 9 chilometri di tufo sotto terra. Una meraviglia storica che testimonia il passaggio in città di vite umane sin dall’anno mille. Religiosi, templari, guerrieri, banditi, soldati, sfollati e miti. Da visitare assolutamente. Nunzia è ormai un oracolo della città e conosce e consiglia ogni posto da andare a vedere. Per fare due passi osimani dopo o prima di mangiare da Gvstibvs…

Carla Latini

 

Il rito del cibo d’asporto a Cingoli, tradizione e sorprese

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Il Tetto delle Marche, il giorno dopo Ferragosto Più su sempre più su… Cingoli si arrampica fino a guardare negli occhi il San Vicino. La domenica dopo ferragosto oscurano il cielo nuvole nere cariche di pioggia. Sono davanti al Ristorante dei Conti. Da qui si vede che a Senigallia piove a dirotto. L’Hotel che ospita il Ristorante al piano di sotto è fermo nel tempo. Elegante e sofisticato come qualche decina di anni fa. Un grande giardino pieno di alberi da frutto e piante esotiche lo circonda. Qua e là ombrelloni e tavoli ricordano che si pranza e si cena all’aperto. Cingoli per me vuol dire agnello alla brace (mi perdonino i vegetariani), coniglio ripieno, funghi, tartufo. Tagliatelle e tortelli ripieni. Ciambelle e anisetta. Quasi sotto l’Hotel c’è un’importante pista da motocross. Ci fanno gare nazionali. Le moto ronzano come zanzare impazzite saltando da un ponte all’altro. Mi faccio impacchettare qualcosa e la porto via. Coniglio ripieno di delicatezze aromatiche. Leggero e profumato. Ora la mia macchina sa di bosco e di arrosto. Scendo verso la città. Se Cingoli è alta più di 600 metri il Ristorante dei Conti supera i 700 sicuro. Parcheggio per godere della passeggiata e della vita di paese divisa fra abitanti e villeggianti abituali. Sono anziani, molto anziani, famiglie con bambini, coppie di mezza età. Tanti ciclisti. Scambio due parole con delle signore in un bar accanto ad una rosticceria pizzeria che, anche oggi che è domenica, emana freschi odori di cucinato. Le Signore mi consigliano di fermarmi anche la sera. C’è Calici di stelle e tanti piccoli produttori locali. Qui intorno c’è una comunità di sardi che da anni alleva pecore e produce dell’ottimo pecorino. Anche lo yogurt! Mi informo se la rosticceria pizzeria ce l’ha. Mi dicono di si. Forse il coniglio che ho preso per pranzo è un po’ poco… forse. Sono curiosa di vedere cosa propone questa rosticceria ferma nel tempo come il Ristorante di cui sopra. Vincisgrassi sia bianchi che rossi. Cannelloni sia bianchi che rossi. Polli arrosto al forno ed allo spiedo. Patate. Verdure grigliate e fritte. Olive ripiene e cremini. Immagino che starete pensando: “Che noia le solite cose. Manca il vitell tonné e ci siamo tutti’ Invece il vitell tonné non c’è ma un c’è un arrotolato di vitello tipico di queste parti. Fatto solo con verdure strapazzate. Ne prendo qualche fetta insieme alle patate che sembrano buonissime. Mezza pizza di formaggio che è più formaggio che pizza. Una forma di pecorino stagionato. Mentre scelgo la strada più breve per rientrare a casa si è già fatta quasi l’una. Lentamente tutti i ristoranti della zona si riempiono di gente. Anche il mio Dei Conti era già sold out. Mi vengono in mente i pranzi di una volta. Tavolate di antipasti, primi, secondi, contorni, e dolci. I classici mari e monti. A casa, mentre mi guardo Valentino Rossi, assaporo con calma i miei “cibi comprati”. Sono buoni. Molto buoni. Come se li avessi fatti io. Il pecorino supera ogni aspettativa e mi fa sentire a casa ancora di più. In fondo sono marchigiana adottiva. Ed è Cagliari la città che porto nel cuore. Devo tornare e farmi accompagnare direttamente da qualche pastore e casaro… poi, come al solito, vi racconterò…

Carla Latini

Drigo: “il rock italiano del futuro? Ancora i Negrita”

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Negrita Tour 2015 approda ancora una volta in terra marchigiana, toccando la provincia di Ascoli Piceno e precisamente Centobuchi di Monteprandone. Un appuntamento che i fans dello storico gruppo toscano, quasi 25 anni di attività, non si sono lasciati sfuggire. Nessuno spazio per le sedie e tutti in piedi a cantare e a ballare. E tutti si sintonizzano con “Radio Conga” e con le altre hit che scorrono veloci e per dirla con le loro parole “E vivere una notte lunga una vita… avere il suo profumo ancora tra le dita…”

Drigo dei Negrita e Kruger AgostinelliNel dopo concerto ci intratteniamo con Drigo, che insieme a Cesare e Pau, sono l’anima della band.

Ciao Drigo quasi 25 anni di carriera con i Negrita e il passaggio dal fisico cd al virtuale I Tunes e Spotify delle vostre opere discografiche. Ci perde un po’ la musica in tutto questo?

<< Siamo osservatori anche noi di questo cambiamento. Quello che è importante per una band come noi, è avere la possibilità di poter continuare la nostra attività live. Del resto è la nostra primaria risorsa e anche il più grande divertimento per verificare lo stato di gradimento della nostra musica>>.

Prima l’era dei Litfiba, poi voi e ora il rock chi lo rappresenta in Italia?

Sorride e aggiunge <<Vedo, ancora, noi>>.

Drigo, ho letto di una tua partecipazione artistica, in passato, con Francesco Renga. Qualche altro nome con cui vorresti collaborare?

<<Non sono uno che va alla ricerca di questo ma se capita non mi tiro indietro. Eppure ti confesso che un grande rammarico ce l’ho. Quello di aver conosciuto Pino Daniele e di aver parlato con lui di possibili cose da fare insieme. Ma non c’è stato il tempo. Ecco, questo mi manca>>.

Leggevo che tuo fratello, per fortuna, ti ha iniziato con Black Sabbath e Led Zeppelin al rock ed in effetti il tuo stile di chitarrista è solidamente rock. Ce la fai una lista di chitarristi preferiti di ieri e di oggi?

<<Non suonerei in questo modo se non avessi ascoltato, prima di tutti, Mark Knopfler, perché suono con le dita. Poi degli storici preferisco Eric Clapton, Dave Gilmour, Jimi Hendrix, BB King, Ry Cooder, George Harrison e Steve Ray Vaughan. Mentre dei più rcenti, il chitarrista che stimo tantissimo è The Edge degli U2. E’ innovatore, direi che ha cambiato il modo di fare musica in tutto il mondo. E poi mi piace molto Josh Homme dei Queens of the Stone Age>>.

Sei legato da qualche ricordo o aneddoto alle Marche, come luoghi o come persone?

<<Come raccontai nel mio libro “Rock Notes”, Una volta presi un sasso da una spiaggia di sassi. Su una faccia, con un pennarello feci un disegno, sull’altra scrissi: io porto fortuna e lo rimisi pressappoco dove l’avevo trovato. Questa volta l’ho fatto nelle Marche>>.

Mensilmente facciamo filosofeggiare i nostri intervistati su una parola, questa volta tocca a Tyche. Ti aiuto. Nella mitologia greca era la personificazione della fortuna. E allora la fortuna che ti fa venire in mente?

<< La mia fortuna è di essere in una band che è al tempo stesso un gruppo di amici. Non potevo chiedere di più>>

Kruger Agostinelli

 

Non è estate senza verdure gratinate. Una ricetta semplice e sfiziosa

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D’estate in Italia esplodono pomodori, zucchine, melanzane e peperoni. Gli orti, generosi, aspettano solo di essere alleggeriti e raccolti. Cucinate insieme nella classica ratatouille sono ottime ma se accendete la griglia o il forno…e grattugiate, in modo grossolano, la mollica di pane secco che sta “oziando” nel cesto, potete preparare una ricetta unica e a tutto pasto. La crosta destinatela a qualcos’altro. Ma non alle verdure gratinate. La crosta, grattugiata fine, sarà ottima, appena scaldata, per saltare in padella formati di pasta vari. Usata al posto del più ricco parmigiano. Sembra facile fare le verdure gratinate? Il forno va tenuto caldo da quando cominciate a lavorarle. La mollica di pane va condita con aglio, a chi piace, prezzemolo, a chi piace (tanto il prezzemolo non sa di niente) erba cipollina (che sostituisce l’aglio), origano, menta, basilico e tutto quanto il vostro orto/terrazzo vi offre. Poco sale e olio evo. Tanto olio. La mollica deve risultare ben separata e non “ammallopparsi” come spesso accade alle verdure gratinate che compriamo al supermercato. Ecco, quelle sono proprio l’opposto di quelle che dico io.

Armatevi di carta da forno, tagliate le verdure a metà, se sono troppo grandi anche a tre, quattro strati, non togliete nulla, né acqua dai pomodori né semi, “mollicatele” senza pressione, senza fare quella sorta di mattonella unta, quella appunto dei supermercati, infornate a 160/180 gradi coprendo con la carta da forno. Aspettate di “sentirle” con la forchetta. Quando la forchetta si infilza senza difficoltà, togliete la carta da forno sopra e lasciate gratinare per un po’. Il vostro po’. Vi piacciono belle dorate? Vi piacciono quasi croccanti? Oppure appena bionde? Tanto la base è cotta.

Portatele a tavola subito calde o domani fredde. Sono buone sempre e fanno anche piatto unico con fette di pane appena scaldato, una bruschetta poco aggressiva, con verdure varie in insalata e vino bianco fresco.

Bella l’estate!

Carla Latini

Intervista a Pezzali: ecco come farò decollare l’astronave Max

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Grande attività promozionale per Max Pezzali pro “Astronave Max”. In attesa del tour che esordirà proprio da Ancona, venerdì 25 settembre, organizzato da Tyche Eventi. Lo raggiungiamo telefonicamente e trasformiamo un’intervista in una piacevole chiacchierata. Max offre risposte che riescono a descrivere il reale cambiamento della scena panoramica musicale e discografica degli ultimi anni.

Max, hai contribuito alla vendita di otto milioni di dischi. Ora il supporto è in estinzione e sta diventando virtuale. Non pensi che la mancanza fisica del disco possa essere stato un danno notevole per la musica?

<<Credo che la poetica dell’acquisto dei dischi e l’appagamento nell’avere l’oggetto fisico si siano un po’ perse già con l’avvento del cd. Un supporto apparentemente comodo e pratico che però ha tolto molto del piacere e del fascino di possedere musica. Ad un certo punto, a livello distributivo, si è deciso di puntare sulla scelta più comoda. Tutto ciò che è più agevole diventa quindi vincente. Oggi assistiamo alla tendenza a smaterializzare i contenuti. E’ capitato con la musica, adesso sta succedendo con film e telefilm. Quando viene smaterializzato un contenuto artistico questo è più facile da reperire sul mercato, ma così il fruitore si disamora più facilmente del contenuto stesso. Questo uso immateriale porta ad un consumo superficiale, quasi compulsivo. Una canzone va per uno, due, tre mesi e poi diventa vecchia. Non c’è voglia di approfondire la conoscenza di un artista ascoltando il suo album per intero>>.

Facciamo un’equazione musicale: Max Pezzali sta a Claudio Cecchetto come quelli di Amici stanno alla De Filippi. Cosa è cambiato nella musica?

<<E’ cambiata l’equazione stessa. Cecchetto era ed è un produttore musicale che si occupava e si occupa solo di musica. Faceva televisione come dj e solo per quel tipo di programmi sulla musica. Ora con il talent è diverso: un contenitore televisivo molto importante diventa veicolo non solo di promozione ma anche di produzione musicale. Si è spostato l’asse, con la musica che è asservita alle necessità di spettacolo della televisione. Spesso la musica invece non è spettacolare perché è anche intima. Il processo più importante nella musica, per me, è quando si scrivono le canzoni. Un’operazione che è interiore, che spesso si fa dentro una stanzetta buia. Questo lavoro non si può raccontare in tv perché non è spettacolare. In televisione diventa necessariamente più importante l’aspetto scenico, la gran voce, i grandi sentimenti, ma difficilmente il processo creativo>>.

C’è chi ti considera il cantore delle storie di provincia degli anni Ottanta e Novanta. Ti ci senti? E nel 2015 chi ti senti di rappresentare?

<<In linea di massima credo che chi racconta qualcosa con delle canzoni racconta se stesso. C’è sempre una componente autobiografica. Magari c’è chi raccoglie qualcosa dalle storie degli altri, ma, almeno nel mio caso, parlo spesso dell’ambiente che mi circonda. Ho descritto gli anni Ottanta e Novanta seguendo il mondo che mi circondava, che era quello della provincia e dei luoghi in cui sono nato e cresciuto. E che continuo a vivere. Oggi, visti i cambiamenti che ci sono stati nella mia naturale evoluzione biografica ed anagrafica, credo sia normale che io parli di cose diverse, ma che sono sempre parte del mio vissuto. Chi rappresento al momento? Non so. Racconto delle cose. Poi le persone, magari di altre generazioni, possono condividerle o no. O magari le hanno vissute o le vivranno>>.

Inevitabile che ti chiediamo del nuovo tour. Cosa ci puoi anticipare? Insomma, delle buone ragioni per acquistare il biglietto.

<<La ragione principale è che deve piacerti quello che faccio. Chi ama, ha amato, o semplicemente si è divertito con le mie canzoni le troverà fondamentalmente tutte. Sono dell’idea che i tour non debbano essere troppo incentrati sulle dinamiche dell’ultimo album. Quando hai tanti anni di carriera devi fare quello che le persone vogliono sentirsi raccontare. Cioè in parte la colonna sonora dei loro anni. Cercheremo di farlo però con una nuova veste grafica e scenografica, prendendo dall’ultimo album il pretesto dell’idea dell’astronave. Il tema spazio è sempre divertente da affrontare e lo faremo con parti visive e grafiche di effetto>>.

Ci diamo appuntamento per un’altra chiacchierata e forse gli strapperemo una promessa prima del concerto. Seguiteci con fiducia che Max Pezzali non ci deluderà.

Kruger Agostinelli

Max Pezzali ad Ancona, venerdì 25 settembre 2015 ore 21,30 al PalaRossini. Infoline 0733 817259 – Prevendite online su TicketOne Ciaotickets

Per maggiori informazioni sul concerto di Max Pezzali ad Ancona consulta il nostro sito degli eventi.

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