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Tyche Magazine

Daniele Baldoni, nelle sue sculture l’antidoto ad ansie e paure

in Arte/Cultura/Tyche Magazine da

Daniele Baldoni un’esperienza artistica per scoprire se stesso. Una facilità nella manualità, l’ha fatto approdare alla scultura. Ci racconta la sua storia attraverso una interessante intervista e una galleria fotografica con alcune sue opere portate in redazione. Una frase di Leonard Cohen, “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”, sembra descrive perfettamente il nostro giovane artista.

intervista video di Kruger Agostinelli

foto di Federico De Marco

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Hilde Soliani e la pesca Saturnia: un viaggio tra profumi e sapori mitologici

in Itinerari da

Quaranta ettari di frutteto dal sapore mitologico. Il naso più sensibile di questa terra. Un profumo che sta conquistando il mondo. Hilde Soliani, la sua creazione “Il Tuo Tulipano” e la pesca Saturnia. Cronaca favolosa di un pomeriggio a Montecosaro fra filari carichi di pesche, grandi e schiacciate come satelliti lontani, vellutate e rosse rubino (vivo) con impercettibili sfumature dorate. Le pesche Saturnia accolgono Hilde Soliani. Che anni fa creò “Il Tuo Tulipano”, il suo profumo più venduto nel mondo (perché si sta su questa terra anche per fare business) partendo da una base di agrumi che stabilizzò con la pesca. Questo incontro si doveva fare. E si doveva fare nel migliore dei modi. Francesco Annibali è il nostro cicerone. Sa tutto di queste pesche. Della loro polpa gialla, dolce, soda e succosa. Della buccia “pelosa”, buonissima da mangiare. Di come l’alta cucina le osanna non solo nei dolci. Rendendole sublimi con pesce crudo, cozze, carni importanti, formaggi, salumi ecc… Di come sono apprezzate da un pubblico colto e attento. Di come sono belle. Hilde è qui con il suo fotografo personale Marco Bargnesi, con il suo abito “di scena” e con “Il Tuo Tulipano”. Il sole che scende sul frutteto scalda l’obiettivo e i nostri animi. Perché ci sono anch’io. Gancio “profumato” per l’occasione fra Hilde e le pesche. L’abito è bianco, quasi mistico, tagliato dal sarto Ettore Matera di Catanzaro. Una miriade di bottoncini da allacciare uno per volta rendono magico il rito della vestizione. Tanto le pesche ci aspettano. Francesco si allontana discreto ma continuiamo a parlare. Le coltivazioni vengono effettuate seguendo un rigido disciplinare che tutela al massimo la pianta e il consumatore. È o non è la Saturnia una pesca da mangiare con la buccia? A qualcuno piace molto. È croccante e non amara. E la sensazione di velluto rende la masticazione piacevole. Scrocca in bocca come fosse non ancora matura ma poi si arrende deliziosamente.

Hilde Soliani profumo saturniaHilde vestita di bianco si muove sinuosa fra i filari. Ha in mano “Il Tuo Tulipano” e lo spruzza fra i rami, sotto le pesche. Il sole ferma con la sua luce le bollicine vaporizzate. Se volevamo un’emozione ecco, ora c’è. Il pescheto profuma de “Il Tuo Tulipano” e “Il Tuo Tulipano” di pesca. Mentre spiego a Francesco che queste foto faranno il giro degli amici di Hilde che sono miriadi come i bottoni bianchi del suo abito, la stessa Hilde coglie la prima pesca e gnam! «Ma è buonissima! Sembra il Tuo Tulipano». Un viaggio annunciato questo qui. Poi ci spruzziamo profumandoci a vicenda e Francesco, serio professionista del mondo del vino e della comunicazione, sta al gioco e capisce che ormai stasera va così. Si torna a casa profumati di agrumi fissati da una pesca. Che qui, con il nome di Saturnia, è un marchio registrato dagli anni ’80. Mantenuta in purezza, coltivata e venduta dall’azienda agricola Laura Eleuteri, un’eccellenza dell’agricoltura marchigiana. Che merita di essere ammirata in tutta la sua bellezza. I filari sono bassi e raccolti. Nel mezzo coltivazioni in difesa e di sostegno sembrano un innocuo prato verde. Hilde cammina scalza e Marco la segue catturando lei, le pesche, le foglie, i rami, i raggi di sole, il profumo frizzante, il calore della sera che sta andando via. Ci fermiamo a parlare di cuochi e di ricette. Di quello che fanno gli stellati con le fette, il succo e l’essenza della Saturnia. Hilde dice la sua. Ne mangia e ne conosce tanti di cuochi a questo mondo. Francesco comincia a fare domande e, mentre mi accollo l’onere della “svestizione” slacciando uno ad uno i bottoncini bianchi, inizia fra loro un gioco che suona così: «Vissani? Il meglio. Bottura? Ci penso. Uliassi? Il mio preferito. Lo Priore? Un genio come il suo Maestro Marchesi. Il più grande di tutti». Sarebbe bello raccogliere in una guida tante ricette di grandi cuochi dedicati alla Saturnia e presentarla con Hilde e ‘Il Mio Tulipano’ nel frutteto la prossima estate. Francesco ci starà già pensando. Come abbiamo chiuso il bellezza il nostro mitico incontro con la Saturnia? Da Rosaria Morganti ai Due Cigni. Ma questa è un’altra storia. Per info: www.pescasaturnia.it.

Carla Latini

Le Stanze di Carlotta a Osimo, un b&b per tutte le stagioni

in Itinerari da

Carlotta è la prima labrador vissuta in questo posto ed i padroni Luca Zamparini, Nunzia ed Iva Marchegiani hanno voluto ricordare così l’affetto incondizionato di un cane molto speciale. Ora le Stanze di Carlotta è un b&b immerso nel verde che sente scorrere il fiume accanto. Percorrendo in macchina la strada che da Campo Cavallo di Osimo porta a Casenuove, sempre di Osimo, all’altezza del cartello che indica il rione Cucchiarello, a sinistra, c’è una freccia, Le Stanze di Carlotta. Una strada bianca vi farà attraversare un ponticello sul fiume, altre due curve, un grande cancello, un prato curato, alberi grandi che sanno la storia del posto. Al centro, una casa colonica che, come gli alberi, porta con sé ricordi passati. Rimessa a nuovo con grande delicatezza. Iva mi accompagna a vedere le stanze che sono tre. Molto ben arredate, confortevoli, dolci nei sussuranti colori pastello. C’è Carlotta, c’è Isis e c’è Blue. Luca le ha pitturate personalmente e Iva ne cura la biancheria. I bagni sono molto chic e profumati con le essenze giuste per tutte lei stagioni. In ogni camera c’è tutto quanto si possa desiderare per qualche giorno di assoluto relax, in mezzo al verde.

Isis e Blue sono in giardino e sono le altre labrador allevate da Luca. Corrono felici nel prato insieme a Saih e Matì. Ma niente paura! Se amate questi animali meravigliosi per voi sarà un relax doppio. Coccolati dalle loro attenzioni e dalla loro voglia di giocare. Se però il vostro stato d’animo del momento preferisce diversamente, Luca porterà le quattro “ragazze” a casa loro. Una casa di legno dove si muovono ugualmente felici. Nunzia collega gli ospiti con il mondo esterno e, soprattutto con il paese. Ho già scritto di Nunzia, Iva e Luca quasi un anno fa raccontando agli amici di Tyche del ristorante Gvstibvs nella piazza del Comune (QUI). Un luogo che farà da tramite al vostro soggiorno anche per raggiungere altre mete, che sia arte, spettacolo, cibo, vino, mare e musica. Tornando, la sera d’estate, a Le stanze di Carlotta, potreste trovare ad aspettarvi un aperitivo eccellente e, “stravaccati” su divanetti “morbidosi”, gusterete le scelte di Nunzia in fatto di vini e di Luca in fatto di cibo. L’altra sera ho assaggiato salumi e formaggi da non dimenticare.

Alla mattina, che il vostro soggiorno osimano sia di lavoro o di piacere, c’è la prima colazione con succhi di frutta “veri”, confetture, pane caldo, torte, croissant e maritozzi, latte fresco, caffè appena macinato e ogni tipo di the. Voi chiedete a Nunzia il giorno prima e vi sarà dato. Infine Iva sarà la vostra “cicerona” aggiornata su cosa succede in città e nei dintorni. Per esempio non sapevo, ed ora lo sapete anche voi, che con il biglietto della mostra di Sgarbi al Palazzo Campana si può avere lo sconto per visitare la casa di Leopardi e viceversa. Sconto piccolo, ma quando c’è uno sconto cresce la voglia di provare, anche se vi fermate a pranzo o a cena da Gvstibvs presentando il biglietto della Mostra.

Per prenotare una Stanza di Carlotta potete chiamare Nunzia al 366808947, al fisso 071 715604 oppure scrivere a info@lestanzedicarlotta.it. Buon soggiorno osimano!

Carla Latini

Il segno di Giancarlo Vitali negli “Occhi di Testori”. La mostra ad Urbino

in Arte/Cultura da

Il segno di Vitali negli occhi della poesia. Ad Urbino, nella “Casa della Poesia”, è in scena la mostra dedicata all’ultimo pittore. Come Vittorio Sgarbi ha definito Giancarlo Vitali.

Ero lì. Ho ascoltato in silenzio ed ora vi scrivo perché non potete non andare a vederla. A parte che adoro quest’uomo. Le sue pennellate decise, la sua ironia delicata. Un mito vivente. Sono rimasta colpita da questo luogo che non conoscevo. Un luogo dove la fragile ma eterna forza profetica della poesia ha trovato un ambito. Uno spazio museale, ch’è una “CASA” tutta sua, intima ed emblematica. La poesia va in mostra a Urbino con una stagione di eventi culturali di folgorante trasversalità e osmosi con le altre arti. Appena chiusi i battenti della mostra dedicati ai carteggi poetici di Ungaretti e ai rapporti personali e artistici che Guglielmina Otter, fotografa di verità e disegnatrice di minuziosa ma non calligrafica introspezione, è la volta del pittore di Bellano (o “il bellanasco”, come lo definì con felice epiteto riferito all’antico, il suo scopritore e mentore Giovanni Testori) Giancarlo Vitali, classe 1929, una vita votata al genio della pittura.

E proprio dal rapporto di reciproca ammirazione e di profonda amicizia di questi due protagonisti del Novecento prende abbrivio la mostra fortemente voluta da Vittorio Sgarbi e curata da Luca Cesari. “Occhi di Testori. Giancarlo Vitali e la poesia” è il titolo della mostra che in tre sale ripercorre alcuni momenti paradigmatici del loro rapporto umano e professionale. La critica è unanimemente concorde nel riconoscere ai ritratti che Vitali fece all’amico il massimo raggiungimento di realismo introspettivo. E così, proprio nella prima sala, la mostra si apre con l’esposizione di 5 opere, fra tavole e tele, che restituiranno ai visitatori il volto intenso, sofferto e pensoso del grande intellettuale lombardo. Si prosegue poi con uno fra i paradigmi dell’arte di Vitali, con uno dei suoi temi più identificanti: la carne scuoiata, sacrificata sull’altare della nostra atavica fame. Tema sentito fin dai tempi di Rembrandt e, negli ultimi decenni, ripreso con risultati arditi e sorprendenti da Bacon e da alcuni protagonisti della pittura europea e americana contemporanea.

toro vitali tycheLa mostra espone uno dei Tori Squartati, dipinti da Vitali nel 1984, origine e ispirazione del Trittico del Toro, tre straziate e bellissime poesie dello stesso Testori che costituiscono un raro quanto prezioso documento artistico di riflessione sulla umana ferocia, accompagnate da un’incisione di Vitali, che, anni dopo ritornerà sul tema con la cartella Souvetaurilia, anch’essa in mostra (prefazione Carlo Bertelli). Nella terza e ultima stanza l’arte incisoria di Vitali entra in relazioni con la poesia di Franco Loi e Giancarlo Consonni, con cui, negli anni ha realizzato importanti libri d’artista e cartelle d’incisioni a tema, commentati, o meglio dire disvelati, dai modi poetici di questi due protagonisti della poesia italiana contemporanea.

La “Casa della poesia” è curata da Luca Cesari ed è a Palazzo Bonaventura Odasi, in via Valerio 1. La mostra dura fino al 29 maggio. Per sapere tutto di più su Giancarlo Vitali ecco il suo sito. www.giancarlovitali.com. Andate e mi ringrazierete!

Carla Latini

From grey to green: a Macerata si studia la “Metafisica del Paesaggio”

in Cultura da

Nell’auditorium San Paolo, all’interno della sede dell’Aula Magna dell’Università di Macerata, professionisti esperti di fama internazionale hanno “proiettato” un’ipotesi (che poi tanto ipotesi non è più) di paesaggio in trasformazione. Come ha detto Giovanni Sala, l’agronomo milanese mio amico prestato all’architettura, un paesaggio che passa dal grigio al verde. From grey to green. Ma vado per ordine, nel rispetto di tutti i relatori sperando di essere comprensibile e di aver compreso. Come ben sapete mi trovo più a mio agio fra padelle e cuochi. Ma non siamo tanto distanti e capirete man mano perché.

Enzo Fusari, presidente dell’ordine degli architetti della provincia, ha fatto un’introduzione-cappello che abbraccia tutti gli argomenti e ha cominciato parlando di trasformazione del paesaggio, ricordando che ci sono state cose belle e cose molto meno belle. Ha lasciato poi la parola alla vice sindaco di Macerata Stefania Monteverde, che volge il pollice “verde” della città in alto. Macerata aperta al from grey to green. Ha Raccolto la provocazione di Fusari e rincarato la dose, affermando che ora ci vuole una pausa, che la trasformazione del paesaggio è un argomento politico molto sentito. Subito dopo l’ingegnere Fabio Spalletti ci ha portati in un mondo sonoro che a volte diamo per scontato e che invece non lo è. Partendo dal “soundscape” di Raymond Murray Schafer, compositore canadese che coniò questa espressione per indicare un qualsiasi campo di studio acustico. Dalla composizione musicale, al programma radio, all’ambiente. Soprattutto ambiente acustico naturale e quindi suoni delle forze della natura, animali e uomini. E’ stato un collaboratore di Schafer, Barry Truax che ha invece introdotto il concetto di ecologia acustica o ecologia del suono, ovvero l’equilibrio tra suoni e ambiente e quindi gli effetti che l’ambiente acustico produce sugli individui. Perché siamo immersi nei suoni e l’uomo è il principale responsabile delle caratteristiche sonore dell’ambiente in cui vive e ha ovviamente il potere di trasformarlo. Per fortuna i cittadini, spontaneamente, stanno riscrivendo il loro rapporto con la campagna e per fortuna le nostre città marchigiane, come ha sottolineato più volte la vice sindaco Monteverde, stanno ritrovando e rinnovando la loro relazione con il verde. Il problema si pone più impellente per le grandi metropoli del mondo.

A tal proposito l’architetto Giovanni Marucci di Camerino, attraverso alcune immagini, ha presentato alcune soluzioni pensate e realizzate a Seul, Parigi, Manhattan. Dove parchi lineari vengono definiti e sono opportunità di recupero di architetture esistenti, che riescono a convivere con l’ambiente e a dare vita a trasformazioni intelligenti. I parchi lineari, serpeggiando tra le costruzioni, sono un benessere per i cittadini che spesso ne sentono l’esigenza. Ha presentato, con dovizia di particolari e supportato dalle immagini, anche quella che ha definito la madre di tutte le freeways, quella Emerald Necklace progettata da Frederick Law Olmsted, architetto americano del paesaggio a cui si devono, tra le tante cose, anche il Central Park e la Riserva Verde delle Cascate del Niagara. Era stato chiamato a sanarne le paludi e fece invece un percorso che dal municipio di Boston collega i vari stagni e persino una piantagione di essenze preziose oggi appartenente alla Harvard University, fino al Franklyn Park. In Italia siamo riusciti, al momento, soltanto a pensare alle “Rotaie Verdi” di Milano, che lasciano i vecchi percorsi ferroviari affiancati da siepi e bassa vegetazione autoctona.

giovanni sala tycheInfine ha parlato Giovanni Sala, che ci ha illustrato i progetti di paesaggio di cui si occupa l’azienda Land di Milano attraverso mission e filosofie. «Macerata è un delicato equilibrio tra natura e cultura», ha detto Sala, sottolineando come in tutte le Marche l’equilibrio sia costante, anche per le dimensioni ridotte di territorio e città, rispetto a Milano e alla Lombardia. Certo è che il futuro dell’Europa dipende “dalle città del futuro” e sarebbe ormai tempo di tenere presente che cultura, ambiente ed economia sono indivisibili. Anzi, hanno stretti rapporti fra loro, perché solo quando la cultura dialoga con l’ambiente si ha una ricaduta economica di grande interesse. Citando un po’ lo scrittore Italo Calvino e le città come luoghi di scambio e un po’ l’economista Jeremy Rifkins per la natura come nostra migliore alleata, ha usato l’acronimo inglese di Land (la sua azienda). Ovvero Land, Architecture, Nature and Development (territorio, architettura, natura e sviluppo) per sottolineare come la buona progettualità possa aiutare il futuro, utilizzando una vision aziendale come “From grey to green” (dal grigio al verde), una mission come “We cultivate dreams, rebuilding nature” (coltiviamo sogni, ricostruendo la natura), adottando un motto inglese che calza a pennello come “Project to protect” (progettare per proteggere), che in definitiva è proprio ciò di cui questo mondo ha bisogno.

Sono state due ore intense che mi hanno fatto bene. Mi auguro che Giovanni Sala possa tornare ancora da queste parti. Abbiamo bisogno sempre di nuovi stimoli e di persone come lui. E non dimenticate che fino al 29 maggio potrete visitare la mostra Metafisica del Paesaggio a palazzo Carradori, sempre a Macerata.

Carla Latini

Tyche Magazine ha un anno in più. Il saluto di Pino Scaccia

in Arte/Cinema/Cultura/Itinerari/Libri/Moda/Racconti da

Se il tempo che scorre veloce è sintomo di benessere, allora siamo in ottima salute. Abbiamo saziato un po’ delle nostre curiosità affidandoci a pensieri e luoghi, a persone e idee. Un percorso interessante in una direzione densa di cambiamenti e suggestioni. Abbiamo aperto, come fossero dei laboratori, cantieri per musica live, visitato cucine di chef da scoprire, fatto vivere un club di concerti nei venerdì, e rese complici le Università marchigiane. E’ c’è stato anche spazio per un musical ideato e prodotto, dal titolo “I Love Music”. Non solo. Fervono i lavori in corso per il primo Tyche Festival che lanceremo nel prossimo agosto. Vi abbiamo proposto oltre 700 articoli sul web, oltre 200 video sul canale youtube e ben 340mila copie di giornali distribuiti nelle nostre belle Marche. Pure Pino Scaccia, giornalista ed amico, padrino del nostro esordio pubblico, ci ricorda (in un video stile tv Kabul) che Tyche Magazine ha ora un anno in più. Auguri a tutti noi!

Kruger Agostinelli

il video saluto di Pino Saccia

il video riepilogo di un anno di eventi

Scanzi conquista Ancona: “Mi nutro di curiosità e…verdicchio, mentre sono allergico alla superficialità”

in Cultura da

Lo vedi da lontano e lo riconosci subito. E’ Andrea Scanzi. Fuori dalle cornici sia televisivi che degli schermi pc e degli smartphone, è disponibile e pronto alla battuta. Lo incontriamo durante lo spettacolo “Fuochi sulla collina” (QUI l’articolo), omaggio a Ivan Graziani con il figlio Filippo. Qui, nell’aula magna del Polo universitario Monte Dago dell’Università Politecnica delle Marche, Andrea Scanzi si sente subito a suo agio. Ed è naturale e piacevole intervistarlo (sotto il video).

Andrea, sei un professionista eclettico giornalista, scrittore e attore su temi vari, dalla musica alla politica, dallo sport alla cucina. Frutto di un animo inquieto e di un irrecuperabile curioso?

<<Entrambe le cose. Sicuramente sono curioso. Sono sempre stato uno che se si innamorava o se si interessava di un argomento poi doveva studiarlo e sviscerarlo. Se mi piaceva un artista dovevo conoscere a memoria tutta la sua discografia; se mi piaceva uno sport dovevo sapere tutta la sua storia e così con il vino, con la politica e con qualsiasi cosa. E’ una maniera per restare attivo. Al tempo stesso probabilmente è anche qualcosa che dipende da me: non riesco a stare per troppo tempo fermo. Sono una persona che si annoia in fretta di tutte le cose e quindi il fatto di cambiare e saltellare da un argomento all’altro mi aiuta molto. Non ce la farei a scrivere soltanto di politica così come soltanto di musica. Aggiungo che sei stato garbato a non aver usato la parola “tuttologo”, un falso problema che abbiamo soltanto in Italia. Cioè è un concetto tipicamente italiano questa idea che un giornalista o uno scrittore debba per tutta la vita parlare di un argomento solo. Ribadisco che, per fortuna, non scrivo solo di politica>>.

In un’epoca in cui si leggono più notizie che libri c’è il rischio che si possa diventare sempre più superficiali nel pensiero?

<<C’è un grande rischio. Quello che secondo me l’Italia ha sempre avuto e anche per colpa di ciò si spiegano tante derive. Non dimentichiamoci che è un Paese che ha sempre letto poco, che non ha mai fatto la rivoluzione e che ha sopportato per anni o per decenni dei politici spesso impresentabili. In questo momento storico che è del tutto particolare, perché abbiamo assistito e stiamo vivendo una rivoluzione tecnologica e anche dell’informazione, c’è un aspetto positivo: grazie alla rete tutti possono informarsi, tutti possono emergere, possono farsi leggere e possono scrivere. Però c’è anche l’altra faccia della medaglia. Ovvero, la sensazione di poter avere tutto spesso si traduce in un “leggo soltanto i titoli”, in un “mi fermo alla superficie, non vado mai alla profondità”. Questa rischia di essere un po’ l’epoca della grande superficialità, del non andare mai a fondo e del fermarsi al “titolone”. Ed è un peccato perché se fai così sei convinto di sapere tutto ma non sai bene niente>>.

Prendendo a riferimento un pensiero di Pessoa, che dice come un’epoca di molti talenti non vale un’epoca di un solo genio. Un’epoca, aggiungo, dove sono nati tanti talenti ma sono diminuiti i geni.

<<Di geni li vedo sempre di meno e, tutto sommato, vedo anche pochi talenti. Li vedo nel cinema, nello sport, nel giornalismo (si spera) ma non li vedo tantissimi nella musica. Qualche talento ancora c’è nel nostro Paese, che è meglio di quanto lo si racconti nonostante quello che vive tutti i giorni>>.

Cosa ti lega alle Marche, intendo come luoghi o persone?

<<Mi legano alcuni amici che ho da anni, per esempio a Civitanova, e mi lega il fatto che io nelle Marche mi sono sempre sentito a casa. Parlo di quella sensazione che mi capita non sempre, ma per fortuna spesso, di trovarmi subito a mio agio. Poi ci sono dei ricordi. Per esempio quando scrissi il secondo libro sul mondo del vino, che si intitolava “Il vino degli altri”, facevo dei viaggi nelle regioni e nel mondo. Uno dei più belli fu legato alle Marche e fu legato ad un produttore di Verdicchio. Fu una grande scoperta. Come piccolo tasto dolente in questi anni nelle Marche a livello teatrale sono venuto pochissimo. Su 240 date credo di averne fatte 4, o comunque non arriviamo a 5. Uno dice, “perché ce l’hai con le Marche?” No, non è così, semplicemente gli spettacoli si fanno dove il teatro e la stagione ti cerca. Evidentemente e del tutto legittimamente (ma non per scelta mia) le Marche mi hanno voluto poco. Forse perché non sono secondo loro interessante o c’è qualcosa che non funziona. La data di Ancona mi riempie di gioia perché finalmente torno in questa regione e spero di tornarci un po’ più spesso>>.

Kruger Agostinelli

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L’unicità di Ivan Graziani attraverso le parole di Andrea Scanzi e le note del figlio Filippo

in Cultura da

Ivan Graziani al Bar Torino di Ancona 1982Frugavo nella confusione dei miei ricordi come un gatto randagio in cerca di cibo. Ho ritrovato un 45 giri rarissimo dell’Anonima Sound, una foto in cui giovanissimo andai a trovare con lui i mitici amici (Gualtiero, Argento e l’indimenticabile Rita) nello storico bar Torino di Ancona e il flashback di una memorabile partita a biliardino in cui in coppia con Anna vincemmo inspiegabilmente contro di lui. E la musica? Quella proprio non ho bisogno di ricordarla, è sempre lì presente, immune dall’effetto del tempo. Un punto di equilibrio avanzato fra il sound dei cantautori e il rock. Mentre nei suoi testi, descrizioni capaci di immaginare ambientazioni e personaggi da film d’autore. In poche parole, “il tuo sorriso e tuoi capelli, fermi come il lago” descrizioni che ubriacano la fantasia di ognuno di noi.

Ah dimenticavo, sto parlando di Ivan Graziani e di come mi stavo preparando ad assistere al suo omaggio grazie a “Fuochi sulla collina”. L’evento fa parte della rassegna davvero lodevole dal titolo “S4U Storie e Suoni all’Università”, promossa dalla Politecnica delle Marche in collaborazione con l’Amat. Filippo Graziani talentuoso custode dei gioielli sonori di famiglia, propone in acustico un repertorio di inestimabile valore. Un valore aggiunto che si moltiplica all’ennesima potenza, grazie alla narrazione convincente ed appassionata di un Andrea Scanzi magnifico, diciamo in sintonia con la gremita Aula Magna di Ateneo “Guido Bossi”. Una sorta di credibile John Keating in “Attimo fuggente”. E l’ovazione finale ed infinita del pubblico ne è stata l’inevitabile conclusione. Tutto questo mentre Filippo continua con dei bis alla sua maniera ed Andrea, tanto per rimanere in tema con il finale del film che ho citato, si allontana dopo aver detto “grazie!” con il suo sguardo rivolto in basso.

Kruger Agostinelli

Foto di Federico De Marco

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Paolo Paciaroni: amate Marche addio! Lo chef di Tolentino ora delizia l’Alta Badia

in Itinerari da

paciaroni tycheIl cuoco che si sveglia felice ci ha lasciati per altri lidi, diciamo meglio montagne. Ora sta a San Cassiano in Alta Badia, da sempre zona devota allo sci di lusso, alberghi di ogni categoria, spa mozzafiato e ristoranti con tante “forchette”. Finalmente, dietro mia assillante insistenza, ci ha scritto la sua avventura. Buona lettura e grazie Paolo Paciaroni. Sei sempre nei nostri cuori.

Lascio dopo 9 anni la mia amata casa, le dolci colline marchigiane, per seguire la mia passione da Cuoco: e ben si guardi da definirlo un mestiere perché esso non lo è. Immaginate un pittore fuoriclasse che crea un quadro: lui non è un pittore ma un Artista. Così siamo un po’ noi cuochi, gente che non è mai a casa quando ci sono i compleanni, le feste di famiglia, il Natale. Appunto il Natale mai come quest’anno l’ho odiato, pensando a quel che ho lasciato a casa. Sorvoliamo e guardiamo avanti, che presto le giornate si allungheranno e il sole scalderà i nostri cuori. Inizio a pensare a questo grazioso paesino in provincia di Bolzano che sarà la mia nuova casa per 3 mesi, fino al 31 marzo. Mi faccio 9 ore di treno, ma non sono solo. Con me ci sono le valigie. Dentro esse ci sono ricordi e non solo indumenti. Il treno arriva a Brunico e da qui si procede con l’autobus. E’ il 28 novembre, tardo pomeriggio gelido, e il 465 direzione Corvara è in arrivo. Carico le valigie nell’apposito scomparto, salgo e percepisco che qui siamo in Italia ma di italiano non ne vogliono sapere. Mi arrangio e riusciamo a capirci. Dopo un’ora e mezza sono a San Cassiano, chiamo la direzione e comunico il mio arrivo alla fermata dell’autobus. Da lì a poco arriva il proprietario del Lodge Las Vegas “Ulli” e mi dà il benvenuto. Mai avrei pensato di andare a lavorare a 2050 metri d’altezza e fare una degna e umile cucina mediterranea. Salgo con il gatto delle nevi e già qui è un emozione unica: il freddo e l’altitudine mi rendono il fiato corto e il senso di stordimento è presente. Prendo possesso del mio piccolo ma bellissimo appartamento fatto di legno di cirmolo e travi a vista con visuale sulle Alpi. Della neve vera ancora poca traccia ma i cannoni fanno del loro meglio. Ulli mi accompagna in cucina e mi dice: <<Prego Chef questa è la cucina>>. Una strana sensazione mi ha assalito: tanti tanti fornelli, piastre, microonde e minuteria a disposizione, celle frigorifere e laboratori ben attrezzati ovunque. Iniziamo a conoscerci e pian piano arrivano tutti i componenti della cucina, una brigata composta da tanti ragazzi con la valigia come me, pieni di sogni e speranze ma tutti “senza famiglia”. Saremo noi la nostra famiglia. Undici giovani provenienti da ogni dove d’Italia con la loro storia, con i loro ricordi e racconti. Si fa gruppo. Ognuno ha il suo compito e la sua partita e il primo dicembre si parte. Presento i miei menu, le mie idee culinarie, il mio modo di fare.tortelli rossi paciaroni Le prove dei piatti si susseguono e posso scegliere fra la miglior materia prima disponibile sul mercato agroalimentare. Ho adottato uno stile nuovo con prodotti a me sconosciuti o meglio meno usati come il cervo, il salmerino, i tanti formaggi di malga, il crescione, lo speck e le mele e molti altri ancora. Con essi ho dovuto creare dei piatti per me nuovi. Come la tartare di trota, miele di pino e crackers, i tortelli di rapa rossa, il suo succo e speck croccante, l’orzotto alla trentina, il filetto di cervo in manto di polenta con purè di sedano rapa e lamponi, Io strudel di mele con crema inglese alla vaniglia. Fare una cucina di questo livello ad un altezza simile non è facile. Ora tutto è in mano mia e il Maitre spesso mi chiama in sala per i complimenti. Questa tipologia di piatti elaborati li facciamo solo la sera mentre a pranzo proponiamo un servizio alla carta con una cucina molto easy e veloce. La gente deve andare a sciare subito e gli oltre 100 tavoli sono pochi. Quindi spesso li giriamo più volte. Al Lodge ci sono 4 sale divise in più modi ma con lo stesso menu: una stube antica grande, una stube del cacciatore, una terrazza panoramica e una veranda. Poi c’è il ristorante nuovo aperto solo la sera dove si cena a la carte scegliendo fra un antipasto, un primo o secondo e un dolce. Sto bene qui ma le Marche mi mancano e non smetterò mai di sognare piatti creati con i nostri grandi prodotti. carpaccio paciaroni
A presto!

Paolo Paciaroni 

Carla Latini

La Via Maestra a Loreto, un percorso attraverso l’artigianato artistico

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La Via Maestra a Loreto si trova lungo il corso principale ed è un locale unico nelle Marche. Chi lo ha creato (da poco tempo) si chiama Stefano Pantaloni ed è, a mio parere, guidato da una mission etica che gli fa onore. “Sulla Via Maestra” si possono incontrare tanti veri artisti artigiani marchigiani. Conosco Stefano Pantaloni da 15 anni o forse più. Il suo negozio, Il Buono delle Marche, è ormai un cult per tutti i pellegrini che ritornano a Loreto. Qui Stefano offre tutto – e fa molto bene – dal frigo con bottigliette e bibite commerciali a prodotti eno-gastronomici di pregio della nostra terra. Sia fresco che secco con un occhio appassionato a tutto ciò che deriva da spezie ed erbe.

la via maestra fischiettiL’idea de La Via Maestra gli è venuta perché non c’è. Non c’è in nessuna città un locale che ospiti ceramisti, scultori, pittori, decoratori, falegnami, fabbri, restauratori, cappellai e scrittori. Il percorso – fatelo perché vale veramente la pena – è una via, un museo con vetrine molto ben illuminate e le opere sono raccontate da locandine e pieghevoli personalizzati ma anche da due persone preparate e colte che sanno tutto di ogni artista. Ritrovare e rivedere i fischietti di legno (avete capito bene, quelli per fischiare) mi ha quasi commossa. Se avete in mente di fare un regalo importante o di riportare a casa qualcosa di marchigiano autentico, Stefano Pantaloni è l’uomo che fa per voi. In maniera semplice e molto astuta, ha pattuito con tutti gli artisti un accordo per cui i prezzi che trovate da lui a Loreto sono uguali a quelli che potreste trovare nei laboratori degli artigiani. Per cui anche pezzi di grande valore hanno costi possibili. Insomma abbordabili. Mi provo una decina di cappelli ammirandomi, permettetemi di dirlo, in uno specchio antico con cornice in ferro battuto. Bellissima! Non io, ma la cornice! Poi Stefano mi dice: <<e non hai visto tutto…>>. Ma come? Io già sono stordita e ubriaca di queste meraviglie insieme alle mie amiche reggiane/modenesi che mangiano un gigantesco panino con il ciauscolo (made in Il Buono delle Marche): di cos’altro posso emozionarmi ancora? Stefano critica la mia solita esagerazione. Mi conosce bene il ragazzo! E mi invita a varcare una soglia. E La Via Maestra si allunga. Mi fermo davanti ad un secretere in legno di olivo vecchio con tanti cassettini nascosti e rimango folgorata. Penso che per oggi la mia mente si sia arricchita abbastanza di bellezza e dico a Stefano che dobbiamo andare. Ma sulla destra del secretere c’è una scala in legno che sale. Saliamo in silenzio – chissà perché? – e mi appare La Via Maestra del piano di sotto, da percorrere al contrario. Ci sono tante sedie messe in fila come in un teatro e in fondo, al posto del palco, un lungo tavolo fratino, così straordinario che lo accarezzo più volte. Alle pareti, le stesse vetrine di sotto piene di libri e di altri pezzi rari. <<E qui che succede?>>, domando sapendo già la risposta. <<Ci facciamo le presentazioni dei libri, gli incontri con gli artisti, con gli artigiani. Facciamo degustazioni di vini, presentazioni di cantine. Qui facciamo>>. Stefano è di poche parole e sembra timido e mite. Non fatevi ingannare dall’aspetto e dai modi. È come la goccia sulla roccia. Non si ferma davanti a nulla. Per questo lo stimo e lo ammiro. Per informazioni più dettagliate e per farvi un giro nel “paese dei balocchi marchigiano”, www.laviamaestra.com.

Carla Latini

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