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Tyche Magazine - page 2

Profumi e sapori nel romanzo “20 anni” di Maria Anna Mastrodonato

in Cultura/Libri da

20 anni copertinaMaria Anna è un’amica di un’amica e quindi, per “osmosi”, anche mia amica. I miei lettori sanno bene quanto io sia sensibile ai profumi, ai sapori e alle emozioni che questi trasmettono. Quando il ritmo della nostra vita viene scandito dagli odori che ci trascinano dentro le passioni e ce le fanno ricordare, vuol dire che siamo sulla strada giusta. Vuol dire che siamo dei “buongustai, bon vivant”. Com’era scritto sul biglietto da visita di Licia Granello qualche anno fa. Che ci siano ancora questa parole? A Licia, Maria Anna piacerebbe. Ha scritto questo primo romanzo, dal titolo “20 anni”, pensando all’amore. In occasione di una delle presentazioni del libro, avvenuta nella biblioteca di Polverigi, erano presenti soprattutto tanti lettori e fans dell’autrice per un romanzo che ha vinto il concorso nazionale di narrativa “Storie nel cassetto” dell’Associazione La Guglia. Un romanzo che, anche se parla d’amore, non per questo ci risparmia colpi di scena e sorprese. E’ stata proprio l’autrice a confidarlo, intervistata, dopo la lettura di un brano del libro, dalla giornalista Cristiana Carnevali: lei ama i gialli, ma ha deciso di esordire con una storia romantica, scegliendola tra le tante bozze custodite dal suo cassetto magico! Ci sono almeno altri quattro romanzi lì dentro, c’è un altro testo che sta viaggiando a gonfie vele nel concorso della Guglia per il 2016 e un noir che è in concorso a Torino. E lei continua a scrivere, vivendo appieno ogni istante, incamerando tutto, profumi, sapori, situazioni, emozioni. Qualsiasi cosa la colpisca resta intrecciata nei cassettini della sua memoria come la nebbia si abbarbica agli alberi, quando il sole tenta di farla da padrone. Ogni cosa custodita salterà fuori prima o poi, all’occorrenza, per diventare parole, situazioni, avventure, risvolti di una vita o di una sera… Il numeroso pubblico presente in biblioteca ha approvato pienamente la spontaneità della scrittrice, ha posto domande e ha partecipato attivamente all’evento e la fila di lettori pronti a farsi dedicare e autografare una copia del libro, sembrava non finire mai! Ed ora, prima di chiudere, alcuni cenni sulla vita di Maria Anna che servono a capire le sfaccettature del suo scrivere: è nata nel 1970 si è laureata in lettere e specializzata in restauro. E’ impiegata nel settore pubblico, molto sportiva (Nordic Walking, palestra, partecipa alle maratone del territorio). Ha una grande passione per la parola. Per lei non fa differenza il modo di esprimersi: è una instancabile oratrice (a detta di tutti quelli che la conoscono), una inarrestabile lettrice e una indomabile scrittrice. Vive a Polverigi, con il marito e le tre figlie (Giuliana, Giorgia e Gemma che hanno lavorato tutte alla presentazione del libro, accogliendo gli ospiti, facendo da padrone di casa e… la più piccola da valletta alla giornalista Cristiana Carnevali). In fondo la motivazione del premio è stata: con un linguaggio moderno e scorrevole l’autrice compone un vero romanzo con un impianto narrativo ben articolato e coinvolgente. Una storia d’amore che si snoda lungo vent’anni di vita, vissuta in piena intensità.

Carla Latini

Il Tao dell’alimentazione: nel libro di Mauro Mario Mariani le regole per mangiare sano

in Libri da

Mauro Mario Mariani è un carissimo amico mio e di tutta la mia famiglia. In tempi non sospetti avevo già capito quanto fosse trascinante e convincente il suo modo di essere, come dice lui, “mangiologo”. Fan di Renato Zero fino in fondo all’anima, dj per passione (che non ha mai perso), è colto, sempre sul pezzo, coraggioso, affettuoso dal profondo. Lo scorso venerdì ad Ascoli ha presentato il Tao dell’alimentazione, il suo primo libro. Un libro che poggia fondamenta solide su 3 M che sono il filo conduttore del suo pensiero: Mangiare Meglio e Mediterraneo per Mantenere la Massa Magra in forma e, soprattutto in salute. La salute, quella nostra ormai di adulti ma, soprattutto, quella dei nostri figli e dei figli a venire, è la mission che Mario ha dato alla sua vita. Tutte le sue attività, i suoi congressi, convegni, le presenze televisive costanti su Rai1, hanno un unico preciso scopo: aiutarci a comprendere quali sono i cibi che appesantiscono il nostro corpo e sono nocivi alla nostra salute, indicandoci, invece, quali cibi dobbiamo mangiare per volerci bene e per cominciare a fare una vita salutare e, perché no, anche salutista.

Mariani, emozionato, ha aperto la presentazione con queste parole: <<Quello che avete in mano non è soltanto un libro su cosa si deve e su cosa non si deve mangiare, è qualcosa di più: è il racconto della mia vita>>. Inizia proprio così il Tao dell’alimentazione, il libro d’esordio del dottor Mauro Mario Mariani, ideatore del Metodo 3 M. Un libro frutto di 25 anni di studi e ricerche, di esperienze cliniche e di emozioni. Emozioni che ha provato a trasferire su carta, pagina per pagina, raccontando i passaggi della sua vita che hanno caratterizzato la sua storia non solo di medico. Il libro inizia con il capitolo autobiografico “Questo sono io” dove viene spiegato perché un giovane dee jay si iscrive alla facoltà di medicina, perché un medico si occupa d’inquinamento e perché un angiologo diventa “mangiologo”. Nel resto delle 360 pagine si vuole donare al lettore consapevolezza, parola che evoca nella sua etimologia due termini: “cum” e “sapere”. Il riferimento al “cum” è inteso come un insieme, una relazione, una socialità, senza la quale la conoscenza profonda, il “sapere”, non può avvenire. Tutto porta inevitabilmente ad una scelta: scelgo ciò che mangio, scelgo ciò che fare. Ecco come nasce il Tao, dove il cibo non assume mai alcuna sfumatura di grigio, ma è o bianco o nero, fa bene o fa male, ti difende o ti nuoce. L’equilibrio nel Tao consiste nell’acquisire un metodo, che non sia moda o situazione contingente. Un metodo che ci porti a contrastare e gestire un quotidiano carico di troppi stressogeni. Non c’è nessuna pretesa filosofica orientale nel Tao dell’alimentazione e nessun riferimento al simbolismo cinese dello “yin e yang”. Nel libro non c’è mai complementarietà, i due principi opposti qui non possono convivere, se lo facessero subiremmo sintomi e andremmo alla lunga a rompere un equilibrio. L’obiettivo è di guadagnare più Tao Bianco possibile. Il Tao Nero è il nostro “body burden”, ovvero la zavorra corporea, che quotidianamente carichiamo di sostanze tossiche: è come se avessimo un rubinetto che perde una goccia al giorno in un vaso, lentamente e inesorabilmente si riempie sino a che questo non trabocca e si iniziano a manifestare sintomi che inevitabilmente si trasformano poi in malattia. Il Tao Bianco è la difesa verso il Tao Nero. È educazione, consapevolezza, scelta, metodo. L’educazione parte nell’insegnare le giuste scelte con consapevolezza per arrivare all’applicazione di un nuovo Metodo, il ritorno alla dieta Mediterranea: Mangia meglio Mediterraneo! Ed ecco ancora le 3 M. Auguro a Mauro Mario Mariani, da tutta la Redazione di Tyche, un caldo Natale in famiglie e lo ringrazio per esserci. Con lui accanto, durante tutti questi anni, ho imparato e capito tante cose che poi, in fondo, sono semplici cose, lontane da mode e tendenze di breve durata. Con lui ho imparato, senza fatica, una disciplina alimentare che mi fa star bene. Ma il vero segreto, che Mario svela alla fine, è sorridere, sorridere sempre… Per saperne di più il Tao dell’alimentazione è in tutte le librerie e anche online, per Capponi Editore. È fresco anche lui di pubblicazione il nuovo sito di Mariani che si chiama “il mangiologo”.

Carla Latini

Tyche Award a Diego Abatantuono fra selfie, canzoni e Milan

in Cinema/Donoma Civitanova/Eventi da

abatantuono @ donoma (16)Quello che più affascina di Diego Abatantuono, sia in fase di intervista che in un normale saluto, è la sua disponibilità. Gli autografi diventano digitali ed il selfie dilaga al Donoma di Civitanova nel giorno del Tyche Award. Anzi il primo Tyche Award, un riconoscimento al cinema e alla carriera che Salvatore Lattanzi ha voluto offrire anche alla sua città, Civitanova Marche. In forma ufficiale è stato proprio Giulio Silenzi, per conto dell’amministrazione, a formalizzare questo momento con una motivazione ricca di significato.  <<Dare un premio a un attore che ha vinto un Oscar è un onore per me, per noi, per la città di Civitanova – ha esordito Giulio Silenzi – una lunga storia artistica, quasi un’avventura spericolata. Partita dalla comicità, dal cabaret, approdata poi al miglior cinema italiano con collaborazioni con alcuni dei più grandi registi del nostro cinema, da Salvatores a Pupi Avati, da Bertolucci a Comencini padre e figlia. Una lunga avventura artistica che ha fatto emergere tutto il suo straordinario talento di interprete comico e insieme drammatico. Ha saputo con l’intelligenza dei grandi artisti rifuggire dai cliché, non accomodarsi, investendo sulla sua sensibile versatilità. E questo è un insegnamento di vita. Un premio alla carriera che gli auguro essere ancora molto lunga>> . E Diego, da gran mattore, ha immediatamente ironizzato sul senso dei premi alla carriera. In quanto sembrano un inquietante campanello d’allarme sul fatto di poter essere messo da parte. E da buon gladiatore un rischio che, assicura, farà del tutto per scongiurare. Poi ha raccontato del suo sincero amore per le nostre Marche. Da giovanissimo veniva con i genitori a Marotta e con il sogno nel cassetto di volerci fare un film. Immancabile poi il suo sfottò calcistico agli avversari e il racconto ormai diventato un celebre aforisma di come <<diventai milanista perché da piccolo trovai un giorno per terra il portafoglio di mio nonno. Lo aprii e vidi le foto ingiallite di padre Pio e Gianni Rivera, che io non conoscevo, non sapevo chi fossero. Lo chiesi a mio nonno e lui mi spiegò: uno fa i miracoli, l’altro è un popolare frate pugliese>>.  In quel momento il fantastico Agostino Penna e la sua orchestra l’ha coinvolto in una performance canora del suo “Eccezzziunale…Veramente”

Ottima conclusione 2015 per Tyche Friday che ha portato nel club civitanovese una lista di ospiti importantissimi sia nazionali che internazionali da J Ax a Earth Wind & Fire Experience, da Morgan agli Incognito passando per Antonella Ruggiero, Imagination, Giorgio Montanini, Diego Vilar, Enrico Ruggeri e non ultimo Mago Forest. Ora è in allestimento il calendario 2016 e in arrivo dei nomi prelibatissimi fra cui uno straordinario gruppo storico statunitense che potrebbe venire in Europa per due date, a fine febbraio, la prima proprio qui al Donoma e il giorno successivo a Londra. Intanto buon Natale da Tyche Friday nuovo appuntamento per venerdì 8 gennaio 2016.

Kruger Agostinelli

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“La cucina delle Marche”: un affresco d’amore nel libro di Petra Carsetti

in Cultura/Libri/Mangiare e bere da

Come nonna Lavinia comanda! Petra Carsetti conferma il clamoroso successo con il suo libro cult. Petra è la moglie di Carlo Cambi (con lei nella foto) nonché sua stretta coadiutrice e coautrice. Una coppia, una garanzia per l’enogastromia marchigiana. Oltre 450 ricette della tradizione gastronomica marchigiana raccontate, come in un romanzo, con gli abbinamenti ai vini di questa meravigliosa terra. Un ricettario che è prima di tutto un saggio storico-antropologico, dove i piatti della più stretta tradizione marchigiana non hanno più segreti. Petra riedita La Cucina delle Marche dopo il grande successo che dal 2010 accompagna questo volume. E lo fa con l’inchiostro della passione e il vocabolario dell’amore. Passione per la cucina, amore per la sua terra. L’autrice infatti è maceratese Doc e ha trasfuso prima nella ricerca – durata oltre un anno tra conventi, case nobiliari, osterie e famiglie delle Marche – poi nel racconto delle ricette questo sentimento d’appartenenza alla sua terra meravigliosa di cui narra profumi sapori e restituisce immagini folgoranti. Sono oltre 450 le ricette contenute nel volume e seguendo il metodo di Pellegrino Artusi, Petra le ha tutte sperimentate con l’ausilio di una sua “Marietta”, Emilia Migliorelli, che ha eseguito le preparazioni prima di affidarle alla codificazione del libro. La Cucina delle Marche è edito dalla Newton Compton (382 pagine 4,90 euro), la casa editrice con la quale Petra Carsetti collabora da anni come una delle massime esperte di gastronomie regionali. Basta leggere la dedica in premessa di Petra per capire l’essenza di questo volume: “A nonna Lavinia che è stata mamma, culla di affetti, maestra di vita e che mi dato il senso del rispetto della natura, il valore dell’onestà, il piacere dell’amore; a mia figlia Carlotta che possa avere altrettanto dalla vita”. E’ infatti prima di tutto una cucina degli affetti, del territorio e della familiarità quella che si incontra nelle pagine di questo libro. A cominciare dall’introduzione che rappresenta uno snello trattato di cultura gastronomica e un intenso ritratto della terra marchigiana. Dai brodetti ai vincisgrassi; dallo stocco all’Anconetana al torrone di Camerino; dalle olive all’ascolana al coniglio in porchetta; dal ciambellone alla ricetta del mistrà; dal pottacchio al fritto. Tutti i classici marchigiani sono spiegati, motivati, narrati con il doppio scopo di fare del libro un testo di cultura gastronomica e un praticissimo ricettario al quale ispirarsi per ritrovare il calore dell’affetto, il sapore della cucina di casa, il valore del convivio. A completare il volume ci sono, per ogni ricetta, gli abbinamenti con i vini esclusivamente marchigiani. Si può dire che il volume è anche una sintetica ma informatissima guida al nettare di Bacco delle Marche.

Petra Carsetti, durante gli studi di medicina, ha coltivato la sua vera passione: l’enogastronomia. Ha studiato con alcuni dei maggiori chef della Regione Marche e di tutta Italia, ha partecipato a numerosi stage di formazione sulla cultura del vino spaziando dalla Napa Valley a Bordeaux, dall’Australia alla Franciacorta, da Montalcino alla Nuova Zelanda. La sua attività editoriale l’ha portata a collaborare con numerose testate nonché alla stesura di autorevoli guide enogastronomiche. Dal 2010 ha una rubrica fissa di enogastronomia sull’inserto “LiberoGusto” del quotidiano Libero. È la coautrice della guida Il Mangiarozzo, vero e proprio bestseller pubblicato dalla Newton Compton. Ha inoltre collaborato alla redazione de Le ricette e i vini del Mangiarozzo, 101 osterie e trattorie di Milano dove mangiare almeno una volta nella vita, Le ricette d’oro delle migliori osterie e trattorie italiane del Mangiarozzo, Alberghi e Ristoranti della DeAgostini, Le Locande e gli Agriturismi del Mangiarozzo. Nel presentare la sua fatica Petra Carsetti ha semplicemente affermato: <<Ho voluto fare un atto d’omaggio alla mia terra, alle mie radici, ai sapori della mia vita. Spero che possa essere per molti l’occasione di riscoprire la gioia di cucinare per fare del cibo un atto dativo e nativo. E mi auguro che in fondo ad ogni ricetta, ad ogni vino che ho raccolto, descritto e segnalato, tutti possano riconoscere il profilo delle mie colline, il fascino delle mie montagne, il calore dei miei borghi, quell’azzurro infinito dei Sibillini e dell’Adriatico, le nostre armonie. Devo un enorme grazie a quanti mi hanno per mezzo – dalle famiglie nobili, alle suore di clausura, dagli artigiani del gusto ai ristoratori – di scartabellare tra i loro ricettari per estrarre il contenuto di questo libro che mi auguro sia per le mie Marche un’occasione per farsi scoprire attraverso la suggestione dei suoi sapori>>.

Carla Latini

Loretta Grace canta con passione l’Inno di Mameli: “Sono Italia anche io”

in Cultura da

C’era una simpatica ragazzina di colore che girava nel mio storico negozio falconarese, Disco Fantasia. Amava la musica Loretta Grace bambina, quando arrivava con le sue amiche per comprare o ascoltare le ultime novità. <<Ero un venditore prevenuto nei tuoi confronti?>>, gli chiedo e lei sorridendo mi promuove. Ho rivisto dopo diverso tempo Loretta in veste di star di importanti musical e ultimamente su La7: con la sua interpretazione di grande effetto, hashtag #litaliasonoanchio, dell’Inno di Mameli (il video potete vederlo QUI)

Loretta mi confermi che l’italiano è meno razzista quando ha a che fare con un’artista o uno sportivo?

<<Penso che l’italiano, discorso generico, abbia paura della diversità e che solo quando si tratta di calcio, di arte o di spettacolo tende sempre a non vedere più differenze di colore o di provenienza>>.

Come combattere allora questa paura?

<<Mah, più che combattere per me bisognerebbe sensibilizzare i bambini, fin dalle scuole elementari, sul fatto che la diversità non è brutta, non è da temere. E’ invece qualcosa che può dare un valore aggiunto. La possibilità di confrontarsi, di avere uno scambio culturale con chi è diverso, ci arricchisce>>.

Non deve dividerci.

<<Esatto. Siamo ormai nel 2016 e non più negli anni Ottanta, quando mio padre o mia madre sono venuti in Italia. Oggi però non è giusto dare per scontato che una persona scura o comunque con tratti somatici non caucasici venga per forza considerata straniera. Esistono ragazzi italiani di seconda generazione come me, mio fratello, o come tantissimi altri. Ecco vorrei una maggiore apertura. Bisogna accettare che questa è l’Italia di oggi. Sono Italia anche io>>.

Com’è nata l’idea di fare il video con l’Inno di Mameli?

<<In realtà volevo farlo già lo scorso anno ma per impegni di lavoro non mi è stato possibile lanciarlo prima. E’ però sempre rimasto nei miei desideri. In questo momento si parla di Ius Soli e tutto ciò mi ha colpita in prima persona: quando ho compiuto 18 anni non mi fu riconosciuta la cittadinanza perché avevo sei mesi di residenza anagrafica che non mi erano stati riconosciuti. Di fatto in quel periodo non risultavo residente da nessuna parte, nonostante mio padre studiasse Architettura a Pescara e avesse una casa a Silvi Marina con mia madre. Parlando con gli avvocati mi hanno spiegato che ci sarà stato qualche problema burocratico negli enti, durante il passaggio dall’archivio cartaceo al digitale. Mi sembra comunque assurdo: ho una formazione e una cultura italiana, non sono mai stata in Africa o in America, non conosco altro fuorché l’Italia. Bisogna creare una legge che tuteli il bambino, l’Italia ormai deve adeguarsi a quello che è il resto del mondo. Sono nata in Italia, conosco la storia italiana, ho studiato in Italia. Quindi se ho una cultura italiana mi sembra giusto che mi venga riconosciuta la cittadinanza>>.

Pregi e difetti allora della nostra Italia?

<<Pregi? Ho girato parecchio per lavoro e devo dire che l’Italia mi manca sempre per una questione di cibo, di odori, di arte. Mi piace l’italianità e il senso d’ospitalità che è ammirevole. Per me il difetto è invece che c’è poco spirito di patriottismo. Quando si tratta di calcio siamo tutti davanti alla tv, ma per il resto… Se non ci sono problemi che ci toccano violentemente nel privato restiamo dentro casa a fare post su Facebook scrivendo cosa non ci va bene>>.

Se avessi una bacchetta magica come ripareresti questa società sempre più attratta dalla violenza?

<<Più amore, più comprensione e più tolleranza. Oggi, anche nei rapporti interpersonali, si tende ad essere poco tolleranti e pazienti. E bisogna riscoprire i valori>>.

Cosa stai facendo e soprattutto cosa farai? Insomma hai qualche anticipazione della tua attività artistica per noi di Tyche Magazine?

<<In questo momento sono in tournée con uno spettacolo, The Blues Legend, che sta andando particolarmente bene. Purtroppo nelle Marche, non so perché, ma non ho mai avuto possibilità di venire con gli spettacoli. Come per Sister Act. Questo musical sarà quest’anno di nuovo prodotto dalla Compagnia della Rancia: mi avevano chiamato ma purtroppo non abbiamo trovato l’accordo e a malincuore ho dovuto rifiutare la proposta>>.

Per scaramanzia non ci dici nient’altro?

<<A livello musicale e teatrale sì, non dico nulla per scaramanzia. Come blogger ho collaborazioni con brand importanti. Grazie a loro sto riuscendo a sensibilizzare un po’ di più le case di prodotti cosmetici per far uscire negli store fondotinta e altro per chi come me ha la pelle scura. Quando ero piccola a Falconara non c’era nulla e dovevo farmi inviare tutto da mia zia dall’America>>.

Kruger Agostinelli

Villa Magnolia 2, si balla e si recita nel social eating di Luca e Loredana

in Cinema/Mangiare e bere da

Continuano i social eating, gli incontri, a Villa Magnolia da Luca e Loredana. Fra tango argentino, delfini e attori di grande livello. Cibo e vino di contorno (leggi l’articolo QUI).

Questa volta ci sono stata in prima persona e mi sono divertita molto. All’entrata un grande elefante bianco, rassicurante, simboleggia l’atmosfera che si respira in questa casa. Accogliente, calda e multitasking. Per cui la grande sala da pranzo diventa una pista da ballo dove Raffaele racconta il tango. Dalla sua nascita, ispirato in Argentina dai ritmi tribali africano, fino alla sua possibile morte, quando è approdato a Parigi ed è diventato il tango da sala da ballo. Ma il tango argentino, spiega Raffaele ad un pubblico che continua ad arrivare, ha ripreso la sua vera identità con dei musicisti agguerriti. Il tango era il ballo dei bassifondi. Sensuale e “sessuale”. Fra le donne di strada e i delinquenti di allora. Ed allora comincia a Villa Magnolia un persorso danzante, bellissimo, che attraversa la storia del tango raccontato da Raffaele. Nel frattempo, dalla cucina, arrivano i profumi delle impanadas che saranno il contorno, con un ottimo primitivo fresco, di questa bella serata. Che si conclude con una promessa. In sala con noi c’è un bel ragazzo biondo. Un attore professionista che ci legge alcune cose. Lui si chiama Barbato De Stefano. Si, Barbato di nome. Così si chiamava il nonno. Barbato promette una serata con lui a Villa Magnolia e Luca deve fare il bis. Due serate per lui. A cavallo di queste due date Luca invita Ric O’Barry, premio oscar per Dolphin projet. È un sabato pomeriggio. La gente arriva in ordine sparso. Si parla di mare, di coraggio. Di difesa dell’ambiente. Seduti sui divani di Villa Magnolia. E qualcuno accende il camino che comincia a far freddo. Torno un momento a Barbato che merita la vostra attenzione. Attore brillante, ha ricoperto vari ruoli importanti nella compagnia Italiana di Operetta, nella compagnia di Corrado Abbati e nella Compagnia di Edoardo Guarnera riscuotendo un grande successo di pubblico con il personaggio di Sigismondo nell’operetta Al cavallino bianco. Per la televisione invece ha preso parte al cast di produzioni come Sotto Casa, la nona stagione di Incantesimo, la terza di Provaci ancora Prof e La nuova squadra, Don Matteo 7 e La Ladra. Nel 2006 si è laureato con una tesi in critica letteraria su Massimo Troisi, nella quale ha analizzato alcuni manoscritti inediti del grande attore napoletano. Gli anni successivi ha collaborato come assistente alla regia di Vincenzo Salemme per La vedova allegra e Bello di papà. Ha diretto il cortometraggio Sala Buia, da lui scritto e interpretato, che il 30 novembre 2008 ha vinto il premio regia al Pistoia corto film festival. Nel 2011 è autore e interprete di un inno dal titolo Napoli Vincente e per l’occasione ha diretto il video clip nella Galleria Umberto I di Napoli con 150 artisti partenopei. Nel 2011 riceve un premio Special Award al Roma Videoclip 2011 per il video Napoli Vincente per la regia. Nel 2012 consegue il titolo di Laurea Magistrale all’ università La Sapienza di Roma Facoltà Lettere e Filosofia corso di Laurea in Forme e Tecniche dello Spettacolo, tesi sulla Nuova Serialità Televisiva in Italia. Durante le due serate ha attinto dal suo bagaglio artistico per deliziare gli ospiti. Che hanno finito con il piatto prefetito da Barbato: gli spaghetti in tutte le salse! Seguite Luca e Loredana sulla pagina Facebook “cucinainamicizia”. Per scoprire un modo diverso per stare insieme.

Carla Latini

Agar Sorbatti, prima donna ingegnere delle Marche, celebrata in una mostra a Milano.

in Arte/Cultura da

Il “giovane” Comune di Loro Piceno celebra Agar Sorbatti, prima donna ingegnere, con una premio ed una mostra che si terrà a Milano a partire da sabato 5 dicembre. Agar Sorbatti divenne ingegnere nel 1923. Il suo soprannome era Camà. Un nome che ora svetta sull’etichetta di un grande vino prodotto dalle Tenute Murola. Le idee di Agar si svilupparono intorno all’uso ridotto dell’acqua nei processi industriali. Lei fu la prima donna ingegnere delle Marche e la settima del regno d’Italia. Ma quanto sono belle queste Marche, nascoste, che emigrano a Milano con una mostra articolata e sorretta da quattro artisti locali di gran pregio sotto l’ala, protettiva, di Agar Sorbatti! La storia comincia così: c’è un artista che si chiama Daniele Cristallini che fonda guidaarteitalia.com dove lui, insieme ad altri amici artisti di grande livello lascia segni importanti riguardo tutti gli aspetti delle arti visive. C’è il Comune di Loro Piceno con un sindaco donna giovane e intraprendente che si chiama Ilenia Catalini. Ilenia, l’anno scorso, indice il Premio Agar Sorbatti. Dedicandolo ad una donna di grande valore e dando valore a tutto il territorio. Ci sono gli amici artisti di Daniele Cristallini, Giordano Emiliozzi, Roberto Marchionni e Giancarlo Minen. E c’è una Mostra che apre il 5 Dicembre a Milano che sarà il riassunto di quanto vi ho scritto finora. La Mostra vedrà esposte le opere degli artisti di cui sopra e anche di Daniele Cristallini. Sarà alla Galleria d’Arte Arte&Moda in via Cervia 13 e terminerà il 13 Dicembre. A chiudere il cerchio c’è lo sponsor “vino” delle Tenute Murola che porterà le sue “creazioni” insieme al vino dedicato ad Agar che si chiama come lei si faceva chiamare dagli amici, Camà. La Mostra è già in essere a Loro Piceno. Ed ora due parole sulle Tenute Murola. Intanto Murola è un toponimo locale, che indica la fonte utilizzata per abbeverare gli animali, per cui terreni con “Muròle” erano in antichità particolarmente apprezzati. Qui ne esiste una, evidenziata già nei cabrei dell’inizio del ‘700. La Famiglia vi si stanzia sin dal ‘700. E dall’ora è attiva e sensibile al rispetto del territorio e a tutto ciò che gli gira intorno. Che sia cinema, teatro, arte e musica. Ricordando Nonna Camà nasce la collaborazione con il Comune di Loro Piceno e con Guidarteitalia. Ripeto che belle queste Marche nascoste e laboriose. Ad maiora! Se siete a Milano andate a vedere la Mostra e divulgate con lo stesso mio entusiasmo perché ce n’è veramente bisogno.

Carla Latini

Il talento di Gianluca Grandinetti non ha confini, da Justin Bieber a Ben Harper

in Arte/Cultura/Moda da

Gianluca Grandinetti, 24 anni di Potenza Picena, nel Maceratese, è ormai una realtà nel mondo del videomaking. Gianluca ti colpisce subito per educazione, timidezza e riservatezza. Poi, parlandoci, si rimane incantati dalla sua preparazione. La “raccomandazione” di Henry Ruggeri nel proporcelo in redazione è più una dritta che uno scambio di favori. I due si raccontano (l’intervista video qui sotto) con una sana complicità. Fa piacere vedere come un nostro giovane talento sia apprezzato ormai a livello mondiale. Un videomaker che raccoglie consensi e premi internazionali. Insomma uno dei frutti buoni di una terra marchigiana che sa esportare stile e talento.

Tra voi due è nata una grande collaborazione.

Gianluca: <<Siamo marchigiani entrambi e ci siamo “beccati” nel nostro “paesino”. Ci troviamo a 5 chilometri di distanza, io sono di Potenza Picena, lui di Porto Potenza Picena. Henry è tutt’ora il mio idolo. Prima di conoscerlo sfogliavo le sue foto pazzesche e le guardavo al computer pensando: è un grande, vorrei davvero stringergli la mano>>.

Henry:<<Avevo necessità di “scaricare” il mio hard disc di conoscenze ad una persona abile e più giovane. Così ho incontrato Gianluca: quando l’ho conosciuto aveva 20 anni e già era dotato di un gran talento. Quello che è successo è stato inevitabile>>.

Gianluca: <<Henry mi ha fatto conoscere il mondo della musica, il rock, e mi ha insegnato lo spirito con cui affrontare il lavoro, la vita e il lungo viaggio che puoi avere di fronte la mattina quando ti alzi dal letto. Mi ha insegnato a buttarmi senza paura nuotando tra i pesci grandi, allargando le spalle. Mi ha insegnato cos’è il Rock’n’Roll in tutto, non solo nella musica>>.

Con chi hai iniziato?

Gianluca: <<Parlo degli ultimi tre anni. Ho iniziato la mia prima esperienza insieme ad Henry per Barley Arts. Abbiamo così collaborato con Lenny Kravitz, Ben Harper, Mika e altri artisti. Da lì c’è stato un uragano di eventi, uno dietro l’altro. Faccio difficoltà a ricordarli tutti in fila. Il più importante, l’incipit, tre anni fa con il tour dei Radiohead. In quella occasione abbiamo capito che fondamentalmente potevamo creare questo pacchetto foto-video “On the Road” e proporlo alle varie agenzie. Che poi non lo abbiamo mai neanche proposto, è stato un effetto naturale. A catena>>.

Che sistema usi per i tuoi lavori?

Gianluca: <<Il mio livello telecamere e altro è “semplice”: penso molto all’inquadratura, curo il sapore dell’immagine. Sono partito con le compatte, poi sono passato alle reflex. Adesso giro con una cinecamera con ottiche “cinema”. Ma scelgo di volta in volta. Dipende sempre da quello che devo fare>>.

Quale lavoro ti ha lasciato dentro più cose?

Gianluca: <<Devo farti delle distinzioni. Faccio molta musica e molta moda soprattutto. Diciamo che il mio vero obiettivo è creare immagini il più vicino possibile alla “video arte”. E’ questo il campo che mi piace di più ma che è anche il più difficile. Quindi nei fashion film (non parliamo di commercial) curo l’estetica ai massimi livelli integrando il prodotto, che in questo caso è magari un outfit completo di uno stilista. La musica ha un livello diverso: l’interpretazione è più legata alla canzone>>.

Con chi ti sei sentito più a tuo agio? Insomma vogliamo i nomi!

Henry: <<Da esterno penso che Gianluca ha fatto un ottimo lavoro quest’estate, durante il concerto degli Ac/Dc ad Imola, dove io ero il fotografo ufficiale e lui il videomaker ufficiale. Purtroppo il video non è ancora disponibile perché stanno aspettando le liberatorie. Ma è un prodotto da brividi>>.

Gianluca: <<Negli ultimi tre anni grazie ad Henry ho stretto tante mani e conosciuto tante persone che prima vedevo solo in tv e nul web. Ora posso parlare delle sensazioni che ho provato di fronte a tali personaggi. Mi sono trovato bene ad esempio con Fabri Fibra: ho fatto due lavori per lui, il video di “Alta Vendita” e un documentario del tour. Poi, parlando di star, citerei sicuramente Ben Harper, uno dei miei artisti preferiti. Dopo un mese che abbiamo iniziato con Henry a lavorare insieme l’ho incontrato. Con Ben Harper abbiamo iniziato a chiacchierare, ho preso il plettro e abbiamo mangiato una pizza. Tengo segretamente il suo autografo nel mio studio>>.

Chi ti ha deluso?

Gianluca: <<Non ho avuto grandi delusioni>>.

Ultimamente hai fatto qualcosa per Justin Bieber (li trovate insieme nella foto di copertina di questo articolo, ndr).

Gianluca: <<Una bella sorpresa è il mio primo lavoro con un’agenzia internazionale. Ho sempre lavorato per l’Universal Italia, con Fabri Fibra, Clementino, Marracash e altri, questa volta per l’Universal America, che segue appunto Justin. Sta promuovendo il suo nuovo album e negli ultimi giorni sono stato a Milano per fare una clip e altre cose che utilizzeranno, non so ancora come. Un’esperienza bella e con Justin mi sono trovato bene. Lui ha ricevuto diverse critiche ma magari chi giudica non pensa che è un ragazzo di 21 anni come tutti, che ha una vita diversa per il semplice fatto che ha sempre migliaia di telecamere puntate addosso>>.

Sei partito da una piccola realtà. E’ bello sapere che ormai i ragazzi marchigiani non hanno più orizzonti e limiti. Il prestigio italiano della creatività che ti ha aiutato?

Gianluca: <<Proprio alcuni giorni fa ho vinto un premio a Chicago grazie ad un fashion film. Il premio si chiama proprio “Bellezza”, scritto in italiano e non in inglese. Questo perché viene dato un riconoscimento all’estetica. Il video è girato a Recanati e a villa Buonaccorsi a Potenza Picena. Secondo me ha ottenuto consenti proprio per la sua impronta “italiana”>>.

Sogno nel cassetto?

Gianluca: <<Parlerei di sogni, ne ho diversi. Mi piacerebbe tanto seguire una rock star o una band per un periodo, e curarne l’immagine a 360 gradi. Mi stimolerebbe molto come sfida. Un sogno che ho in comune con Henry. Un altro è quello di riuscire ad esprimermi al meglio con le immagini. Non importa con quale brand o in quale situazione, ma vorrei ottenere attraverso la telecamera quello che ho in mente al massimo. Sto lavorando per arrivare ad un livello più alto>>.

Kruger Agostinelli

 

Luca Zamparini ed il “Naso di Carlotta”: una bella storia di solidarietà

in Cultura da

La sensibilità del cuore di un cuoco è spesso molto grande, complice anche il calore dei fornelli. Questa che sto per raccontarvi è una storia bella, commovente e vera. Luca Zamparini (vi ho già scritto di lui QUI) conduce con la moglie Nunzia e la cognata Iva, il Ristorante Gvstibvs ad Osimo.

Da diversi anni, ormai, è il presidente dell’Associazione “Il Naso di Carlotta” ed è istruttore di cani adatti ad essere compagni/amici di disabili. Mi raccontava che, con accanto un cane ben addestrato e, assolutamente gioioso, la persona coinvolta diventa autonoma al 70% e rende più serena anche la vita di tutta la famiglia. Lo slancio con cui vi scrivo queste cose belle mi viene dalla grande soddisfazione che Luca e Nunzia hanno avuto il 25 settembre scorso quando il Rotary dell’Alto Fermano ha organizzato nella splendida cornice di Villa Serita a Penna Sangiovanni (MC) una conviviale Interclub Rotary Alto Fermano Sibillini il cui tema era “Il cane da supporto fa la differenza tra la dipendenza e l’indipendenza”. Presenti moltissime personalità del mondo rotariano e del mondo cinofilo, come il presidente dell’Enci, e delle istituzioni locali: Luca Zamparini de “L’Associazione Il naso di Carlotta” di Osimo- Ancona , l’istruttore cinofilo Tommaso D’Angelo del centro cinofilo “Canis sapiens” di Sorrento accompagnati dal loro maestro Luca Rossi direttore tecnico del “Centro studi del Cane Italia” di Salsomaggiore Parma. Dopo i saluti di rito dapprima si sono sviluppate tutte le tematiche relative alla formazione del cane da supporto, quali sono i benefici, le peculiarità caratteriali e di razza, poi l’aspetto tecnico e la preparazione fino poi alle dimostrazioni pratiche. Con Isis, labrador di 4 anni, si è portato a conoscenza del folto pubblico presente tutto ciò che può fare un cane preparato a 360 gradi: caricare la lavatrice, accendere e spegnere la luce, aiutare nelle vestizione, raccogliere oggetti. Ma il clou della serata è stato il piccolo Claudio, bambino di 12 anni affetto da atrofia muscolare spinale (Sma) che con la sua golden retriever Lady di 18 mesi, ha commosso e impressionato l’intera platea, che ha potuto constatare con mano a quanta indipendenza può portare un cane ben preparato ma soprattutto che diventa una compagnia insostituibile: dedizione, amore puro, gioia e vita. Il Rotary, nella persona del presidente Sandro Pacioni e dei suoi più stretti consiglieri, ha voluto fortemente questo incontro per poi impegnarsi in un progetto pluriennale nella formazione di cani che andranno a supportare disabili. La prima adozione è stata fatta proprio in questa serata ed è Emma piccola border collie di 5 mesi che sarà preparata per E.C. di Osimo.

Grande soddisfazione per Luca Zamparini istruttore cinofilo e presidente della Associazione “Il Naso di Carlotta”: sono veramente emozionato, finalmente dopo aver bussato a tante porte qualcuno ha creduto in questo progetto che veramente può cambiare la vita a chi già è sfortunato, ringrazio tutto il gruppo del Rotary Alto Fermano e Sibillini e in special modo Sandro Pacioni per la benevolenza, la disponibilità, la discrezione con il quale ci hanno accolti e ringrazio il mio amico e collega Tommaso che con il piccolo Claudio e la sua famiglia ci hanno raggiunto da Sorrento e Luca Rossi che con la sua professionalità ed esperienza segue sempre il nostro lavoro e la nostra formazione. Con il Rotary si è fatto il primo passo per “l’indipendenza”. Si replica l’11 novembre. Prendete nota.

Carla Latini

Si ride con “Il passo del pollo”. Il nuovo e-book di Valentina Capecci

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Valentina Capecci la conoscete già. Ogni mese scrive per Tyche Magazine pezzi umoristici sulla sua “tragicomica” condizione di pendolare, tra le Marche, dove vive, e Roma, dove lavora come sceneggiatrice. Una lunga carriera fatta di film per il cinema, tantissime fiction Tv (più di venti), commedie teatrali e anche qualche libro. L’ultimo, “Il passo del pollo”, è un e-book (scaricabile da Amazon a solo un euro e mezzo) e la prima cosa che colpisce è la sua copertina, apparentemente irriverente. 

Ma l’apparenza inganna, giusto?

<<Infatti. Anche se la trama, con diversi personaggi, ha vari aspetti, in sostanza si tratta di una appassionata storia d’amore. Parla di un ragazzo e una ragazza agli antipodi, per estrazione sociale, carattere e cultura che però, frequentandosi, scopriranno di avere in comune le cose che contano, valori fondamentali come il senso di giustizia, l’altruismo e una gamma di sentimenti che sfidano le convenzioni. Ecco perché non bisogna fermarsi alle apparenze>>.

Detta così sembra una storia molto seria e invece i protagonisti sono simpatici e il tono è ironico, pieno di battute. La vicenda poi è ricca di situazioni divertenti e colpi di scena esilaranti.

<< Beh, è una commedia. E un chiaro omaggio a un certo cinema che amo molto: quello in cui un manipolo di sfigati si imbarca in un’impresa, spesso assurda, per cambiare il corso della propria esistenza>>.

Di che impresa si tratta?

<< Di una truffa. Utilizzando uno scalcagnato pollaio>>.

Ecco svelati il titolo e, soprattutto, l’immagine di copertina: cercano di metterla in quel posto a qualcuno, giusto?

<< Esattamente>>.

Abbiamo visto su Amazon che le recensioni sono molto positive, addirittura entusiaste del libro. Ma ora ti faccio l’ultima domanda: dal prossimo mese tornerai a scrivere per noi, vero?

<< Certo! Ho ricevuto mail e messaggi su Facebook di altri pendolari come me. Quindi non posso smettere di dar voce alle nostre sofferte peripezie>>.

A presto Valentina!

Kruger Agostinelli

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