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Falconara Marittima - page 2

Falconara Marittima capitale del qualunquismo ?

in Giornalista e dintorni da

Facciamo un giochino? Quale di queste sei immagini (immortalata pochissimi giorni fa) appartiene a Falconara Marittima? Mi sono sempre illuso di vivere in una cittadina che tutto sommato fosse accogliente. E’ vero con problemi urbanistici e ambientali mai risolti ma, come scrivevo tempo fa, con spazi interessanti per vivere insieme. Sono un assertore da sempre di tutto ciò che rientra nella “civiltà del buon vivere”. Eppure mi accorgo con preoccupazione che Falconara Marittima ha degli indicatori comportamentali sempre più impressionanti che rischiano di farne la capitale dell’assoluto qualunquismo. Da una parte c’è un popolo di cittadini molto capace a criticare e a sentenziare sul prossimo con notevole disinvoltura. Tipica di chi preferisce rompere piuttosto che costruire. La ragione? Forse una scarsa appartenenza al territorio e se una cosa non te la senti realmente tua è facile trattarla male. Una dei responsabili, in virtù del suo ruolo, è sicuramente la macchina dell’amministrazione comunale. Qui c’è il culto del “vietare” con miopi soluzioni che rischiano servire tuttalpiù di accattonare qualche votarello per le prossime elezioni ma non sicuramente per risolvere le reali problematiche. Se ad esempio un legittimo post, pubblicato nella pagina fb “la sai l’ultima su Falconara Marittima?”, sulla necessità di rendere più “friendly” (amichevole) questa città per gli animali con uno spazio dedicato a loro sulla spiaggia e soprattutto al mare provoca oltre 400 commenti, per lo più di offese personali, evidentemente c’e’ qualcosa che non va. Un comune serio ed illuminato dovrebbe adottare soluzioni innovative e di ampio respiro ed al tempo stesso far rispettare le norme e non reprimere con blitz o cartelli idioti tipo quelli apparsi a Falconara Alta. Esiste una comunità di persone perbene che ha inserito nella propria famiglia un animale, una scelta ponderata e non di moda. Gente che rispetta le regole ma esige pure degli spazi e non degli assurdi e demenziali divieti. Esiste poi un problema di maleducazione, le cacche per terra per essere espliciti, puniamo severamente chi se ne frega delle regole ma non rompiamo le scatole all’altro 90% di padroni che seriamente fanno il loro dovere con passione e con amore. Mi riesce difficile spiegare ai miei due quattro zampe che non possono calpestare l’erba e non bagnarsi al mare e devono soltanto stare sull’asfalto. Come me in molti facciamo il nostro dovere e pretendiamo rispetto e spazi adeguati.
Forse a Falconara ci sono state troppe sagre delle ranocchie piuttosto che iniziative dedite a comprendere le esigenze di una città che deve permettere, piuttosto che vietare. Occorrerebbe arieggiare realmente i nostri cervelli e non guardare il dito mentre si tenta di indicare la luna. Volevo essere più maleducato nello scrivere tutto questo ma per ora mi accontento della mia pacata indignazione.

Falconara Marittima elezioni comunali, poca politica molto fango

in Giornalista e dintorni/politica da

A Falconara Marittima, la mia città, ci saranno a breve le elezioni comunali. Sto trovando più correttezza nel mondo delle tifoserie del calcio che in quello politico, il che è tutto dire, Per questo il commosso abbraccio ad Astori e l’applauso degli juventini al gol di Ronaldo li trovo un segnali rassicuranti. Nella politica invece c’è l’imbarbarimento di trovare del marcio a tutti i costi, una sciocca necessità che rischia di farci diventare azionisti della fabbrica del fango. Non riesco proprio ad appassionarmi a tutto questo.

#parolechegraffiano

C’era una volta Disco Fantasia…

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/politica da

Ho ritrovato la lettera integrale che scrissi 13 anni fa in occasione della chiusura del mio Disco Fantasia, la ripropongo in maniera integrale per comprendere che siamo stati da una classe politica nazionale inutile e parassita. Falconara Marittima ha avuto da sempre un tessuto urbano con degli esercizi commerciali molto fragili e questo non deve essere imputato a delle responsabilità primarie delle amministrazioni comunali ma semplicemente alla miopia delle politiche in favore della sfrenata liberalizzazione di mercato. E’ stato detto tutto e l’incontrario di tutto ma a rimetterci sono stati soprattutto i centri cittadini che non sono stati mai armonizzati per affrontare una reale riquaificazione. Da una parte associazioni di categorie che invece di suggerire strategie concrete per i commercianti associati, si sono rilevate efficaci solo nel tenere la contabilità e purtroppo nell’avvantaggiare subdolamente solo la grande distribuzione, con l’evidente perdita di tutte quelle professionalità umane che in esse operavano. I negozi migliori prima sono stati presi dalle miriade di banche di affari che hanno invaso ogni città ed ora aumentano quelli sfitti o peggio ancora a macchia di leopardo nelle zone più degradate come negozi etnici privi di un minimo di attrattività. Insomma se vogliamo ripopolare i centri cittadini occorreranno idee ed energie reali come attività culturali e ricreative dovranno coniugarsi con un’offerta di ospitalità e servizi commerciali attenti alla qualità ed al territorio.

QUANDO UNA BOTTEGA CHIUDE…

Mi piace descriverla come un’avventura anche se il finale l’avrei voluto scrivere diversamente ma questo, forse, la renderà, per usare un gergo televisivo che piace, più “reality”.

Era il 10 agosto 1981, un caldo pomeriggio, in cui un pugno di amici mi ha raggiunto in una strada non centralissima di Falconara Marittima, via Marsala 42, per quella che avevo definito “un’idea vestita di musica” dal nome Disco Fantasia. C’era la stella nostrana Michele Pecora, il disc jockey del locale romano più alla moda, il Jackie O, Claudio Casalini, una disc jockey di Rai 2 Antonella Giampaoli e tantissimi amici e curiosi.

In un negozio tradizionale non si vende o si compra solo merce, c’è l’assoluto piacere di stare insieme e di raccontarsi ed in questo credo che la mia “piccola nave musicale” sia stata sempre accogliente sia nei pettegolezzi fatti circolare che nei segreti sussurrati. Un luogo d’incontro ambito e di tendenza ma mai riservato a pochi.

Troppo facile parlare delle presenze eccellenti, in veste di clienti (i Pooh, i Matia Bazar e tanti altri), più gratificante è stato vedere sfilare davanti al bancone almeno due generazioni. Di quelle situazioni che ti mantengono inevitabilmente “sempre giovane” grazie alla complicità dei figli dei miei coetanei.

Ma tutto passa e dal vinile nero dei leggendari 33 giri si arriva alla tecnologia sofisticata dei compact disc.

Mentre sul commercio impazza la parola d’ordine “consumare tutto e di più” non importa ne come ne dove perché il “mercato vuole così”.

E con gli anni 90, l’entrata prepotente e scellerata della grande distribuzione organizzata, bisogna comprendere che è “l’inizio della fine” per i piccoli indipendenti del commercio. Una situazione che mi ha sempre fatto pensare, lasciatemi passare la provocazione, ad una via di mezzo fra l’eliminazione implacabile dei pellerossa d’America dalle loro terre e le stragi selvagge effettuate dai cacciatori di foche. Senza regole e nella completa indifferenza della gente e soprattutto delle istituzioni.

Inutile far ragionare sull’anomalo senso di questa falsa modernizzazione e l’effimero ed apparente vantaggio immediato dei consumatori, privati definitivamente della specializzazione di chi vende.

Che fregatura per quelli che come me ci hanno messo sempre il cuore nel proprio lavoro con professionalità e , spero e credo, con la convinzione di aver saputo comunque offrire dei “momenti genuini” alla mia clientela. Buono o cattivo, antipatico o simpatico, bello o brutto, bravo o deludente ma sicuramente non asettico come alla cassa di una centro commerciale.

E poi la mia “piccola nave musicale”, come in ogni buon romanzo di avventura che si rispetti, è stata assalita da tanti pirati illegali e legali. Dalle illegalità, tacitamente consentite, delle copie casalinghe masterizzate, a quelle gratuite ed inesauribili di Internet e a quelle etniche e colorate dei “vu’ cumpra’”. O quelle vergognosamente legali della grande distribuzione organizzata con il “sottocosto” (un crimine chiamato “dumping” -concorrenza sleale- mai perseguita) o delle edicole con la possibilità di vendere in allegato alle riviste il nostro stesso materiale senza l’aggiunta del 20% di Iva.

Insomma miserabili storie italiane, una delle tante, mentre ancora certi nostri politici continuano a sorridere nei manifesti elettorali segno evidente che perlomeno i loro “affari” vanno a gonfie vele.

Ed ogni nave che si rispetti ha un capitano che con essa va a fondo. E per questo che con una profonda ma dignitosa tristezza e un pizzico di rabbia, spero comprensibili, che Capitan Kruger mette la parola fine su Disco Fantasia consapevole che oltre ai debiti reali di questa avventura ha portato con se un forziere pieno di ricchezze che nessuno potrà mai rubarmi. Ricordi, emozioni, piccoli segreti e grandi sogni che nessuno potrà mai sottrarmi e renderà meno insopportabile questo pagina strappata alla mia vita.

Kruger Agostinelli, 11 maggio 2004

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