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Enrico Ruggeri si racconta fra musica, calcio, baci e mare d’inverno

in Donoma Civitanova/Eventi/Giornalista e dintorni da
Alla fine degli anni Settanta ero il disc jockey del Papagayo, una discoteca storica (che non c’è più) situata proprio di fronte alla Rotonda a Mare di Senigallia. Mi dissero che c’era in sala il cantante dei Decibel, un gruppo punk di tutto rispetto nel panorama della musica dell’epoca. Era in vacanza dalle nostre parti. Un incontro mancato quello con Enrico Ruggeri per una pura coincidenza ma uno di quegli episodi che restano impressi. Anni dopo ascoltai “Il mare d’inverno”, la splendida canzone che scrisse per Loredana Bertè. Mi evocava proprio il nostro litorale. Infatti quest’estate lo stesso Ruggeri confermò questo mio sentore, proprio in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Marotta. Ho avuto il piacere di intervistarlo aspettando il suo concerto di venerdì 20 novembre al Donoma di Civitanova, per il Tyche Friday.
Enrico Ruggeri, un po’ Dr Jekyll e un po’  Mr Hyde. Ma ti senti più rock o più “confidenziale”?
‹‹Mah, difficile dirlo. Ognuna delle due anime ha senso di esistere perché c’è anche l’altra. Sicuramente questo mio modo di essere mi distingue, in un mondo dove tutti i cantanti tendono ad avere un solo aspetto. Magari ottimo, eccelso, ma uno solo. Io faccio concerti anche per voce e piano e vengo allo stesso tempo da un gruppo Punk e quindi amo pure spingere sull’acceleratore››.
A proposito, sei più bravo come calciatore o come cantante? 
‹‹Purtroppo temo come cantante! Ognuno vorrebbe avere quello che la vita gli ha dato di meno, quindi il mio impegno sul calcio è notevole! Gioco a pallone appena posso, almeno una volta a settimana quando va male››.
C’è poi infatti il tuo impegno nella Nazionale Italiana Cantanti.
‹‹L’associazione è il modo di mettere la mia fortuna a vantaggio di chi ne ha avuta meno. Sono orgoglioso di far parte di quel gruppo››.
Hai scritto canzoni per te ma con successo anche per altri interpreti. Fiorella Mannoia e Loredana Bertè sono gli esempi più lucenti. Chi manca all’appello? Insomma, per chi ti piacerebbe comporre?
‹‹Mah, questa domanda non me la sono mai fatta. Sono nate delle amicizie e in seguito a queste sono partire delle esperienze. Se hai affinità con qualcuno che fa musica finisci prima o poi per fare qualcosa insieme. Per cui posso risponderti dicendo che spero di fare nuove amicizie che mi spingano a comporre musica. Ho collaborato con diversi personaggi: dagli Elio e le Storie Tese a Tozzi, da Morandi a Locasciulli, da De Gregori a Mina. Artisti quindi lontanissimi tra loro. Ma ho sempre privilegiato l’aspetto umano piuttosto che operare con scelte a tavolino. Mi lascio guidare dalla vita››.
Mentre l’Enrico Ruggeri ascoltatore di musica cosa predilige dell’attuale panoramica musicale?
‹‹Non trovo cose interessanti. Ho visto suonare tutti: il primo concerto della mia vita è stato quello degli Emerson, Lake & Palmer, ho visto Paul McCartney, ho visto David Bowie, Lou Reed. Oggi c’è davvero poca roba in giro››.
Cosa proporrai al pubblico del Donoma?
‹‹Raramente decido prima. Certo, ci sono quella decina di canzoni che bisogna fare ed è giusto farle. Come “Mare d’inverno”, “Mistero”, “Peter Pan”, “Quello che le donne non dicono” e via dicendo.  Dopo di che si va un po’ a braccio. Si decide lì per lì cosa suonare››.
Un lavoro artigianale.
‹‹Ho la fortuna di avere una band supercollaudata. Posso quindi decidere anche durante il concerto, a secondo degli umori, di una faccia che scorgo dal pubblico. Dipende dalle sensazioni che ricevo dal concerto››.
“Il mare d’inverno” si è proprio ispirato alla spiaggia marchigiana. Delle Marche hai altri aneddoti o ricordi personali? 
‹‹Ognuno di noi ha mille aneddoti della sua adolescenza. Andando in vacanza nelle Marche ricordo il primo bacio, la prima discoteca con le sedie bianche di plastica e con canne di bambù a separare gli ambienti. Quel mondo degli anni Settanta. Quindi per me Marotta è il posto dei ricordi››.
Kruger Agostinelli

La voce di Antonella Ruggiero dritta al cuore ammalia il Donoma edizione club

in Donoma Civitanova/Eventi da
La voce di Antonella Ruggiero avvolge la platea del Donoma di Civitanova, ancora una volta in edizione club per Tyche Friday, l’appuntamento del venerdì notte. Sulle ali nostalgiche e mai dimenticate delle hits dei Matia Bazar applaudite da “Per un’Ora d’Amore” a “Cavallo Bianco”, da “Vacanze Romane” al brano conclusivo “Ti sento”. Il resto del repertorio, sapientemente scelto con gusto, fra standard internazionali e nazionali d’autore. Una preziosa polvere musicale di suoni mai confusi e sempre diretti al cuore. Come non citare sia “Blue Moon” che l’allegro swing Crapa Pelada di Gorni Kramer. Spazio anche per l’immortale poesia musicale di Fabrizio De Andrè, anche in onore del pianista Mark Harris già dell’indimenticabile cantautore genovese ed ora alla sua corte insieme agli ottimi Roberto Colombo al vocoder e basso synth e Ivan Ciccarelli alle percussioni. Piccolo capolavoro il bis finale “Guantanamera” proprio per invitare ed anticipare al ballo, un ruolo con cui l’impeccabile coppia Aldo Ascani e Davide Domenella  ha concluso la notte. Venerdì prossimo si festeggiano, con Leee John e la sua band, direttamente dall’Inghilterra,  i 35 anni degli Imagination. Oltre al sound Disco Anni 80 della band anglosassone,  sono in arrivo altre sorprese per rendere sempre più attraente e fruibile il venerdì notte Donoma.
Kruger Agostinelli
Foto di Federico De Marco

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Leee John porta la disco degli Imagination al Donoma, 35 anni da festeggiare

in Donoma Civitanova/Eventi da

Era il 1981 quando Disco Ring presentò “Body Talk”, un disco che veniva direttamente dall’Inghilterra. Poi l’anno dopo arrivò il loro successo più evidente, ovvero “Just an Illusion”. Questa è la breve presentazione degli Imagination di cui Leee John è il protagonista indiscusso. Sono passati 35 anni dove, alternandosi anche con il lavoro di attore, per il cantante musicista c’è stata un’intensa attività live di club e festival. Insomma, continua a brillare la stella degli Imagination dimostrando una buona energia insieme ad altri immortali superstar della disco music. Lo intervistiamo in attesa del suo ritorno in Italia grazie alla data conquistata venerdì 30 ottobre 2015, all’interno del Tyche Friday per il Donoma di Civitanova.

Ciao Leee John dopo 35 anni il fenomeno Disco Music degli anni Ottanta è solo un appuntamento per nostalgici o c’è anche la curiosità del giovane pubblico?

<<Innanzitutto provengo dall’epoca Soul Funk britannica, la disco è stata per me quella degli anni Settanta, ma molti altri Paesi cambiarono negli anni Ottanta, come la Francia che passò alla Disco Funk o al Jazz Funk. Io provengo dalla zona Nord di Londra, molti gruppi inglesi stavano emergendo in un periodo in cui eravamo tutti molto differenti, sia per look che per musica. Gruppi che poi si diffusero in giro per l’Europa e per il mondo. E’ stato un periodo davvero innovativo sotto il profilo artistico in tutti i campi. Detto questo, la musica che abbiamo creato è diventata universale per tutte le generazioni. I deejay amano i differenti mix e adesso molti studenti e giovani ascoltatori stanno scoprendo la musica degli Imagination e di Leee John>>.

Tu che sei un artista di fama internazionale puoi dirci se esiste una universalità nella musica?

<<La musica rompe tutte le barriere, occupa tutte le nostre emozioni. Non esiste un giorno in cui non ascolti musica. E’ parte della “chimica” della nostra storia>>.

Parlaci della differenza di pubblico che incontri di volta in volta, da quello inglese a quello italiano, da quello asiatico a quello americano.

<<Ovviamente ogni pubblico è differente, ma il loro amore per la nostra musica li accomuna>>.

Quale artista emergente ti ha impressionato di più?

<<Sono stato di recente al festival Reggae di Benicasim, in Spagna. C’erano due ragazzi italiani che avevano un sound giamaicano stupendo. Non riesco a ricordare il loro nome però>>.

Conosci allora qualche artista italiano che ti piace particolarmente?

<<Davide De Gregorio è un grande cantante, conosciuto anche con il Ddg Project. Ha bellissime canzoni e il suo prossimo album avrà melodie molto forti>>.

Cosa porterai al Donoma?

<<I miei spettacoli sono sempre pensati per il pubblico. Ogni platea è diversa e mi piace fare una performance speciale per ognuno di loro. Sarà “spettacolare”, con vecchi e nuovi brani. Date una guardata ai miei siti: www.leeejohn.com , www.feelmysoul.co.uk , facebook leee john>>.

Come ultima domanda, noi di Tyche Magazine chiediamo sempre di filosofeggiare con una parola ogni mese. A te chiediamo: cosa ti fa venire in mente la parola VITA?

<<Live, Life, and Love>>.

Kruger Agostinelli

Torna il Cena Spettacolo con buffet in sala buffet a 20 euro, prenotazioni e altre opzioni all’infoline 0733 775 860

Antonella Ruggiero si racconta aspettando il live al Tyche Friday del Donoma

in Donoma Civitanova/Eventi/Giornalista e dintorni da

Che voce quella ragazza! Era la lontana estate del 1975 e per la prima volta da Genova i Matia Bazar si esibivano nelle Marche, in un dancing ormai relegato ai ricordi, il Tapioka Club. La prima hit era “Stasera che sera” e lei, la cantante, Antonella Ruggiero. Poi una carriera esaltante fuori e dentro i Matia Bazar, la sperimentazione con i Subsonica e tante profonde esperienze fra musica sacra e lirica. Venerdì 23 ottobre Antonella Ruggiero sarà al Donoma di Civitanova, per il secondo appuntamento live targato Tyche Friday.

C’era un bel po’ di tempo fa un locale all’aperto di Falconara Marittima. Si chiamava il Tapioka. Qui ricordo un esordiente band genovese che si presentò per la prima volta fuori dai suoi confini. La cantante non era niente male mentre interpretava “Stasera che sera”. Inevitabile chiederle quanto contino per un artista le proprie radici.

<<Sono fondamentali, perché l’arte si fonda proprio sulle radici e su quello che un artista riesce a trasformare e rielaborare nel tempo. Le radici sono essenziali per una persona che vuole creare e fare arte in generale, non solo nella musica>>.

Un artista vero cambia e sperimenta per una propria esigenza creativa mentre il pubblico, lo sappiamo bene, spesso è conservatore. Antonella Ruggiero ha trovato il giusto equilibrio in tutto questo?

<<Credo di sì. Il pubblico non è tutto conservatore, anzi: c’è una platea che segue cose che radio e televisioni non passano, a parte qualche raro esempio di canale interessante. C’è la solita questione legata alla grande vendita che deve essere in qualche maniera propinata alla massa. Però c’è quest’altro tipo di pubblico, non piccolo ma composto da tante persone, che segue la buona musica che c’è in Italia, da nord a sud. Ci sono rassegne che sono la base di tutto quello che è l’altra faccia della medaglia, con concerti meravigliosi che non vengono certo promossi nei canali tradizionali. Ma internet e tanti mezzi di comunicazione fanno si che l’arte giri non solo per le lavorazioni di massa. C’è come un muro che separa le due cose>>.

Nell’autunno 2004 è stata la prima ed unica interprete ad aver ricevuto il permesso di cantare nella Santa Casa del Santuario di Loreto. Ma ha anche avuto importanti esperienze a Jesi o e Pesaro. Ha per caso qualche aneddoto sulle Marche o sui marchigiani?

<<Ogni volta che approdo nelle Marche mi trovo davanti a dei panorami e dei luoghi magnificamente conservati. Una regione straordinaria, sono veramente lieta di tornare a visitarla. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo, qualcosa che mi era sfuggito in tanti anni di frequentazioni, visti i concerti fatti. Un grande luogo!>>.

La sua mobilità artistica in tutti i generi musicali è positivamente impressionante. Crede ancora di avere dei sogni nel cassetto da realizzare?

<<Non ho mai avuto sogni nel cassetto. Il cassetto è sempre stato aperto sia per deporre idee sia per tirar fuori progetti. Adesso stiamo ultimando ad esempio un lavoro molto importante, forse il più importante di questi anni: un lavoro realizzato nella cattedrale di Cremona con organo (suonato da Fausto Caporali) e voce. Sono 17 brani di musica sacra, veramente intensa e ben arrangiata. La cattedrale è un luogo adatto per un certo tipo di raccoglimento in musica. L’album uscirà a brevissimo e si intitolerà “Cattedrali”>>.

Può anticipare cosa proporrà al pubblico del Donoma nella sua imminente partecipazione?

<<Con me sul palco ci saranno due artisti straordinari. Il primo è il pianista Mark Harris, che ha lavorato per anni con Fabrizio De André. E’ stato suo arrangiatore, musicista e amico. Ama l’Italia profondamente. Poi c’è Roberto Colombo con i suoi suoni sintetici>>.

Tyche Magazine ogni mese ha una sua parola chiave su cui filosofeggiare. Ora tocca al termine VITA. A lei cosa provoca?

<<Creatività costante, prima di tutto quella del cervello. Il cervello funziona in maniera diversa da una persona all’altra. E’ il grande motore che mi fa venire le idee, crea suggestioni e movimenta costantemente quella cosa chiamata anima, chiamata interiorità. Dalla sensibilità e dal cervello parte l’azione, partono i progetti>>.

Kruger Agostinelli

Biglietti a 22 euro comprensivi di consumazione, disponibili su CiaoTickets e su TicketOne. In alternativa sarà possibile acquistarli (fino ad esaurimento posti) dal botteghino del Donoma dalle ore 21 in poi del giorno stesso dello spettacolo, venerdì 23 ottobre. L’ingresso al locale sarà possibile dalle ore 22 in poi e l’inizio dello spettacolo è previsto alle ore 23. La prenotazione dei tavoli si possono effettuare tramite l’infoline 0733775860

Il Gabbiano di Civitanova custodisce i sapori antichi del sugo alla Marinara

in Senza categoria da

 

Alla fine del Lungomare nord di Civitanova c’è l’Hotel Ristorante Gabbiano. Una conduzione familiare sin dal 1966, quando al posto delle case e della strada c’erano gli orti. Rosanna, la sorella di Luana che invece è la cuoca, sta in sala insieme a Luca, il nipote figlio di Luana, che si occupa dei vini. Rosanna, classe 1968, mi racconta di quando appunto c’erano gli orti delle famiglie che vivevano più verso l’interno. Il mare era birichino e spesso inondava allagando le coste. Rosanna ricorda ancora i suoi piedi nell’acqua quando seduta sugli scogli guardava il mare. Il papà e la mamma decisero di bonificare questi “orti allagati”, cominciando col costruire la prima struttura. L’albergo. Poi nacque il ristorante. La cucina di mamma era assolutamente casalinga. Una cucina di mare e di orto. Non poteva essere diversamente. Anche oggi è così. Nel menu del Gabbiano c’è un primo piatto mitico e storico che si chiama “Marinara“. Un ragù di pesce in bianco molto saporito da spezie ed erbe aromatiche che può essere sia con le classiche tagliatelle all’uovo sia con spaghetti artigianali. Rosanna trova tempo per parlare con me. E lo apprezzo molto. Vedo quanti coperti ha dentro e fuori. Pienissimo ed è un semplice giovedì di metà settembre. <<Nessuno avrebbe scommesso sulla scelta di mamma e papà che invece è stata vincente per noi ma anche per tutti gli altri che li hanno imitati>>. Sul lungomare di Civitanova in piena estate sembra di essere alla semana blanca a San Sebastian. Tanta è la gente e tanti sono i locali aperti sulla spiaggia e oltre la strada. Lascio tranquilla Rosanna e mi lascio guidare da Andrea, il cameriere che, a proposito di “noi della sala”, è molto preparato sia sui piatti che sui vini. Al Gabbiano si beve anche molto bene. Bella selezione marchigiana e internazionale. Insomma se volete pasteggiare a crudi e Don Perignon potete farlo senza problemi.

Il Gabbiano Civitanova MirizziAndrea mi consiglia il tris di antipasti crudi, la Marinara (come si fa a non provarla!) e gli spaghetti con il ragu di ricciola. Meno male che sono insieme al Direttore di Tyche (Kruger fotografa e fotografa e poi mangia e mangia. Un passionale in ogni caso!) e al produttore di vino Gianluca Mirizzi. Quindi beviamo molto bene. Fra i crudi ci sono delle panocchiette deliziose e le cozze viola cha adoro. La tartare di ricciola (a dimostrazione che usano il pescato del giorno) con la burratina nascosta all’interno è piacevole e interessante. Segue il terzo antipasto che è un riso nero cotto alla perfezione con molti odori gentilmente rivolti alla cipolla con un gambero appena scottato e ketchup di rape rosse e senape fatta in casa. I primi arrivano su un vassoio grande ma Andrea con abilità ce li impiatta con quel gesto armonico fra cucchiaio e forchetta che crea una “torre cestino” molto carina. La Marinara è come pensavo. Sapori molto antichi che mi fanno chiudere gli occhi. Momenti belli che sono la memoria dei sapori sanno creare. Stessa “danza impiattamento” anche per gli spaghetti con la ricciola. Il ragù è ricco ma molto delicato. Leggermente dorato. Ora ho capito perché tutti mi dicono che il Gabbiano è sempre pieno. Aveva ragione mamma quando scelse il nome osservando i gabbiani volare all’orizzonte. Bisogna sognare e volare alto nella vita…

Carla Latini

Gino Paoli allo Shada, il sapore di mare e di cose “non” perdute…

in Eventi/Shada Civitanova da

Gino Paoli cambia le carte di in tavola e sostituisce un brano del bis, “Quattro amici al bar” con la ripetizione di “Sapore di sale”. Ma come dargli torto? I quattro amici si sono trasformati allo Shada di Civitanova in oltre ottocento persone. E il sapore di sale ha un senso in riva al mare e soprattutto per dirlo alla sua maniera “di cose perdute”. Poi il cantautore genovese lo aveva anche ricordato durante il suo concerto: <<Ci sono canzoni scritte da noi che ormai appartengono al pubblico e può farne ciò che vuole>>.

Gino Paoli ci consegna ancora le sue immortali turbolenze d’amore. Proprio quelle canzoni che per molti di noi sono state non solo colonne sonore sentimentali ma proprio mezzi di comunicazione per far breccia sui cuori fertili degli amanti. Record dei record per “Legati ad un granello di sabbia”, il venerdì notte ideato da Aldo Ascani. Grazie all’autore de “Il cielo in una stanza” la notte civitanovese più esclusiva della Riviera Adriatica ha superato tutte le presenza delle precedenti cena spettacolo.

Gino Paoli e Marco ChiattiUn veloce scambio di battute a fine spettacolo con il collega Marco Chiatti che gentilmente ci concede per Tyche Magazine.

Lei ha ancora voglia di scrivere: è in preparazione un suo nuovo disco, ce ne anticipa qualcosa?

<< Il tema di fondo di questo lavoro è il rifiuto del “definitivo”. Siamo abituati a considerare le cose che succedono come immutabili e tendiamo a essere schiavi del “sempre” e del “mai”. Invece per me la chiave di tutto sono le domande, la ricerca: il mondo è in eterno cambiamento, e così anche noi siamo sempre in evoluzione. Ogni cosa, ogni azione umana, è il seguito di una domanda. Le domande sono un atto di opzione, di speranza, di ricerca. E a questa ricerca corrisponde una ricerca musicale, che nel disco si sviluppa in tante maniere>>.

Ma secondo lei, esistono ancora oggi canzoni d’amore?

<<Le canzoni d’amore esistono, sono sempre esistite ed esisteranno sempre. È il modo di esprimere l’amore che nel tempo è cambiato, la maniera di parlarne che è diversa, così magari una persona di una certa età fa fatica a comprendere le espressioni di un giovane. Ma il sentimento è uguale, è sempre lo stesso. Anzi, di più: è il motore che ispira ogni tipo di artista, chi scrive, chi dipinge, chi fa musica>>.

Ha ricordi, aneddoti, episodi, persone che la legano alla nostra regione, le Marche… 

<<Oltre a fare musica io dipingo e delle Marche mi ha sempre colpito la “pittoricità”. Mi spiego meglio: guardandosi intorno in queste terre sembra che sia già perfetto. Le masse, i sassi, sono talmente messi bene e con i colori giusti che non c’è bisogno di spostare nulla. È tutto talmente preciso che a chi guarda non resta che tradurre il tutto sulla tela. Perché è già tutto fatto>>.

Kruger Agostinelli

Intervista gentilmente concessa da Marco Chiatti

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Lillo e Greg incantano la piazza di Civitanova con i selfie

in Senza categoria da

Una platea da concerto per Lillo e Greg e il loro “Occhio a quei due”. Trasferito in piazza un ottimo spettacolo teatrale, con i pro e i contro che ne conseguono. Civitanova ha risposto alla grande, con oltre tremila spettatori. Chiaro, nella grande cornice di piazza XX Settembre, cuore dello “struscio” serale, in un’afosa serata di luglio, qualche gag si è persa nel vocio di chi era alla ricerca di un buon gelato o di una bibita rinfrescante. Nulla che invitasse al silenzio di un contenitore teatrale. Del resto la logica dell’ingresso gratuito presuppone una estesa fruibilità del prodotto. Però la serata è stata godibile e divertente anche per i molti che hanno assistito in piedi. Merito della collaudatissima coppia che si è avvalsa della brava e bella Vania Della Bidia. Sketch serrati e divertenti, nello straordinario stile surreale che da anni ci accompagnano nelle mirabolanti storie radiofoniche di “Sei uno zero”. Festa di piazza, quindi, che alla fine ha funzionato. La vera attrazione è diventata proprio il dopo spettacolo quando i protagonisti sono concessi con sincera generosità al loro pubblico. Selfie a gogo e non solo. Per tutti un’attenzione non di comodo ma personale e diretta, un sacro rispetto del pubblico dove Greg, Lillo e Vania sono stati inesauribili protagonisti. Nell’intervista di seguito ve ne accorgerete.

Kruger Agostinelli

Foto di Federico De Marco

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