Con un commovente ricordo, quest’anno Pippo Baudo ha ‘aperto’ il Festival di Sanremo, eppure la sua pensione era bassissima a detta dei suoi colleghi: ecco la cifra.
Il Festival di Sanremo 2026 si è aperto con un omaggio commovente, un vuoto che si avverte in ogni angolo dell’Ariston: è il primo anno in cui il mondo dello spettacolo si trova a celebrare la kermesse senza il suo “padre” storico, Pippo Baudo, scomparso il 16 agosto dello scorso anno.
Nonostante la sua assenza fisica, il suo nome è tornato prepotentemente non solo per i suoi record insuperati, ma anche per via di una notizia che, seppur non propriamente fresca, ha rifatto nel giro di poco discutere ancora una volta tutta l’Italia: colui che ha costruito la Rai e lanciato i più grandi artisti mondiali, negli ultimi anni di vita, percepiva una pensione decisamente lontana dalla potenza della sua carriera.
Mentre sul palco Carlo Conti e gli artisti in gara ricordano le sue tredici edizioni leggendarie, fuori dal coro delle celebrazioni torna a galla una cifra svelata quando ancora Pippo era in vita da Orietta Berti, che fa riflettere: circa 900 euro al mese. È questo l’importo dell’assegno che era stato attribuito a Baudo, una somma che per un gigante del suo calibro appare quasi simbolica, se non addirittura beffarda.
Questo squilibrio tra la gloria televisiva e la realtà pensionistica non era dovuto a un declino finanziario personale, ma a un sistema di contributi che per decenni, nel mondo dello spettacolo, non ha tutelato i grandi protagonisti come accade in altri settori. Pippo, con la sua solita dignità, non ne aveva mai fatto un dramma pubblico, ma il dato rimane un monito su come l’industria dell’intrattenimento tratti le sue icone una volta calato il sipario.
In questo 2026, Sanremo ha scelto di celebrare il “baudismo” come filosofia di vita. Baudo non era solo un conduttore, era un direttore artistico totale, capace di intuire il successo di una canzone al primo ascolto. La sua morte a 89 anni ha lasciato un’eredità pesante: oggi i nuovi conduttori cercano di imitare quel rigore e quella passione, ma la verità è che Pippo Nazionale è stato un pezzo unico capace di lanciare talenti come Eros Ramazzotti, Elisa, Giorgia e molti altri.
La sua scomparsa ha chiuso un capitolo fondamentale della nostra cultura popolare. Eppure, ogni volta che un giovane talento sale su quel palco, c’è un po’ di Pippo Baudo in quella luce, a ricordarci che la vera ricchezza che ha lasciato non si conta in euro, ma in decenni di storie raccontate a milioni di italiani.