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Mangiare e bere

Cibo confezionato nella plastica e riscaldato: l’allarme di Greenpeace è molto serio

Allarme di Greenpeace sul cibo che viene riscaldato in microonde direttamente nella plastica: cosa succede al nostro organismo.

Riscaldare nel microonde o nel forno un pasto pronto dentro il suo contenitore di plastica è un gesto comune e veloce, che tutti facciamo ogni giorno, convinti che sia sicuro perché sulla confezione è scritto che il prodotto è adatto al riscaldamento. Ma a quanto pare non è così, almeno stando a quanto viene denunciato da un rapporto di Greenpeace. Secondo la nota associazione ambientalista, scaldare cibi confezionati nella plastica è una pratica dannosa.

Cibo confezionato nella plastica e riscaldato: l’allarme di Greenpeace è molto serio (Kruger.it)

Questo perché, stando al rapporto che ha analizzato diversi studi scientifici recenti, può far finire nel piatto una grande quantità di microplastiche e sostanze chimiche potenzialmente dannose. Bastano pochi minuti nel microonde – sostiene Greenpeace – per provocare il rilascio di centinaia di migliaia di particelle minuscole, chiamate microplastiche e nanoplastiche, così piccole da non essere visibili a occhio nudo.

Cosa succede quanto mettiamo un contenitore di plastica nel microonde

La denuncia di Greenpeace prende il via da una ricerca condotta dall’Università del Massachusetts Amherst, seguendo le indicazioni della Food and Drug Administration degli Stati Uniti: gli studiosi hanno osservato che dopo cinque minuti di riscaldamento nel microonde si possono liberare oltre 300 mila particelle nei cosiddetti simulanti alimentari, un numero che è risultato molto più alto rispetto al riscaldamento in forno tradizionale, in ceri casi sette volte di più.

Cosa succede quanto mettiamo un contenitore di plastica nel microonde (Kruger.it)

Il calore non fa solo aumentare le microplastiche, ma può anche favorire il passaggio di sostanze chimiche dalla plastica al cibo, ragione per la quale materiali comuni come polipropilene e polistirene, spesso usati per vaschette e contenitori da asporto, possono rilasciare additivi come plastificanti e antiossidanti. Alcune di queste sostanze sono già note per i possibili effetti negativi sulla salute, ad esempio nelle plastiche sono presenti migliaia di composti chimici.

Cosa può causare l’esposizione a composti contenuti nei contenitori di plastica

Una parte di questi composti chimici, peraltro, non è regolamentata in modo chiaro quando si tratta di imballaggi alimentari: tra le sostanze più discusse ci sono i bisfenoli, gli ftalati, alcune sostanze perfluoroalchiliche e metalli come l’antimonio. Diversi studi collegano l’esposizione prolungata a questi composti a malattie anche gravi come tumori e malattie del metabolismo, oltre ad alterazioni ormonali e difficoltà riproduttive.

Cosa può causare l’esposizione a composti contenuti nei contenitori di plastica (Kruger.it)

Anche la rivista scientifica The Lancet ha richiamato l’attenzione sui rischi legati alla plastica lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento. Un altro aspetto importante riguarda lo stato dei contenitori, perché le vaschette vecchie, graffiate o riutilizzate più volte tendono a rilasciare ancora più particelle rispetto a quelle nuove: è del resto noto che l’usura renda la plastica meno stabile e più fragile quando viene esposta al calore, e i contenitori per alimenti siano spesso monouso.

Che cosa propone Greenpeace per far fronte al problema

Nonostante questi segnali di allarme, il mercato dei piatti pronti continua a crescere: stando a recenti analisi di mercato, il valore globale di questo settore è in costante aumento e coinvolge milioni di consumatori. Allo stesso tempo, i dati che provengono dall’Agenzia internazionale dell’energia mostrano che gli imballaggi rappresentano una parte molto grande della produzione totale di plastica, destinata a crescere ancora nei prossimi decenni.

Greenpeace sostiene che le regole attuali non siano sufficienti a proteggere i consumatori e chiede ai governi di adottare misure più severe, anche nei negoziati internazionali sul futuro trattato globale contro l’inquinamento da plastica promosso dalle Nazioni Unite. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre l’uso della plastica negli imballaggi alimentari e garantire controlli più rigorosi sulle sostanze che possono entrare in contatto con il cibo.