Non tutti ne sono a conoscenza, ma il miglior olio per friggere è soltanto uno: non si tratta di quello che tutti immaginano, lo dicono gli esperti.
Croccante fuori, morbido dentro: la frittura è una tecnica antica che continua a conquistare per consistenza e gusto. Eppure, dietro un gesto così semplice si nasconde una domanda cruciale: qual è l’olio giusto da portare ad alte temperature senza compromettere sapore e salute? Tra credenze popolari e mode alimentari, la risposta dell’esperto sorprende e ribalta molti luoghi comuni.

Fino ad ora, nella maggior parte dei casi, quando si tratta di ‘friggere’ si tende ad acquistare l’olio di semi di girasole o l’olio di arachide. Tuttavia, in entrambi i casi, si tratta di una scelta sbagliata, nel primo caso siamo in presenza di un olio ricco di acidi grassi polinsaturi e che tende a deteriorarsi rapidamente con il calore, l’altro olio invece, pur avendo circa il 50% di acidi grassi monoinsaturi, con una buona quota di saturi e che garantisce una buona resistenza alle alte temperature, potrebbe non risultare sempre adatto.
Ecco qual è il miglior olio per friggere secondo gli esperti: la scelta nessuno la immagina
Secondo nutrizionisti e tecnologi alimentari, la qualità del grasso conta più del suo prezzo o della sua neutralità aromatica. L’olio extravergine d’oliva possiede una composizione ricca di acidi grassi monoinsaturi, in particolare acido oleico, che lo rendono stabile alle alte temperature. Il suo punto di fumo, se di buona qualità e ben conservato, è adeguato alla frittura domestica, soprattutto se si rimane intorno ai 170-180 °C, la fascia ideale per ottenere una doratura perfetta senza degradare il prodotto.

A fare la differenza non è solo la resistenza al calore, ma anche la presenza di composti antiossidanti naturali, come polifenoli e vitamina E, che rallentano i processi ossidativi durante la cottura. In altre parole, un extravergine di qualità non solo regge bene la temperatura, ma contribuisce a mantenere più stabile l’alimento fritto.
Questo non significa che ogni bottiglia sia adatta allo scopo. La freschezza è determinante, infatti, un olio vecchio o mal conservato avrà già subito ossidazioni e sarà meno performante. Anche il profilo organolettico conta, un extravergine dal gusto equilibrato valorizza verdure, pesce e carni bianche senza coprirne i sapori, lasciando una nota pulita e armonica.
Il timore che l’olio extravergine renda i fritti “pesanti” è spesso legato a errori di tecnica. Una temperatura troppo bassa favorisce l’assorbimento del grasso; una troppo alta accelera la degradazione. La regola d’oro è friggere pochi pezzi alla volta, evitare di riutilizzare più volte lo stesso olio e scolarlo su carta assorbente senza coprire subito l’alimento, per preservarne la croccantezza.





