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Jesi

Montecappone e i suoi vini, dall’Utopia alla scommessa bio. Sempre con passione e fantasia

in Mangiare e bere/Senza categoria da

Cantine Montecappone foto by KrugerOgni occasione è buona per bere i vini di Montecappone di Jesi. Fine maggio, Cantine Aperte. Sono da Gianluca e Annarita Mirizzi. Amici da tanti anni. Trasferiscono la loro energia, la loro emotività e la loro precisione maniacale nei vini che producono insieme al loro staff di agronomi ed enologi capeggiati da Lorenzo Landi. Quindi c’è amore, fantasia, passione, tecnica e virtuosismo in un mix di assoluto valore. Un grande vino nasce in vigna e la Montecappone possiede 54 ettari di vigneti e 12 ettari di oliveto. Una fattoria davvero ben strutturata e con quasi cinquanta anni di attività. Prima di cominciare a fare due chiacchiere, Gianluca mi porge da assaggiare i suoi nuovi spumanti di Verdicchio e Sauvignon ottenuti con il metodo charmat lungo. Cinque mesi in autoclave e uno in bottiglia. Sono vent’anni che Montecappone coltiva e produce Sauvignon. Tra i primi nelle Marche. Passiamo ai Verdicchio fermi. Il Federico II, in onore a Jesi e alla sua storia, è un Verdicchio Classico Superiore giovane e fresco negli aromi, che ha un’ottima beva ed è di assoluta convivialità. La Riserva Verdicchio si chiama Utopia: affina almeno 18 mesi di cui 12 in vasche di cemento ed almeno 6 in bottiglia. Una scommessa all’inizio! Di più. Un’utopia. Da qui il nome: sarà utopia immaginare un verdicchio che invecchia oltre 10 anni? Scommessa ampiamente vinta. Poi c’è il Tabano Marche Bianco Igt, un blend di Verdicchio, Sauvignon e Moscato passito. Vino fruttatissimo e piacevolissimo che su una delle cinque guide nazionali riceve l’onorificenza di “Miglior Vino Bianco d’Italia”. Il Tabano Rosso è un blend di Montepulciano e Syrah, 12 mesi in barrique e il resto in cemento. Infine, ma non ultimo, Utopia Rosso Piceno doc, il top della gamma dei vini rossi, Montepulciano e una piccola parte di Sangiovese.

Parliamo delle novità. Gianluca ha sempre avuto la sua posizione, in linea con tutte le principali ricerche universitarie del globo, sui vini naturali, sui biologici. Le sfide, si sa, prima o poi vanno colte e, sorpresa per tutti, dal marzo prossimo ci sarà una nuova linea di Verdicchio bio che porterà il suo nome, Gianluca Mirizzi. Sei ettari di terra a Monte Roberto stanno dando vita a questa nuova avventura. «Sono mesi che combatto con il rame e lo zolfo come gli antichi romani…». L’uva raccolta sarà biologica al 100% e certificata. Ad essa verrà applicata la stessa tecnica enologica conservativa (quella che vuole che il vino sappia dell’uva con cui è prodotto) che ha fatto la storia della Montecappone. Tante belle cose nuove stanno per arricchire il rutilante panorama del mondo enologico marchigiano e non. E alla festa dei 50 anni di Montecappone noi di Tyche ci saremo.

Se volete altre info: www.montecappone.com, tel. 0731205761

Carla Latini

Fiorella Ciaboco, la riscoperta della creatività sartoriale a Jesi e ora anche a Milano

in Moda da

Ho conosciuto Fiorella Ciaboco prima dello scorso Natale dal comune amico Daniel Canzian, nell’omonimo ristorante di Milano. Stavamo per organizzare una sfilata eno-gastronomica ma i tempi erano troppo stretti. Troppo vicini al Natale.

foto fiorella tycheQuando si incontra una donna come Fiorella, semplice, piena di slancio e solare, si cerca sempre di non perderla di vista. Mi piacciono le sue creazioni. Le sue linee avvolgenti e dolcemente femminili. Ad aprile l’ho incontrata dal comune amico Massimo Biagiali. Mi dice che sta per inaugurare uno showroom a Milano con un sarto napoletano. Ma che bella e coraggiosa idea. Una sartoria come quella di una volta. Dove Fiorella inventa, fa modelli, taglia e cuce. Insieme a Felice Vitale. Lui l’eleganza immortale del signore napoletano. Lei la bellezza pulita delle donne marchigiane del nostro entroterra. Fiorella si è specializzata in modellistica molto giovane ed ha aperto il suo primo laboratorio sartoriale sfidando la diffidenza e i pregiudizi di un piccolo paese di provincia. Appassionata, esigente e determinata, ingrandisce la sua attività avvalendosi di maestranze specializzate. Oggi i suoi capi su misura sono conosciuti e apprezzati in molte città. In controtendenza rispetto ad un mondo sempre più omologato, Fiorella ha orientato la sua attività nella difesa della grande sartoria italiana. Un’eccellenza che ha fatto storia in tutto il mondo, ma che oggi sembra soccombere alla frenetica industrializzazione. Per questo nel suo laboratorio di Jesi e nella sede di Milano si respira ancora il fascino del vero atelier: figurini, cartamodelli, tessuti, mani abili che tagliano, confezionano e rifiniscono abiti. Fiorella vuole ridare al mestiere del sarto la sua giusta, preziosa importanza. Rivalutare questo lavoro antico per dare nuove opportunità ai giovani. Lo scorso 5 maggio, con l’apertura dello showroom meneghino, Fiorella ha coronato un sogno. Quando me lo ha anticipato le brillavano gli occhi. Tutta la Milano intelligente, modaiola e non, si è fermata a fare un brindisi con lei. Un brindisi marchigiano con i vini di un grande vignaiolo che già conoscete bene, Gianluca Mirizzi, che ha festeggiato Fiorella con la sua Azienda Montecappone. Questo è solo il primo passo di una maratona che la porterà molto lontano. Fra poco mi vedrete con une robe tutta per me. Personalizzata con il mio nome. Questa e altre le ultime “follie sane” di Fiorella Ciaboco.

Lo showroom di Milano è in via De Cristoforis 5, la sartoria a Jesi è in via Ancona 116, tel 0731 605634, mailbox@sartoriafiorella.com

Carla Latini

Merano WineFestival & Vini Buoni d’Italia, cin cin alle eccellenze marchigiane

in Mangiare e bere da

<<In tutti i ristoranti più importanti di Londra da tempo è presente nella lista dei vini il Verdicchio>>: queste le parole di Carlo Paoloni, manager di successo attualmente in Inghilterra, in una sua conversazione con l’enogastronomo Luigi Cremona. Il territorio marchigiano comincia ad avere degli autorevoli punti di riferimento a livello internazionale. Questo permette da una parte di far girare i nostri prodotti oltre i confini, dall’altra di rendere protagonista la regione e non solo, con una nicchia qualitativamente elevata a livello enogastronomico. A fare bella mostra di sé molti prodotti marchigiani hanno scelto il Merano WineFestival, alla sua ventiduesima edizione. Helmuth Köcher presidente, fondatore e direttore generale di questa importante manifestazione non può che esserne orgoglioso. Una macchina organizzativa efficientissima che ha saputo farsi apprezzare da un pubblico interessante e preparato, merito soprattutto dell’attenta selezione degli espositori. A questo va aggiunta anche la sinergia con Mario Busso che gli affida la giornata conclusiva di Vini Buoni d’Italia, la guida Touring Club dei migliori vini e le cantine autoctone.

Premiati vini d'Italia Merano WineFestivalQueste le bottiglie premiate con le Corone dai Vini Buoni d’Italia 2016 nella nostra regione:
Bucci Azienda Agricola con Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Villa Bucci 2013
Casaleta con Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Barasta 2012
Fattoria Coroncino con Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Gaiospino 2013
Fulvia Tombolini con Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Fulvia Tombolini 2014
Garofoli con Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Serra Fiorese 2010
Landi Luciano Azienda Agricola con Marche Igt Rosso Nobilnero 2009
Le Caniette con Rosso Piceno Doc Nero di Vite 2007
Lucchetti con Lacrima di Morro d’Alba Doc Mariasole 2012
Mancinelli Stefano con Marche Igt Rosso Terre dei Goti 2010
Marchetti con Cònero Docg Riserva Villa Bonomi 2012
Montecappone con Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Federico II A.D. 1194 2014
Oasi degli Angeli con Marche Igt Rosso Kupra 2012
Pievalta con Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Pievalta 2014
Santa Barbara con Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Tardivo ma non Tardo 2013
Santa Barbara con Rosso Piceno Doc Il Maschio da Monte 2013
Sartarelli con Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Tralivio 2013
Serenelli Alberto con Rosso Cònero Doc Varano 2012
Serenelli Alberto con Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Sora Elvira 2013
Tenuta di Tavignano con Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Misco 2013
Terre Cortesi Moncaro con Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Docg Classico Vigna Novali 2012
Umani Ronchi con Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Vecchie Vigne 2013
Un piacevole vetrina, quella delle premiazioni dei Vini Buoni d’Italia 2016, deliziosamente presentata da un carismatico sommelier, Alessandro Scorsone, sempre più indispensabile intrattenitore. Gianluca Mirizzi dell’Azienda Montecappone di Jesi conferma l’interesse del vino marchigiano a livello internazionale: <<Sempre più estimatori del nostro Verdicchio e nuove fette di mercato arrivano da Belgio, Germania e Stati Uniti. Poi sul mercato italiano donne e giovani si avvicinano con interesse al buon bere, raggiungendoci con frequenza nella nostra cantina a Jesi. Segnali incoraggianti per continuare a fare sempre meglio>>.

Kruger Agostinelli

James Senese porta la sua Napoli a Jesi: “Pino Daniele? Indimenticabile”

in Senza categoria da

“Passione live, da Viviani a Pino Daniele un passato che diventa futuro”. E’ questa la proposta musicale che domenica 20 settembre 2015 concluderà il XV Festival Pergolesi Spontini al Palazzetto dello Sport Triccoli di Jesi. Ci sarà un cast importantissimo, formato da Almamegretta & Raiz, James Senese & Napoli Centrale, Pietra Montecorvino, Gennaro Cosmo Parlato, Monica Pinto & Spakkaneapolis 55, M’barka Ben Taleb, e la guest star Eugenio Bennato. Ne parliamo con James Senese, una figura storica degli ultimi cinquant’anni  della musica napoletana e che ama definirsi cosi (da Je sto ccà, di Carmine Aymone – Guida editore): <<Io sono nato nero e sono nato a Miano, suono il sax tenore e soprano, lo suono a metà strada tra Napoli e il Bronx, studio Jhon Coltrane dalla mattina alla sera, sono innamorato di Miles Davis, dei  Weather Report e in più io ho sempre creato istintivamente, cercando di trovare un mio personale linguaggio, non copiando mai da nessuno…il mio sax porta le cicatrici della gioia e del dolore della vita>>.  Lo rintracciamo telefonicamente e ne nasce una piacevole chiacchierata.

Senese, tu sei stato uno degli interpreti storici della nuova musica napoletana. La strada intrapresa allora è andata nella direzione giusta?

<<Credo di sì!>>.

Con Napoli Centrale si è verificato un risveglio culturale fuori dalla musica tradizionale? E’ stata dura?

<<Dura senz’altro ma penso che ce l’abbiamo fatta. Del resto da Napoli Centrale hanno attinto un po’ tutti i musicisti napoletani e non solo>>.

“Passione live, da Viviani a Pino Daniele un passato che diventa futuro”. Puoi anticiparci qualcosa?

<<Ci saranno entità napoletane molto forti, laddove ognuno di noi racconterà parte della sua musica e della sua vita. Poi ci saranno brani tradizionali, che non potevamo non mettere in scaletta. Sono pezzi che ci appartengono da quando siamo nati. Sarà un connubio molto elegante>>.

E’ vero che gli appassionati della musica tradizionale napoletana, perlomeno inizialmente, non erano tanto entusiasti delle note di Pino Daniele?

<<Verissimo. Infatti il primo disco di Pino, “Terra Mia”, non ha venduto molto. Come al solito, il popolo in generale ci mette molto tempo a capire determinati sentimenti. La situazione è cambiata quando abbiamo fatto il primo disco con Pino. Da lì si è svegliato tutto>>.

In un momento difficile per la nostra nazione la musica può unire?

<<Senz’altro, la musica appartiene all’Universo. E’ qualcosa che ti fa star bene>>.

Inevitabile che ti chieda di un ricordo personale dell’amico Pino Daniele.

<<Con Pino siamo stati i primi a conoscerci. Lui ha fatto parte di Napoli Centrale, suonando il basso per due anni. La nostra amicizia era molto forte: io ho 10 anni più di lui e mi trattava come un fratello maggiore, o un padre. Ha attinto moltissimo dai miei consigli. Da Napoli Centrale ha imparato molti sentimenti nascosti>>.

E nel dopo Pino Daniele chi brilla nel futuro della nuova musica rock napoletana?

<<Ci sono diversi nomi come Enzo Gragnaniello, Enzo Avitabile, la stessa Napoli Centrale. Pino era Pino però. Dopo di lui dovrà succedere qualcosa. Un’altra rivoluzione>>.

Una ragione in più per venire a vedere questo live?

<<E’ carico di sentimenti>>.

Kruger Agostinelli

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