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Itinerari

Hilde Soliani e la pesca Saturnia: un viaggio tra profumi e sapori mitologici

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Quaranta ettari di frutteto dal sapore mitologico. Il naso più sensibile di questa terra. Un profumo che sta conquistando il mondo. Hilde Soliani, la sua creazione “Il Tuo Tulipano” e la pesca Saturnia. Cronaca favolosa di un pomeriggio a Montecosaro fra filari carichi di pesche, grandi e schiacciate come satelliti lontani, vellutate e rosse rubino (vivo) con impercettibili sfumature dorate. Le pesche Saturnia accolgono Hilde Soliani. Che anni fa creò “Il Tuo Tulipano”, il suo profumo più venduto nel mondo (perché si sta su questa terra anche per fare business) partendo da una base di agrumi che stabilizzò con la pesca. Questo incontro si doveva fare. E si doveva fare nel migliore dei modi. Francesco Annibali è il nostro cicerone. Sa tutto di queste pesche. Della loro polpa gialla, dolce, soda e succosa. Della buccia “pelosa”, buonissima da mangiare. Di come l’alta cucina le osanna non solo nei dolci. Rendendole sublimi con pesce crudo, cozze, carni importanti, formaggi, salumi ecc… Di come sono apprezzate da un pubblico colto e attento. Di come sono belle. Hilde è qui con il suo fotografo personale Marco Bargnesi, con il suo abito “di scena” e con “Il Tuo Tulipano”. Il sole che scende sul frutteto scalda l’obiettivo e i nostri animi. Perché ci sono anch’io. Gancio “profumato” per l’occasione fra Hilde e le pesche. L’abito è bianco, quasi mistico, tagliato dal sarto Ettore Matera di Catanzaro. Una miriade di bottoncini da allacciare uno per volta rendono magico il rito della vestizione. Tanto le pesche ci aspettano. Francesco si allontana discreto ma continuiamo a parlare. Le coltivazioni vengono effettuate seguendo un rigido disciplinare che tutela al massimo la pianta e il consumatore. È o non è la Saturnia una pesca da mangiare con la buccia? A qualcuno piace molto. È croccante e non amara. E la sensazione di velluto rende la masticazione piacevole. Scrocca in bocca come fosse non ancora matura ma poi si arrende deliziosamente.

Hilde Soliani profumo saturniaHilde vestita di bianco si muove sinuosa fra i filari. Ha in mano “Il Tuo Tulipano” e lo spruzza fra i rami, sotto le pesche. Il sole ferma con la sua luce le bollicine vaporizzate. Se volevamo un’emozione ecco, ora c’è. Il pescheto profuma de “Il Tuo Tulipano” e “Il Tuo Tulipano” di pesca. Mentre spiego a Francesco che queste foto faranno il giro degli amici di Hilde che sono miriadi come i bottoni bianchi del suo abito, la stessa Hilde coglie la prima pesca e gnam! «Ma è buonissima! Sembra il Tuo Tulipano». Un viaggio annunciato questo qui. Poi ci spruzziamo profumandoci a vicenda e Francesco, serio professionista del mondo del vino e della comunicazione, sta al gioco e capisce che ormai stasera va così. Si torna a casa profumati di agrumi fissati da una pesca. Che qui, con il nome di Saturnia, è un marchio registrato dagli anni ’80. Mantenuta in purezza, coltivata e venduta dall’azienda agricola Laura Eleuteri, un’eccellenza dell’agricoltura marchigiana. Che merita di essere ammirata in tutta la sua bellezza. I filari sono bassi e raccolti. Nel mezzo coltivazioni in difesa e di sostegno sembrano un innocuo prato verde. Hilde cammina scalza e Marco la segue catturando lei, le pesche, le foglie, i rami, i raggi di sole, il profumo frizzante, il calore della sera che sta andando via. Ci fermiamo a parlare di cuochi e di ricette. Di quello che fanno gli stellati con le fette, il succo e l’essenza della Saturnia. Hilde dice la sua. Ne mangia e ne conosce tanti di cuochi a questo mondo. Francesco comincia a fare domande e, mentre mi accollo l’onere della “svestizione” slacciando uno ad uno i bottoncini bianchi, inizia fra loro un gioco che suona così: «Vissani? Il meglio. Bottura? Ci penso. Uliassi? Il mio preferito. Lo Priore? Un genio come il suo Maestro Marchesi. Il più grande di tutti». Sarebbe bello raccogliere in una guida tante ricette di grandi cuochi dedicati alla Saturnia e presentarla con Hilde e ‘Il Mio Tulipano’ nel frutteto la prossima estate. Francesco ci starà già pensando. Come abbiamo chiuso il bellezza il nostro mitico incontro con la Saturnia? Da Rosaria Morganti ai Due Cigni. Ma questa è un’altra storia. Per info: www.pescasaturnia.it.

Carla Latini

Le Stanze di Carlotta a Osimo, un b&b per tutte le stagioni

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Carlotta è la prima labrador vissuta in questo posto ed i padroni Luca Zamparini, Nunzia ed Iva Marchegiani hanno voluto ricordare così l’affetto incondizionato di un cane molto speciale. Ora le Stanze di Carlotta è un b&b immerso nel verde che sente scorrere il fiume accanto. Percorrendo in macchina la strada che da Campo Cavallo di Osimo porta a Casenuove, sempre di Osimo, all’altezza del cartello che indica il rione Cucchiarello, a sinistra, c’è una freccia, Le Stanze di Carlotta. Una strada bianca vi farà attraversare un ponticello sul fiume, altre due curve, un grande cancello, un prato curato, alberi grandi che sanno la storia del posto. Al centro, una casa colonica che, come gli alberi, porta con sé ricordi passati. Rimessa a nuovo con grande delicatezza. Iva mi accompagna a vedere le stanze che sono tre. Molto ben arredate, confortevoli, dolci nei sussuranti colori pastello. C’è Carlotta, c’è Isis e c’è Blue. Luca le ha pitturate personalmente e Iva ne cura la biancheria. I bagni sono molto chic e profumati con le essenze giuste per tutte lei stagioni. In ogni camera c’è tutto quanto si possa desiderare per qualche giorno di assoluto relax, in mezzo al verde.

Isis e Blue sono in giardino e sono le altre labrador allevate da Luca. Corrono felici nel prato insieme a Saih e Matì. Ma niente paura! Se amate questi animali meravigliosi per voi sarà un relax doppio. Coccolati dalle loro attenzioni e dalla loro voglia di giocare. Se però il vostro stato d’animo del momento preferisce diversamente, Luca porterà le quattro “ragazze” a casa loro. Una casa di legno dove si muovono ugualmente felici. Nunzia collega gli ospiti con il mondo esterno e, soprattutto con il paese. Ho già scritto di Nunzia, Iva e Luca quasi un anno fa raccontando agli amici di Tyche del ristorante Gvstibvs nella piazza del Comune (QUI). Un luogo che farà da tramite al vostro soggiorno anche per raggiungere altre mete, che sia arte, spettacolo, cibo, vino, mare e musica. Tornando, la sera d’estate, a Le stanze di Carlotta, potreste trovare ad aspettarvi un aperitivo eccellente e, “stravaccati” su divanetti “morbidosi”, gusterete le scelte di Nunzia in fatto di vini e di Luca in fatto di cibo. L’altra sera ho assaggiato salumi e formaggi da non dimenticare.

Alla mattina, che il vostro soggiorno osimano sia di lavoro o di piacere, c’è la prima colazione con succhi di frutta “veri”, confetture, pane caldo, torte, croissant e maritozzi, latte fresco, caffè appena macinato e ogni tipo di the. Voi chiedete a Nunzia il giorno prima e vi sarà dato. Infine Iva sarà la vostra “cicerona” aggiornata su cosa succede in città e nei dintorni. Per esempio non sapevo, ed ora lo sapete anche voi, che con il biglietto della mostra di Sgarbi al Palazzo Campana si può avere lo sconto per visitare la casa di Leopardi e viceversa. Sconto piccolo, ma quando c’è uno sconto cresce la voglia di provare, anche se vi fermate a pranzo o a cena da Gvstibvs presentando il biglietto della Mostra.

Per prenotare una Stanza di Carlotta potete chiamare Nunzia al 366808947, al fisso 071 715604 oppure scrivere a info@lestanzedicarlotta.it. Buon soggiorno osimano!

Carla Latini

Tyche Magazine ha un anno in più. Il saluto di Pino Scaccia

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Se il tempo che scorre veloce è sintomo di benessere, allora siamo in ottima salute. Abbiamo saziato un po’ delle nostre curiosità affidandoci a pensieri e luoghi, a persone e idee. Un percorso interessante in una direzione densa di cambiamenti e suggestioni. Abbiamo aperto, come fossero dei laboratori, cantieri per musica live, visitato cucine di chef da scoprire, fatto vivere un club di concerti nei venerdì, e rese complici le Università marchigiane. E’ c’è stato anche spazio per un musical ideato e prodotto, dal titolo “I Love Music”. Non solo. Fervono i lavori in corso per il primo Tyche Festival che lanceremo nel prossimo agosto. Vi abbiamo proposto oltre 700 articoli sul web, oltre 200 video sul canale youtube e ben 340mila copie di giornali distribuiti nelle nostre belle Marche. Pure Pino Scaccia, giornalista ed amico, padrino del nostro esordio pubblico, ci ricorda (in un video stile tv Kabul) che Tyche Magazine ha ora un anno in più. Auguri a tutti noi!

Kruger Agostinelli

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Paolo Paciaroni: amate Marche addio! Lo chef di Tolentino ora delizia l’Alta Badia

in Itinerari da

paciaroni tycheIl cuoco che si sveglia felice ci ha lasciati per altri lidi, diciamo meglio montagne. Ora sta a San Cassiano in Alta Badia, da sempre zona devota allo sci di lusso, alberghi di ogni categoria, spa mozzafiato e ristoranti con tante “forchette”. Finalmente, dietro mia assillante insistenza, ci ha scritto la sua avventura. Buona lettura e grazie Paolo Paciaroni. Sei sempre nei nostri cuori.

Lascio dopo 9 anni la mia amata casa, le dolci colline marchigiane, per seguire la mia passione da Cuoco: e ben si guardi da definirlo un mestiere perché esso non lo è. Immaginate un pittore fuoriclasse che crea un quadro: lui non è un pittore ma un Artista. Così siamo un po’ noi cuochi, gente che non è mai a casa quando ci sono i compleanni, le feste di famiglia, il Natale. Appunto il Natale mai come quest’anno l’ho odiato, pensando a quel che ho lasciato a casa. Sorvoliamo e guardiamo avanti, che presto le giornate si allungheranno e il sole scalderà i nostri cuori. Inizio a pensare a questo grazioso paesino in provincia di Bolzano che sarà la mia nuova casa per 3 mesi, fino al 31 marzo. Mi faccio 9 ore di treno, ma non sono solo. Con me ci sono le valigie. Dentro esse ci sono ricordi e non solo indumenti. Il treno arriva a Brunico e da qui si procede con l’autobus. E’ il 28 novembre, tardo pomeriggio gelido, e il 465 direzione Corvara è in arrivo. Carico le valigie nell’apposito scomparto, salgo e percepisco che qui siamo in Italia ma di italiano non ne vogliono sapere. Mi arrangio e riusciamo a capirci. Dopo un’ora e mezza sono a San Cassiano, chiamo la direzione e comunico il mio arrivo alla fermata dell’autobus. Da lì a poco arriva il proprietario del Lodge Las Vegas “Ulli” e mi dà il benvenuto. Mai avrei pensato di andare a lavorare a 2050 metri d’altezza e fare una degna e umile cucina mediterranea. Salgo con il gatto delle nevi e già qui è un emozione unica: il freddo e l’altitudine mi rendono il fiato corto e il senso di stordimento è presente. Prendo possesso del mio piccolo ma bellissimo appartamento fatto di legno di cirmolo e travi a vista con visuale sulle Alpi. Della neve vera ancora poca traccia ma i cannoni fanno del loro meglio. Ulli mi accompagna in cucina e mi dice: <<Prego Chef questa è la cucina>>. Una strana sensazione mi ha assalito: tanti tanti fornelli, piastre, microonde e minuteria a disposizione, celle frigorifere e laboratori ben attrezzati ovunque. Iniziamo a conoscerci e pian piano arrivano tutti i componenti della cucina, una brigata composta da tanti ragazzi con la valigia come me, pieni di sogni e speranze ma tutti “senza famiglia”. Saremo noi la nostra famiglia. Undici giovani provenienti da ogni dove d’Italia con la loro storia, con i loro ricordi e racconti. Si fa gruppo. Ognuno ha il suo compito e la sua partita e il primo dicembre si parte. Presento i miei menu, le mie idee culinarie, il mio modo di fare.tortelli rossi paciaroni Le prove dei piatti si susseguono e posso scegliere fra la miglior materia prima disponibile sul mercato agroalimentare. Ho adottato uno stile nuovo con prodotti a me sconosciuti o meglio meno usati come il cervo, il salmerino, i tanti formaggi di malga, il crescione, lo speck e le mele e molti altri ancora. Con essi ho dovuto creare dei piatti per me nuovi. Come la tartare di trota, miele di pino e crackers, i tortelli di rapa rossa, il suo succo e speck croccante, l’orzotto alla trentina, il filetto di cervo in manto di polenta con purè di sedano rapa e lamponi, Io strudel di mele con crema inglese alla vaniglia. Fare una cucina di questo livello ad un altezza simile non è facile. Ora tutto è in mano mia e il Maitre spesso mi chiama in sala per i complimenti. Questa tipologia di piatti elaborati li facciamo solo la sera mentre a pranzo proponiamo un servizio alla carta con una cucina molto easy e veloce. La gente deve andare a sciare subito e gli oltre 100 tavoli sono pochi. Quindi spesso li giriamo più volte. Al Lodge ci sono 4 sale divise in più modi ma con lo stesso menu: una stube antica grande, una stube del cacciatore, una terrazza panoramica e una veranda. Poi c’è il ristorante nuovo aperto solo la sera dove si cena a la carte scegliendo fra un antipasto, un primo o secondo e un dolce. Sto bene qui ma le Marche mi mancano e non smetterò mai di sognare piatti creati con i nostri grandi prodotti. carpaccio paciaroni
A presto!

Paolo Paciaroni 

Carla Latini

La Via Maestra a Loreto, un percorso attraverso l’artigianato artistico

in Arte/Cultura/Itinerari da

La Via Maestra a Loreto si trova lungo il corso principale ed è un locale unico nelle Marche. Chi lo ha creato (da poco tempo) si chiama Stefano Pantaloni ed è, a mio parere, guidato da una mission etica che gli fa onore. “Sulla Via Maestra” si possono incontrare tanti veri artisti artigiani marchigiani. Conosco Stefano Pantaloni da 15 anni o forse più. Il suo negozio, Il Buono delle Marche, è ormai un cult per tutti i pellegrini che ritornano a Loreto. Qui Stefano offre tutto – e fa molto bene – dal frigo con bottigliette e bibite commerciali a prodotti eno-gastronomici di pregio della nostra terra. Sia fresco che secco con un occhio appassionato a tutto ciò che deriva da spezie ed erbe.

la via maestra fischiettiL’idea de La Via Maestra gli è venuta perché non c’è. Non c’è in nessuna città un locale che ospiti ceramisti, scultori, pittori, decoratori, falegnami, fabbri, restauratori, cappellai e scrittori. Il percorso – fatelo perché vale veramente la pena – è una via, un museo con vetrine molto ben illuminate e le opere sono raccontate da locandine e pieghevoli personalizzati ma anche da due persone preparate e colte che sanno tutto di ogni artista. Ritrovare e rivedere i fischietti di legno (avete capito bene, quelli per fischiare) mi ha quasi commossa. Se avete in mente di fare un regalo importante o di riportare a casa qualcosa di marchigiano autentico, Stefano Pantaloni è l’uomo che fa per voi. In maniera semplice e molto astuta, ha pattuito con tutti gli artisti un accordo per cui i prezzi che trovate da lui a Loreto sono uguali a quelli che potreste trovare nei laboratori degli artigiani. Per cui anche pezzi di grande valore hanno costi possibili. Insomma abbordabili. Mi provo una decina di cappelli ammirandomi, permettetemi di dirlo, in uno specchio antico con cornice in ferro battuto. Bellissima! Non io, ma la cornice! Poi Stefano mi dice: <<e non hai visto tutto…>>. Ma come? Io già sono stordita e ubriaca di queste meraviglie insieme alle mie amiche reggiane/modenesi che mangiano un gigantesco panino con il ciauscolo (made in Il Buono delle Marche): di cos’altro posso emozionarmi ancora? Stefano critica la mia solita esagerazione. Mi conosce bene il ragazzo! E mi invita a varcare una soglia. E La Via Maestra si allunga. Mi fermo davanti ad un secretere in legno di olivo vecchio con tanti cassettini nascosti e rimango folgorata. Penso che per oggi la mia mente si sia arricchita abbastanza di bellezza e dico a Stefano che dobbiamo andare. Ma sulla destra del secretere c’è una scala in legno che sale. Saliamo in silenzio – chissà perché? – e mi appare La Via Maestra del piano di sotto, da percorrere al contrario. Ci sono tante sedie messe in fila come in un teatro e in fondo, al posto del palco, un lungo tavolo fratino, così straordinario che lo accarezzo più volte. Alle pareti, le stesse vetrine di sotto piene di libri e di altri pezzi rari. <<E qui che succede?>>, domando sapendo già la risposta. <<Ci facciamo le presentazioni dei libri, gli incontri con gli artisti, con gli artigiani. Facciamo degustazioni di vini, presentazioni di cantine. Qui facciamo>>. Stefano è di poche parole e sembra timido e mite. Non fatevi ingannare dall’aspetto e dai modi. È come la goccia sulla roccia. Non si ferma davanti a nulla. Per questo lo stimo e lo ammiro. Per informazioni più dettagliate e per farvi un giro nel “paese dei balocchi marchigiano”, www.laviamaestra.com.

Carla Latini

Tyche in viaggio a Vienna, appunti di una città mai invadente

in Itinerari/Racconti da

IMG_2562Vienna è ordinata, pulita, importante, tranquilla, silenziosa, tradizionale e mai invadente. Appunti di viaggio? Certo, è una buona abitudine ripassare con la mente qualcosa di diverso che c’è stato. Come in un diario cerco di appoggiare alcune sensazioni che mi sono rimaste attaccate a pelle nel corso di un blitz che con i responsabili di Tyche Eventi, direttore generale ed amministratore, ho fatto oltre i confini. Proprio quei confini da cui spesso si sente l’esigenza di uscire da una logica del quotidiano. E’ prematuro anticipare le strategie che hanno portato a questo viaggio. Ma posso anticipare che aiuteranno sicuramente per un salto di qualità nella programmazione artistica che prenderà forma dal prossimo ottobre nei venerdì serali del Donoma, il popolare locale della riviera adriatica a Civitanova Marche. E quindi mi concentrerò nell’intercettare altri curiosi dettagli che possono, in fondo, contraddistinguere anche qualunque vostro viaggio. Ci saranno delle similitudini? Della serie “mi sono accorto che” proprio il nostro direttore generale Salvatore nota con sorprendente attenzione un’assenza diffusa di piccioni, solo tre solitari pennuti in tre giorni. E vi assicuriamo che non ce n’è traccia in nessun menu. Da parte mia, considerando le mie attuali abitudini, aggiungo che pure i cani a spasso sono pochissimi. Saranno misteri metropolitani? Va meglio al nostro amministratore Mimmo che va a caccia della Vienna imperiale e non rinuncia neppure alle tracce di Mozart. Quindi si è meritato di atterrare piacevolmente sulla golosa ed inimitabile sacher torte. Maurizio, un consulente della società, rincorre il suo cognome e lo trova insieme a Salvatore in una roulette di un mini casinò. Ah dimenticavo, si chiama Della Fortuna. Ma la notizia vera è che io, almeno una volta, non ho perso al gioco. A Lavinia, responsabile della segreteria, tocca la scoperta, non proprio comoda ma funzionale, del taxi a cinque posti, attraverso uno strapuntino che per incanto si materializza nell’auto. Il suo fisico si adegua impeccabilmente, una missione che sarebbe stata impossibile per tutti gli altri robusti maschietti presenti. Il divertimento è saggio in qualsiasi occasione e noi ne facciamo buon uso. La pioggia ci diverte, soprattutto nella sua unicità a dispetto delle previsioni che pure in Austria non ci prendono proprio. Ci siamo bagnati una sola volta per salire su un taxi. Poi l’invito a pranzo a casa di un importante amico austriaco, sono degni della migliore macchietta italiana. Mangiare maccheroni poi successivamente affogati con un sugo di cozze e vongole mette di buonumore qualunque comitiva italiana. Insomma, per ridere non c’è bisogno solo di Checco Zalone, siamo bravi anche da soli. E poi il mangiare, da sempre un termine di paragone irrinunciabile per chi ha la fortuna di vivere in Italia. Le birre assaggiate non sono niente di entusiasmante, compresa quella sapientemente spillata nella più antica e rinomata birreria di Vienna. Ottime le carni, sia il gulasch che la cotoletta impanata alla viennese, ovvero la giustamente rinomata Wiener Schnitzel. Perplessità sui würstel, soprattutto quelli affumicati, che per molti di noi, si sono rivelati sempre molto ostili ad essere digeriti. Per il caffè stendiamo un velo pietoso. Delizioso invece lo strudel opportunamente imbevuto da una calda crema alla vaniglia. Come ci si muove? I taxi hanno vita facile, il traffico è sopportabile, un po’ meno i semafori che sembrano sincronizzati sul rosso. Mentre stazione, metro ed aeroporto risultano puliti ed efficienti ed i loro mezzi di locomozione moderni ed affidabili. Proprio dalla stazione notiamo, anche se tendente all’ordinato, i primi segnali degli attuali turbamenti del vecchio continente. Dall’Ungheria arrivano i primi profughi. Tutto qui? Certo che no. Il raggio di sole c’è e splende non a caso in un interessante luogo di cultura, fra le contaminazioni artistiche di opere del recente novecento, nel Mumok, il museo di Arte Moderna della capitale austriaca. A proposito visitatelo, dove due ragazzini si mettono tranquillamente a scarabocchiare disegni proprio di fronte ad una classica opera di popart. Salvatore mi guarda e sorride. Ecco l’istante di uno scatto da cogliere, il segnale di una speranza o semplicemente l’intuizione del destino…

Kruger Agostinelli

Libertà e sogni in sella ad una Vespa: il viaggio di Giorgio Serafino

in Itinerari/Racconti da

Affidabilità della Vespa? <<Certa al 100% >>. Qualcosa di miracoloso ce l’ha in effetti Giorgio Serafino, mestiere scrittore on the road, se nei suoi viaggi da circa 10mila chilometri  non lamenta inconvenienti. Del resto non poteva tradire il suo nome “il Generale” come chiama confidenzialmente la sua due ruote, ispirandosi ai telefilm di Hazzard.

Intanto ha due libri di successo “L’America in Vespa, da Chicago a Los Angeles” e “Paradiso di Polvere” pubblicati rispettivamente nel 2011 e nel 2013. Vedo che ti piacciono i numeri dispari, quindi la prossima pubblicazione nel 2015? << Ci sto lavorando e questa volta racconterò l’India>>.

Cosa hai trovato negli Stati Uniti che hai visitato? << Libertà e sogni sicuramente>>, risponde senza pensarci ed ammette che i suoi racconti sono appunti che ha catturato dalla sua anima nella speranza di poter contribuire al sogno. Non importa se suo o degli altri. Insomma quella necessità che c’è in ognuno di noi di andare oltre agli orizzonti che spesso ci limitano. Il suo saggio amico e collega di San Francisco Jack Hirschman, ottantunenne, esponente della beat generation (quest’ultima definizione guai a dirgliela), gli confessa che <<l’America ha bisogno di quel libro>>. Questo per dimostrare che l’umanità descritta e raccolta da Giorgio Serafino va raccolta e conservata come un bene da preservare.

Poi c’è l’esperienza spirituale del suo secondo libro, un modo autentico di vivere il concetto di pace interiore fra Tailandia, Laos e Cambogia. Aspetti che riescono a contagiare il lettore , spiega il nostro grafico Marco Amato che considera i suoi due libri manuali per nutrire il cuore e far funzionare meglio le emozioni.

E delle Marche cosa diciamo, meglio da evitare o da visitare?

<< Niente è da evitare, piuttosto sono da consigliare i posti meno turistici>>.

Come non dargli torto mentre ci piacerebbe leggerlo in piccoli racconti per un non tanto ipotetico  Tyche On the Road, o come dice il collega Michele Mastrangelo “sulla strada”.  E per rifarci al buon Jack, anche le Marche avrebbero bisogno di racconti così…

Per i riferimenti www.terraeasfalto.it

Kruger Agostinelli

(Nella foto Giorgio Serafino e “il Generale” in redazione)

serafino vespa redazione

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