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Moda

Moreno Sargentoni, un uomo da raccontare

in Moda/Moreno Sargentoni da

Raccontare un amico senza tralasciare il lato professionale? Con Moreno non è poi così difficile. La sua vita sia privata che professionale ha un comune denominatore l’autenticità e soprattutto un identico obiettivo, i sogni da realizzare.

LE RADICI
Cominciamo con Sargentoni, il suo cognome e quindi le sue radici. Nasce da una famiglia di commercianti dove la figura paterna si è sempre contraddistinta per il suo gran stile e per il suo amore verso alcune forme artistiche (canto, ballo e pittura). Il papà era un uomo di gran gusto e di gran stile, negli anni 50 era considerato uno dei uomini più ben vestiti del suo tempo. Ah dimenticavo, anzi l’ho fatto di proposito, così ha più attenzione: Moreno nasce ad Ancona il 04/02/1963.

LA PROFESSIONE
Moreno nei primi anni 80 fa la sua prima esperienza come commesso nel più prestigioso negozio di abbigliamento maschile della sua città. Esaurita questa esperienza si dedica all’attività di agente di commercio. I primi viaggi a Firenze, a Milano ,a Parigi e quindi come conseguenza arriva il suo primo showroom con marchi importanti ma anche alternativi del settore moda, fashion e sportswear.

NON SOLO INTUITO
Intuito, istinto, sensibilità, stile e capacità di saper interpretare in anticipo il mercato, competenza e conoscenza. Il tutto si può condensare come un’anima visionaria ma anche molto concreta. Attualmente sta descrivendo, in maniera molto apprezzata su tutti i più importanti social (facebook, instagram e pinterest), il fermento e l’attualità della moda. Foto e immagine mirate che hanno il pregio di rendere immediata ma non scontata la percezione e il sapore del gusto. Mi viene in mente una frase di Coco Chanel “La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo”. Ecco chi è Moreno Sargentoni.

FUTURO
Da un lato acquista concretezza grazie all’esperienza acquisita e per contro riesce a nutrire l’esigenza di interpretare il nuovo che arriva nel suo showroom. Per questo si avvale di uno staff di persone giovani e talentuose che lo aiutano quotidianamente nella ricerca e nello scouting di nuovi brand. Del resto il cambiamento della sua figura imprenditoriale fa parte integrante di quella evoluzione che il mercato deve ricercare, per confrontarsi a livello internazionale, sapendo far tesoro del “made in Italy”. E per questo che questo sito si appresta a raccontare altre attività parallele e sinergiche pronte a rafforzare e valorizzare l’attività in espansione dello showroom. Moreno Sargentoni è pronto a condividere e interagire con il futuro. E questo strumento servirà proprio per mettersi in contatto con lui.

Clan we Are, il brand di t-shirt nato in famiglia: appartenenza e ispirazione wild

in Moda da

Faccio un’incursione in un campo in cui solitamente non scrivo, quello della moda. Di questo articolo non può occuparsi Alessandra (di solito tocca a lei) perché Clan we Are, il brand di t-shirt di cui parlo, è anche suo. Suo, del fratello Marco e dei genitori. Una realtà che nasce e si sviluppa nell’ambito familiare, portata avanti parallelamente agli impieghi di ciascuno. Un marchio che ha solo pochi mesi di vita. clan we areL’ispirazione, fortissima, è quella del mondo selvaggio. Sullo sfondo del logo campeggiano infatti delle pitture di guerra. Come mai proprio le pitture di guerra? «Le tribù guerriere le usavano come incantesimo protettivo – spiegano Marco e Alessandra – servivano ad affrontare con coraggio le proprie battaglie. Ecco, indossare un indumento che ci faccia sentire a nostro agio è un po’ la stessa cosa. Aiuta ad iniziare la giornata con una carica diversa. Facci caso: la mattina, quando sappiamo che ci aspetta una prova difficile, magari non ce ne accorgiamo ma ci vestiamo di conseguenza. Senza saperlo stiamo indossando le nostre pitture di guerra».
Ispirazione “wild” e attività familiare. Ecco il motivo del nome: “clan” è solo un altro modo (un modo un po’ selvaggio, in effetti) di dire famiglia. Non necessariamente il nucleo formato da genitori e figli. clan we areLa sezione del sito dedicata alla filosofia del brand parla chiaro. «Può essere la tua famiglia, il tuo gruppo di amici o chiunque tu voglia: se fai parte di un clan non sarai mai solo». Radici e appartenenza. «Pensa per esempio – dice Alessandra – a un gruppo di amici lontani. Che magari si sono visti ogni giorno fra i banchi di scuola e si preparano ad affrontare l’Università in diverse città d’Italia. Un modo per sentirsi uniti potrebbe essere proprio scegliere un indumento che li rappresenti e procurarsene uno ciascuno. Mi sarebbe piaciuto possedere qualcosa del genere durante gli anni universitari: pensa che conforto, che coraggio può darti affrontare un esame indossando un capo che ti faccia pensare alle persone che ami. È una piccola cosa, certo, ma se non sono pitture di guerra queste!».
Il mood si traduce nella scelta dei soggetti: totem, animali selvaggi, frecce e acchiappasogni di ispirazione nativa, stampati su canotte e t-shirt da uomo e da donna. Alle grafiche lavorano Marco e Alessandra, combinando disegno digitale e tecniche manuali come la creazionedei lettering e l’acquerello. Questa fase è preceduta da un lungo periodo di ricerca dell’ispirazione che coinvolge tutta la famiglia. C’è poi la scelta della t-shirt, del modello più adatto, a cui segue la clan we areprova di stampa. Se tutto va bene, si procede. Quando c’è l’indumento finito parte la fase “social”: si scattano le foto, si aggiungono i prodotti al negozio online e si condivide tutto sul web. Dell’e-commerce si occupa Gabriella, la mamma. Compresa la parte relativa al packaging, una confezione personalizzabile in cartone ondulato che ricorda vagamente la forma di una freccia. Mentre Giuseppe, il babbo, cura la vendita al dettaglio, esponendo le t-shirt a San Severino nel suo negozio di… piante e fiori. «Sarà arrangiato – mi spiegano – ma è necessario affiancare all’e-commerce la vendita “fisica”, ai social network il passaparola, al sito web la rete di persone del nostro paese. In fondo, lo spirito di Clan we Are è anche questo: l’importanza delle proprie radici. Avevamo uno spazio a disposizione e ne abbiamo approfittato. Certo, indubbiamente è una cosa insolita».

Progetti futuri? «Di recente abbiamo venduto un piccolo carico di t-shirt a un negozio di abbigliamento. È stata la prima volta. Abbiamo poi avuto una prima esperienza come espositori al Toc Festival di Tolentino. Sono due strade che vorremmo continuare a percorrere, parallelamente all’e-commerce. E poi, come dicono in una ben nota saga fantasy, l’inverno sta arrivando: stiamo pensando di aggiungere qualche felpa alla collezione. Vedremo».

www.clanweare.com

Kruger Agostinelli

Fiorella Ciaboco, la riscoperta della creatività sartoriale a Jesi e ora anche a Milano

in Moda da

Ho conosciuto Fiorella Ciaboco prima dello scorso Natale dal comune amico Daniel Canzian, nell’omonimo ristorante di Milano. Stavamo per organizzare una sfilata eno-gastronomica ma i tempi erano troppo stretti. Troppo vicini al Natale.

foto fiorella tycheQuando si incontra una donna come Fiorella, semplice, piena di slancio e solare, si cerca sempre di non perderla di vista. Mi piacciono le sue creazioni. Le sue linee avvolgenti e dolcemente femminili. Ad aprile l’ho incontrata dal comune amico Massimo Biagiali. Mi dice che sta per inaugurare uno showroom a Milano con un sarto napoletano. Ma che bella e coraggiosa idea. Una sartoria come quella di una volta. Dove Fiorella inventa, fa modelli, taglia e cuce. Insieme a Felice Vitale. Lui l’eleganza immortale del signore napoletano. Lei la bellezza pulita delle donne marchigiane del nostro entroterra. Fiorella si è specializzata in modellistica molto giovane ed ha aperto il suo primo laboratorio sartoriale sfidando la diffidenza e i pregiudizi di un piccolo paese di provincia. Appassionata, esigente e determinata, ingrandisce la sua attività avvalendosi di maestranze specializzate. Oggi i suoi capi su misura sono conosciuti e apprezzati in molte città. In controtendenza rispetto ad un mondo sempre più omologato, Fiorella ha orientato la sua attività nella difesa della grande sartoria italiana. Un’eccellenza che ha fatto storia in tutto il mondo, ma che oggi sembra soccombere alla frenetica industrializzazione. Per questo nel suo laboratorio di Jesi e nella sede di Milano si respira ancora il fascino del vero atelier: figurini, cartamodelli, tessuti, mani abili che tagliano, confezionano e rifiniscono abiti. Fiorella vuole ridare al mestiere del sarto la sua giusta, preziosa importanza. Rivalutare questo lavoro antico per dare nuove opportunità ai giovani. Lo scorso 5 maggio, con l’apertura dello showroom meneghino, Fiorella ha coronato un sogno. Quando me lo ha anticipato le brillavano gli occhi. Tutta la Milano intelligente, modaiola e non, si è fermata a fare un brindisi con lei. Un brindisi marchigiano con i vini di un grande vignaiolo che già conoscete bene, Gianluca Mirizzi, che ha festeggiato Fiorella con la sua Azienda Montecappone. Questo è solo il primo passo di una maratona che la porterà molto lontano. Fra poco mi vedrete con une robe tutta per me. Personalizzata con il mio nome. Questa e altre le ultime “follie sane” di Fiorella Ciaboco.

Lo showroom di Milano è in via De Cristoforis 5, la sartoria a Jesi è in via Ancona 116, tel 0731 605634, mailbox@sartoriafiorella.com

Carla Latini

BAGUTTA Collezione Uomo mare 2016 in vendita diretta ad Ancona

in Lady Gioia Fashion da

Bagutta beachware vendita diretta

Moda uomo mare 2016? Tutte le taglie disponibili a prezzo di fabbrica e per ogni acquisto superiore a 30 euro in omaggio un paio di calze. E’ disponibile infatti la collezione 2016 UOMO costumi mare, polo, t-shirt, felpe, magliere del marchio BAGUTTA in vendita diretta al pubblico ad Ancona, via Matteo Ricci 24/c (zona Collemarino).

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Tyche Magazine ha un anno in più. Il saluto di Pino Scaccia

in Arte/Cinema/Cultura/Itinerari/Libri/Moda/Racconti da

Se il tempo che scorre veloce è sintomo di benessere, allora siamo in ottima salute. Abbiamo saziato un po’ delle nostre curiosità affidandoci a pensieri e luoghi, a persone e idee. Un percorso interessante in una direzione densa di cambiamenti e suggestioni. Abbiamo aperto, come fossero dei laboratori, cantieri per musica live, visitato cucine di chef da scoprire, fatto vivere un club di concerti nei venerdì, e rese complici le Università marchigiane. E’ c’è stato anche spazio per un musical ideato e prodotto, dal titolo “I Love Music”. Non solo. Fervono i lavori in corso per il primo Tyche Festival che lanceremo nel prossimo agosto. Vi abbiamo proposto oltre 700 articoli sul web, oltre 200 video sul canale youtube e ben 340mila copie di giornali distribuiti nelle nostre belle Marche. Pure Pino Scaccia, giornalista ed amico, padrino del nostro esordio pubblico, ci ricorda (in un video stile tv Kabul) che Tyche Magazine ha ora un anno in più. Auguri a tutti noi!

Kruger Agostinelli

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Officine Modelli: il lusso delle calzature marchigiane nel mondo

in Moda da

Claudio PostacchiniA grande richiesta mi trovo a riparlare, e lo faccio con molto piacere, con Claudio Postacchini. L’occasione per Tyche era stata “provocata” dalla comune amica Ilde Soliani (potete leggere tutto QUI). In questa sede voglio dare spazio alle idee di Claudio e dei suoi soci Luca Sabbioni e Massimiliano Caporali. Tre vite vissute intensamente nel mondo della moda che si sono incontrate nel progetto Officine Modelli srl. Chiedo a Claudio tutto quello che vorreste chiedergli voi. Come si fa a diventare, in così poco tempo, leader nel mondo della produzione di scarpe di lusso da uomo, con il marchio Carlo Pignatelli?

Claudio, come hai iniziato questa nuova storia con i tuoi soci?

<<La nostra storia è nata dopo una sfilata di moda Carlo Pignatelli a San Marino. Carlo aveva bisogno di alcune paia di calzature da uomo. A me, Massimiliano Caporali e Luca Sabbioni è venuta l’idea di fare delle calzature che potevano completare gli abiti stupendi della maison. Carlo ci ha detto che sarebbe stata una bellissima cosa. Così abbiamo fatto i modelli di calzature iniziali e già alla prima stagione di vendita abbiamo subito avuto un bel successo. Da lì in poi abbiamo raddoppiato le vendite mentre la Carlo Pignatelli le raddoppiava sugli abiti. Siamo cresciuti insieme con numeri eccezionali per l’Italia. Basti pensare che nel 2005, nel Belpaese si facevano circa 200mila matrimoni e noi insieme alla Pignatelli vendevamo 60mila paia di calzature a 60mila abiti da sposo. Un successo eccezionale in quanto avevamo il 30% del fatturato. Nel commercio è un dato fantastico di mercato. Oggi i matrimoni sono circa 150mila in Italia e noi, in un momento così difficile, abbiamo ancora il 20%. Che rimane sempre un dato fantastico>>.

Quali sono le eccellenze nella tua produzione?

<<Insieme alla calzature Carlo Pignatelli abbiamo creato dei nostri marchi, vedi Ishu e Labo Luxo. Mentre Ishu è una calzatura tecnologia sia nei materiali che nella realizzazione, fare Labo Luxo è stato come realizzare un sogno. Abbiamo cercato di creare una calzatura di alta qualità, tutta Made in Italy, sin dalla progettazione che nell’utilizzo di materie prime e manodopera tutta italiana. Abbiamo dato alla calzatura un indirizzo sartoriale di lusso, accessibile a tutti i clienti e/o a marchi che vogliono distinguersi dalla massa. Addirittura con le iniziali in oro o argento personalizzate cliente per cliente>>.

Il made in Italy davvero può farcela? All’esterno ancora ci guardano o la crisi ha ormai congelato il sistema?

<<Il Made in Italy può farcela sicuramente se da parte dei produttori e da parte del nostro governo ci sarà una comunione di intenti in leggi che difendano i prodotti della nostra terra e soprattutto che diano valore vero al Made in Italy. Perché secondo me il Made in Italy deve essere e può essere solo questo: progettazione in Italia, materie prime italiane, manodopera italiana e fasi di lavorazione tutte in Italia. Il tutto certificato e controllato al 100%. Questo purtroppo ad oggi non esiste ed e un peccato perché all’estero ancora abbiamo un appeal che però, se non metteremo presto un punto legislativo serio e professionale, perderemo>>.

Marche terra piena di risorse, a volte poco sviluppate. L’imprenditoria è ancora base del tessuto sociale?

<<Nelle Marche abbiamo un territorio dove per fortuna ancora oggi ci sono imprenditori di grande qualità e professionalità e che hanno voglia sempre di migliorarsi. Siamo un territorio importante di artigianalità e manifatturiera per la moda. Non è un caso che tutti i marchi più prestigiosi al mondo fanno fare la loro produzione alle nostre aziende. E’ grazie a loro e alla nostra capacità di inventiva e produttività che molte aziende ancora sopravvivono. Le Marche sono il vero volano della moda calzaturiera italiana. Non è un caso che la nostra azienda Officine Modelli è volutamente situata ancora al centro del nostro paese, Sant’Elpidio a Mare. E solo per informazione, le nostre calzature sono state indossate nel passato anche dalle squadre di calcio quali Juventus, Roma, Palermo, Valencia e dalla Nazionale Italiana grazie al marchio Carlo Pignatelli. Ad oggi disegniamo e produciamo per dei marchi importanti del lusso mondiale>>.

Ringrazio Claudio Postacchini e con lui tutti gli imprenditori che ce la stanno mettendo tutta per rimanere italiani.

Carla Latini

 

Un’H incoronata al piede: sandali d’autore Made in Marche per Ilde Soliani

in Moda da

Ricordate la mia amica Ilde Soliani e il suo video realizzato per il progetto SensHilde con Mauro Uliassi? Ne ho scritto abbondantemente su queste pagine diversi mesi fa (Lo ritrovate QUI). Le Marche sono per Ilde non una terra di passaggio ma rappresentano luoghi dove fermarsi, incontrare e progettare, bere e mangiare bene.

showroom pignatelliCi sono delle coincidenze e dei segni che non possono essere trascurati. Che diventano segnali precisi lungo un percorso. Nel progetto Senshilde c’è un visual stylist che si chiama Rosario Costantino. Rosario conosce Claudio Postacchini e lo presenta a Ilde. Un colpo di fulmine che va oltre il professionale. Che non fa parte della sfera sentimentale. Claudio Postacchini, per chi conosce il mondo delle scarpe delle “Marche sporche”, ha fondato nel 1996 Officine e Modelli srl con Luca Sabbioni e Massimiliano Caporali. Un gioiello di azienda. Una fucina creativa e di grandissima classe nel mondo delle calzature di alta moda. Officine Modelli produce anche per la Carlo Pignatelli spa per la quale disegna e commercializza scarpe classiche, sportive e per cerimonia, accessori e album fotografici di elevato standing. I due, complici me e la piadineria Magritte a Loreto (vi ho già raccontato di Matteo e Michele Fusillo QUI) si sono incontrati qui. Fra una piadina e l’altra, un club sandwich e bicchieri di verdicchio “lauretano”, lievita, come la pasta della piadina di Matteo, il progetto di Claudio per Ilde. Poi saliamo in macchina e la nostra strada ci porta verso Officine e Modelli a Sant’Elpidio a Mare. Mentre Ilde e Claudio ragionano sui pellami e su dove andrà messa la fibbia con la H di SensHilde e la corona, io passeggio per lo showroom come una bimba nel paese dei balocchi. Adoro queste Marche! Oltre alle scarpe Claudio e company producono per Pignatelli anche una linea da donna che si chiama Jolie. Sandali incastonati dentro gioielli. Ed una linea giovane che si chiama iShu+. Dedicata a chi fa una vita dinamica e cosmopolita. Scarpe a prova di tutto. Che alla sera puoi mettere tranquillamente con lo smoking o con un abito lungo per sentirti come Jessica Sarah Parker in Sex in the City. Le mie mani si fermano ad accarezzare degli album fotografici lavorati uno per uno a mano dai nostri pazienti artigiani marchigiani che si raccontano così: sia la carta interna che le veline che l’esterno sono nati per proteggere e conservare i nostri ricordi più belli… Intanto Ilde e Claudio hanno finito. O quasi. È un grande privilegio per noi che Ilde, Miss Tranchant, abbia scelto Claudio per inventare i suoi sandali “magici” con l’H incoronata. Ilde ritornerà a breve e saranno altri i nostri percorsi marchigiani. Non mancherò di raccontarveli perché è bello scoprire, in viaggio con Ilde, la nostra splendida terra.

Per dovere di cronaca e perché Claudio e i suoi soci meritano lodi assolutamente meritate, le Officine Modelli srl vantano 15 showroom monomarcha e 550 boutique di alta moda nelle principali città di ogni parte del mondo. E scusate se è poco!

Carla Latini 

Il talento di Gianluca Grandinetti non ha confini, da Justin Bieber a Ben Harper

in Arte/Cultura/Moda da

Gianluca Grandinetti, 24 anni di Potenza Picena, nel Maceratese, è ormai una realtà nel mondo del videomaking. Gianluca ti colpisce subito per educazione, timidezza e riservatezza. Poi, parlandoci, si rimane incantati dalla sua preparazione. La “raccomandazione” di Henry Ruggeri nel proporcelo in redazione è più una dritta che uno scambio di favori. I due si raccontano (l’intervista video qui sotto) con una sana complicità. Fa piacere vedere come un nostro giovane talento sia apprezzato ormai a livello mondiale. Un videomaker che raccoglie consensi e premi internazionali. Insomma uno dei frutti buoni di una terra marchigiana che sa esportare stile e talento.

Tra voi due è nata una grande collaborazione.

Gianluca: <<Siamo marchigiani entrambi e ci siamo “beccati” nel nostro “paesino”. Ci troviamo a 5 chilometri di distanza, io sono di Potenza Picena, lui di Porto Potenza Picena. Henry è tutt’ora il mio idolo. Prima di conoscerlo sfogliavo le sue foto pazzesche e le guardavo al computer pensando: è un grande, vorrei davvero stringergli la mano>>.

Henry:<<Avevo necessità di “scaricare” il mio hard disc di conoscenze ad una persona abile e più giovane. Così ho incontrato Gianluca: quando l’ho conosciuto aveva 20 anni e già era dotato di un gran talento. Quello che è successo è stato inevitabile>>.

Gianluca: <<Henry mi ha fatto conoscere il mondo della musica, il rock, e mi ha insegnato lo spirito con cui affrontare il lavoro, la vita e il lungo viaggio che puoi avere di fronte la mattina quando ti alzi dal letto. Mi ha insegnato a buttarmi senza paura nuotando tra i pesci grandi, allargando le spalle. Mi ha insegnato cos’è il Rock’n’Roll in tutto, non solo nella musica>>.

Con chi hai iniziato?

Gianluca: <<Parlo degli ultimi tre anni. Ho iniziato la mia prima esperienza insieme ad Henry per Barley Arts. Abbiamo così collaborato con Lenny Kravitz, Ben Harper, Mika e altri artisti. Da lì c’è stato un uragano di eventi, uno dietro l’altro. Faccio difficoltà a ricordarli tutti in fila. Il più importante, l’incipit, tre anni fa con il tour dei Radiohead. In quella occasione abbiamo capito che fondamentalmente potevamo creare questo pacchetto foto-video “On the Road” e proporlo alle varie agenzie. Che poi non lo abbiamo mai neanche proposto, è stato un effetto naturale. A catena>>.

Che sistema usi per i tuoi lavori?

Gianluca: <<Il mio livello telecamere e altro è “semplice”: penso molto all’inquadratura, curo il sapore dell’immagine. Sono partito con le compatte, poi sono passato alle reflex. Adesso giro con una cinecamera con ottiche “cinema”. Ma scelgo di volta in volta. Dipende sempre da quello che devo fare>>.

Quale lavoro ti ha lasciato dentro più cose?

Gianluca: <<Devo farti delle distinzioni. Faccio molta musica e molta moda soprattutto. Diciamo che il mio vero obiettivo è creare immagini il più vicino possibile alla “video arte”. E’ questo il campo che mi piace di più ma che è anche il più difficile. Quindi nei fashion film (non parliamo di commercial) curo l’estetica ai massimi livelli integrando il prodotto, che in questo caso è magari un outfit completo di uno stilista. La musica ha un livello diverso: l’interpretazione è più legata alla canzone>>.

Con chi ti sei sentito più a tuo agio? Insomma vogliamo i nomi!

Henry: <<Da esterno penso che Gianluca ha fatto un ottimo lavoro quest’estate, durante il concerto degli Ac/Dc ad Imola, dove io ero il fotografo ufficiale e lui il videomaker ufficiale. Purtroppo il video non è ancora disponibile perché stanno aspettando le liberatorie. Ma è un prodotto da brividi>>.

Gianluca: <<Negli ultimi tre anni grazie ad Henry ho stretto tante mani e conosciuto tante persone che prima vedevo solo in tv e nul web. Ora posso parlare delle sensazioni che ho provato di fronte a tali personaggi. Mi sono trovato bene ad esempio con Fabri Fibra: ho fatto due lavori per lui, il video di “Alta Vendita” e un documentario del tour. Poi, parlando di star, citerei sicuramente Ben Harper, uno dei miei artisti preferiti. Dopo un mese che abbiamo iniziato con Henry a lavorare insieme l’ho incontrato. Con Ben Harper abbiamo iniziato a chiacchierare, ho preso il plettro e abbiamo mangiato una pizza. Tengo segretamente il suo autografo nel mio studio>>.

Chi ti ha deluso?

Gianluca: <<Non ho avuto grandi delusioni>>.

Ultimamente hai fatto qualcosa per Justin Bieber (li trovate insieme nella foto di copertina di questo articolo, ndr).

Gianluca: <<Una bella sorpresa è il mio primo lavoro con un’agenzia internazionale. Ho sempre lavorato per l’Universal Italia, con Fabri Fibra, Clementino, Marracash e altri, questa volta per l’Universal America, che segue appunto Justin. Sta promuovendo il suo nuovo album e negli ultimi giorni sono stato a Milano per fare una clip e altre cose che utilizzeranno, non so ancora come. Un’esperienza bella e con Justin mi sono trovato bene. Lui ha ricevuto diverse critiche ma magari chi giudica non pensa che è un ragazzo di 21 anni come tutti, che ha una vita diversa per il semplice fatto che ha sempre migliaia di telecamere puntate addosso>>.

Sei partito da una piccola realtà. E’ bello sapere che ormai i ragazzi marchigiani non hanno più orizzonti e limiti. Il prestigio italiano della creatività che ti ha aiutato?

Gianluca: <<Proprio alcuni giorni fa ho vinto un premio a Chicago grazie ad un fashion film. Il premio si chiama proprio “Bellezza”, scritto in italiano e non in inglese. Questo perché viene dato un riconoscimento all’estetica. Il video è girato a Recanati e a villa Buonaccorsi a Potenza Picena. Secondo me ha ottenuto consenti proprio per la sua impronta “italiana”>>.

Sogno nel cassetto?

Gianluca: <<Parlerei di sogni, ne ho diversi. Mi piacerebbe tanto seguire una rock star o una band per un periodo, e curarne l’immagine a 360 gradi. Mi stimolerebbe molto come sfida. Un sogno che ho in comune con Henry. Un altro è quello di riuscire ad esprimermi al meglio con le immagini. Non importa con quale brand o in quale situazione, ma vorrei ottenere attraverso la telecamera quello che ho in mente al massimo. Sto lavorando per arrivare ad un livello più alto>>.

Kruger Agostinelli

 

Che profumo è Mauro Uliassi? Un’essenza creata da Ilde Soliani

in Moda da

Succede che una signora “naso” – il suo è piccolo ma molto allenato e sensibile ai profumi ed ai sapori della cucina – capiti spesso nelle Marche perché innamorata del “naso culinario” di Mauro Uliassi. Così tanto innamorata da dedicargli un video, unico nel suo genere, nel quale Mauro, addirittura, canta. E pure molto bene. Ilde Soliani è una mia buona e cara amica, l’avete capito, e nella vita crea profumi che poi vende nelle più chic boutique del mondo. Nel suo piccolo tour nelle Marche, ha sostato da Ramona ed Errico al ristorante Andreina, da me allertati sulla qualità e sulla sincerità del personaggio (Ilde dice sempre, veramente, quello che pensa). Dopo la cena si sono intrattenuti fino alle 4 della mattina. A parlare di quello che uno che si siede a tavola e l’altro che cucina e l’altro ancora che serve, vorrebbero dalla vita. Dalla vita professionale che si intreccia e non si slegherà mai con quella personale. Il giorno dopo carico Ilde sulla mia piccola macchina e torniamo a Loreto. Alle 4 della mattina la Basilica era chiusa. La porto nella Sala del Pomarancio a conoscere il “mio ciuchino”. Il ciuchino più bello della storia dell’arte. Almeno per me. Entrate, alzate gli occhi verso sinistra. I suoi occhioni azzurri vi guarderanno in ogni luogo voi siate. Immagino di averlo già scritto e, se l’ho fatto, chiedo scusa. Io ed Ilde siamo lì mentre il suo cameraman, nonché fotografo, cerca di cogliere qualcosa di buono in una luce rarefatta. È quasi l’una. Il sole dalle finestre ovali della Basilica entra a picco e rende tutto senza contorni. Anche noi. Une breve visita alla Casetta di Maria e poi, a proposito di contorni, ci viene fame. Sono le due. Decido che qualcuno dei miei amici cuochi a Portonovo riuscirà ad accogliere “tre pellegrini” come noi. Due pescetti fritti non si negano a nessuno. Detto ma non fatto.

Mentre con Ilde ricordiamo delle idee di Uliassi che ci emozionano, come Bagnasciuga e il burro con l’acqua di ostriche; mentre ricordiamo l’oliva da ricomporre di Errico, mi trovo a discutere, senza metterci troppo tempo, con i parcheggiatori di Portonovo che, capisco siano in “alta stagione esagerata”, ma non offrono un minimo di collaborazione. Vabbè! È <<alta stagione esagerata!>>. Ai miei amici propongo due bolle locali, due tipi di ciasculi diversi e due spaghetti a casa mia quando, miracolo, un parcheggiatore, complice un amico cuoco, ci fa “poggiare” la macchina. Che è molto diverso da parcheggiare. Due spaghetti con i moscioli e due pescetti fritti ci fanno dimenticare che c’è un esercito di automobilisti che deve parcheggiare. Ilde a fine serata mi fa annusare i suoi nuovi nati. Profumi che sanno di sapori e luoghi. Sapori e luoghi che profumano? Decidete voi. Uno sa di ciliege si chiama: una tira l’altra. Uno è dedicato a Mauro Uliassi: burro e acqua di ostriche. Un altro sa dell’aria notturna dell’esterno di una discoteca vicino Modena. Un altro ancora sa di cespuglio mediterraneo con origano, rosmarino, menta, salvia, basilico, pomodoro e si chiama Buon Appetito. L’ultimo è Peccatrice. Un peccato di gioventù che mi spruzzo molto volentieri. In questi giorni so di ciliegia. Poi vedremo. Volete sapere dove è andata a cena Ilde quella sera? Indovinate… Per saperne di più su di lei, i suoi profumi e i suoi video, c’è un sito e la sua pagina Facebook.

Carla Latini

La sartoria Rossini recupera la tradizione del cucito

in Moda da

Una famiglia che taglia, cuce e cucina. Siamo nella periferia di Ancona, a Casine di Paterno. Un’oasi verde e silenziosa. Qui crea e lavora Raffaella Rossini, che conosco da 30 anni. La sartoria Rossini mi ha conquistata su Facebook, poi dal vivo. Un progetto “novello”, di appena un anno, che ha debuttato con questa prima capsule collection. Raffaella la incontriamo con mamma Barberina. Per tutti Rina. Mamma Rina è una sarta formidabile e soprattutto instancabile. Un’alleata progettuale indispensabile, stimolante e direi vitale per Raffa. Mamma Rina è abile anche in cucina: ho assaggiato il suo mitico coniglio in porchetta, il classico stoccafisso all’anconetana e la golosa faraona con castagne, prugne e albicocche. I pezzi hanno linee morbide, pulite e geometriche che garantiscono una vestibilità completa. I tessuti sono tutte fibre naturali: cotone, seta, cashmere, lino, viscosa. La prima “capsula” aveva i colori del latte e del burro, dove predominava il nero. Uno dei colori preferiti di Raffaella, che lo considera il colore delle occasioni importanti. E non è la sola, immagino. Raffa ama il blu e il verde in tutte le loro sfumature. Dai tenui colori pastello, alla profondità del mare di notte e del buio delle foreste. I colori della nuova capsula primavera-estate sono il rosso, il celeste, il rosa antico. Ma il nero e il bianco non mancano mai. L’idea, molto interessante, è quella di proporre un elemento da indossare che può essere abbinato a qualcosa che già nell’armadio c’è e che in questo modo torna a nuova vita. Raffa, oltre a mamma Rina, ha poche, valide, collaboratrici operative. Una squadra corta e veloce.

E’ necessaria un po’ di storia per spiegare meglio il valore del progetto. Agli albori c’è nonna Maria Rossini, la sarta delle Torrette (periferia nord di Ancona). Nonna Maria è la sarta dell’Ancona che ama vestirsi con classe ed eleganza, l’Ancona che partecipa a grandi serate di gala. Le clienti di nonna Maria sono esigenti e seguono i suoi consigli per le cerimonie importanti e soprattutto per i matrimoni. Gli abiti da sposa di nonna Maria sono meravigliosi. A questo punto entra in scena il papà di Raffa, Ermete Rossini. Segue le orme della mamma e, con un rotolo di tessuto e una macchina da cucire, apre un vero e proprio laboratorio. Nel frattempo sposa Barberina. Alla nascita di Raffa, nei primi anni Sessanta, il laboratorio sartoria si specializza in raffinati costumi da bagno e intimi per diventare, di lì a poco, camiceria. Sono i primi anni Ottanta. Ermete lavora per le più belle boutique d’Italia, di Londra e della Germania. Se ne accorgono le grandi marche della moda e, come in un film già visto, arrivano le commesse di Prada, Alberta Ferretti, Genny, Les Copains, Yves Saint Laurent, Jean Paul Gautier, Jil Sander e tante altre. E sempre, come in un film già visto, la famiglia Rossini concentra, ogni di giorno di più le sue energie, nell’evadere queste commesse eccellenti. I tempi sono cambiati, lo sappiamo tutti, e Raffa non vuole affatto sentire parlare di crisi perché porta sfiga. E perché si è stufata. Il progetto sartoria Rossini le ha ridato la grinta con cui l’ho conosciuta. L’esuberanza e la positività che l’hanno convinta a ricominciare, come dice lei, da casa. Facendo maglie con le canne dei pomodori del suo orto al posto dei ferri.

Troverete la sartoria Rossini immersa nel verde di alberi antichi, accanto ad un orto che Raffa cura personalmente. Vi proverete gli abiti come se foste in una vecchia sartoria degli anni Cinquanta scegliendo a vostro gusto, ascoltando i consigli di mamma Barberina. Potrete anche farvi fare abiti su misura, studiati e pensati solo per voi con Raffa. Al commiato il profumo di una delle leccornie di mamma Rina vi accompagnerà fino al cancello.

Carla Latini

 

 

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