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Giornalista e dintorni

Morire in un incidente stradale

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/Le parole che graffiano da

E’ inutile che vi dica come questo tipo di notizie mi turbano ancora molto (leggi qui). Mi danno un senso di soffocamento. Essere dentro un incidente grave, è appartenere per sempre a quell’istante e non capirne come ci si entra dentro ne tanto più come se ne esce illesi. Ciò che mi spaventa, oltre alla tragedia s’intende, è quel “sono in corso accertamenti”. Dicono che il futuro ci affiderà delle automobili incapaci di provocare incidenti. Personalmente sono stato miracolato due volte, anche grazie al testimone oculare. altrimenti si rischia di aggiungere la beffa all’inganno (del destino)…

nb: nella foto la mia auto dopo l’incidente dell’11 giugno 2016
#ParolecheGraffiano

Il funerale dei call center

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk da

E’ da qualche giorno che vengo ribombardato, sia sul fisso di casa che sul cellulare, da voci sgradevoli dei call center (spesso stranieri) con offerte neanche ascoltate dei soliti colossi dell’elettricità, telefonia o chissà cos’altro. Ma davvero si riescono ancora a fare ancora contratti così? Sono sempre di più convinto che solo chi cambia in meglio sopravvive. Il resto sta diventando tutto un polveroso ed inutile passato remoto.

Riflessioni di un giovane a cui è stato rubato un futuro da una classe politica discutibile

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/politica da

Quando si parla di cambiamento, occorre crederci e perlomeno bisogna provarci. Assisto con ammirazione e commozione a quello che oggi offre spontaneamente mio figlio Kevin, primo a se stesso e poi al mondo che lo circonda. E vorrei rendere pubblico anche su questa bacheca, ciò che lui è stato capace di descrivere, senza essere stato minimamente imbeccato, nel suo spazio fb. Dalle sue parole capisco (e spero fortemente) che forse solo i giovani, a cui abbiamo rovinato il futuro, potranno cercare di cambiare questo schifo di società. Sono orgoglioso della sua consapevolezza sia degli errori del passato che nelle difficoltà dell’attuale presente.
#ParolecheGraffiano
ECCO INTEGRALMENTE COSA HA SCRITTO UN PAIO DI GIORNI FA:

Ragazzi una piccola riflessione…..
Partendo dal presupposto che sono un ignorante cronico, visto e considerato che nella mia adolescenza invece che impegnarmi e studiare, sono stato in grado solo di fare cazzate su cazzate e fidatevi che ora come ora ancora mi mangio i gomiti.
Ma ci rendiamo conto in che paese viviamo???
Viviamo in un paese dove: il Ministro dell’istruzione Valeria Fedeli non ha conseguito neanche i diploma di maturità, quando ad oggi anche per andare a fare lo spazzino,(senza nulla togliere agli spazzini fidatevi!) bisogna comunque sia avere un pezzo di carta.
Viviamo in un paese dove: adirittura le cariche più alte dello Stato come il signor sottosegretario alla difesa Domenico Rossi e niente di meno che, l’onorevole Mario Caruso truffano e imbrogliano lo Stato così, alla luce di tutti, senza essere minimamente puniti e perseguiti penalmente! Facendo lavorare persone in nero e facendo contratti a figli e figliocci sempre assenteisti sul posto di lavoro. (mi riferisco per chi non l’abbia visto al servizio delle iene)
Viviamo in un paese dove il signor Matteo Renzi che nonostante tutte le promesse fatte e mai rispettate e SOTTOLINEO MAI RISPETTATE “come tutti i suoi predecessori d’altronde” ancora abbia il coraggio di parlare e voler far politica nostante in quel famoso referendum tutta italia si è unita per andare a votare e farcelo levare finalmente dai COGLIONIIIII! Ma ragazzi parliamoci seriamente siamo in Italia e per non smentirci mai mettiamo al comando il burattino del signor Matteo Renzi: il caro buon vecchio Paolo Gentiloni, una persona insipida come la prima minestra che mi ha cucinato la mia attuale compagna!! Una persona che non credo sia in grado di decidere neanche quando sia il momento di parlare o quando di stare zitto!
Viviamo in un paese dove piuttosto di prendere milioni dall ‘ Unione Europea hanno accettato patti assurdi che ci portano e ci porteranno ad un odio razziale peggio dei tempi di Hitler.
Viviamo in un paese dove: chi dovrebbe tutelarci, pensano solo a fare leggi per le pensioni d’oro quando i piccoli, medi impreditori e i lavoratori sono inondati di tasse su tasse!
Però devo ammettere una cosa, ieri guardando il servizio delle iene su i pompieri che hanno salvato quella famiglia ad ischia, un minimo di luce in questa italia ormai avvolta completamente dall’oscurità l’ho vista!
Ragazzi mi ci metto in prima persona anche io: SVEGLIAMOCI e iniziamo ad unirci per mandare tutti questi maledetti farabutti al posto che meritano!
Io non ci stò a stipendiare questa gente che è solo in grado di prenderci per il culo e guardare solo le loro tasche non ci stò perchè io come tutti noi abbiamo dei DOVERI ma anche dei DIRITTI!!!!
PS: Scusate ragazzi per l’italiano poco corretto, ma vi ripeto sono un ignorante CRONICO!!!!

C’era una volta Disco Fantasia…

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/politica da

Ho ritrovato la lettera integrale che scrissi 13 anni fa in occasione della chiusura del mio Disco Fantasia, la ripropongo in maniera integrale per comprendere che siamo stati da una classe politica nazionale inutile e parassita. Falconara Marittima ha avuto da sempre un tessuto urbano con degli esercizi commerciali molto fragili e questo non deve essere imputato a delle responsabilità primarie delle amministrazioni comunali ma semplicemente alla miopia delle politiche in favore della sfrenata liberalizzazione di mercato. E’ stato detto tutto e l’incontrario di tutto ma a rimetterci sono stati soprattutto i centri cittadini che non sono stati mai armonizzati per affrontare una reale riquaificazione. Da una parte associazioni di categorie che invece di suggerire strategie concrete per i commercianti associati, si sono rilevate efficaci solo nel tenere la contabilità e purtroppo nell’avvantaggiare subdolamente solo la grande distribuzione, con l’evidente perdita di tutte quelle professionalità umane che in esse operavano. I negozi migliori prima sono stati presi dalle miriade di banche di affari che hanno invaso ogni città ed ora aumentano quelli sfitti o peggio ancora a macchia di leopardo nelle zone più degradate come negozi etnici privi di un minimo di attrattività. Insomma se vogliamo ripopolare i centri cittadini occorreranno idee ed energie reali come attività culturali e ricreative dovranno coniugarsi con un’offerta di ospitalità e servizi commerciali attenti alla qualità ed al territorio.

QUANDO UNA BOTTEGA CHIUDE…

Mi piace descriverla come un’avventura anche se il finale l’avrei voluto scrivere diversamente ma questo, forse, la renderà, per usare un gergo televisivo che piace, più “reality”.

Era il 10 agosto 1981, un caldo pomeriggio, in cui un pugno di amici mi ha raggiunto in una strada non centralissima di Falconara Marittima, via Marsala 42, per quella che avevo definito “un’idea vestita di musica” dal nome Disco Fantasia. C’era la stella nostrana Michele Pecora, il disc jockey del locale romano più alla moda, il Jackie O, Claudio Casalini, una disc jockey di Rai 2 Antonella Giampaoli e tantissimi amici e curiosi.

In un negozio tradizionale non si vende o si compra solo merce, c’è l’assoluto piacere di stare insieme e di raccontarsi ed in questo credo che la mia “piccola nave musicale” sia stata sempre accogliente sia nei pettegolezzi fatti circolare che nei segreti sussurrati. Un luogo d’incontro ambito e di tendenza ma mai riservato a pochi.

Troppo facile parlare delle presenze eccellenti, in veste di clienti (i Pooh, i Matia Bazar e tanti altri), più gratificante è stato vedere sfilare davanti al bancone almeno due generazioni. Di quelle situazioni che ti mantengono inevitabilmente “sempre giovane” grazie alla complicità dei figli dei miei coetanei.

Ma tutto passa e dal vinile nero dei leggendari 33 giri si arriva alla tecnologia sofisticata dei compact disc.

Mentre sul commercio impazza la parola d’ordine “consumare tutto e di più” non importa ne come ne dove perché il “mercato vuole così”.

E con gli anni 90, l’entrata prepotente e scellerata della grande distribuzione organizzata, bisogna comprendere che è “l’inizio della fine” per i piccoli indipendenti del commercio. Una situazione che mi ha sempre fatto pensare, lasciatemi passare la provocazione, ad una via di mezzo fra l’eliminazione implacabile dei pellerossa d’America dalle loro terre e le stragi selvagge effettuate dai cacciatori di foche. Senza regole e nella completa indifferenza della gente e soprattutto delle istituzioni.

Inutile far ragionare sull’anomalo senso di questa falsa modernizzazione e l’effimero ed apparente vantaggio immediato dei consumatori, privati definitivamente della specializzazione di chi vende.

Che fregatura per quelli che come me ci hanno messo sempre il cuore nel proprio lavoro con professionalità e , spero e credo, con la convinzione di aver saputo comunque offrire dei “momenti genuini” alla mia clientela. Buono o cattivo, antipatico o simpatico, bello o brutto, bravo o deludente ma sicuramente non asettico come alla cassa di una centro commerciale.

E poi la mia “piccola nave musicale”, come in ogni buon romanzo di avventura che si rispetti, è stata assalita da tanti pirati illegali e legali. Dalle illegalità, tacitamente consentite, delle copie casalinghe masterizzate, a quelle gratuite ed inesauribili di Internet e a quelle etniche e colorate dei “vu’ cumpra’”. O quelle vergognosamente legali della grande distribuzione organizzata con il “sottocosto” (un crimine chiamato “dumping” -concorrenza sleale- mai perseguita) o delle edicole con la possibilità di vendere in allegato alle riviste il nostro stesso materiale senza l’aggiunta del 20% di Iva.

Insomma miserabili storie italiane, una delle tante, mentre ancora certi nostri politici continuano a sorridere nei manifesti elettorali segno evidente che perlomeno i loro “affari” vanno a gonfie vele.

Ed ogni nave che si rispetti ha un capitano che con essa va a fondo. E per questo che con una profonda ma dignitosa tristezza e un pizzico di rabbia, spero comprensibili, che Capitan Kruger mette la parola fine su Disco Fantasia consapevole che oltre ai debiti reali di questa avventura ha portato con se un forziere pieno di ricchezze che nessuno potrà mai rubarmi. Ricordi, emozioni, piccoli segreti e grandi sogni che nessuno potrà mai sottrarmi e renderà meno insopportabile questo pagina strappata alla mia vita.

Kruger Agostinelli, 11 maggio 2004

Consenziente o abituale

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk da

La parola che rimbalza con più frequenza nelle rassegne stampa della giornata è “consenziente”, in riferimento al presunto stupro in uniforme a Firenze. Io a leggere bene fra le righe della descrizione, non a caso scelte da una donna avvocato, riesco ad immaginare (vista la disinvoltura con cui entrambi hanno lasciato incustodita per 20 minuti l’auto) solo il termine “abituale”. Sono passati i tempi di quando si diceva, non beviamo siamo in servizio. Ora evidentemente la nuova generazione opta per il detto, è meglio non porre limiti alla provvidenza.

La legge non può essere uguale per tutti

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk da

Ho sempre pensato che quando un ladro ruba è grave ma se lo fa chi deve controllare i ladri lo è ancora di più. Le mele marce vanno eliminate se vogliamo essere credibili nel rendere veritiera ed efficace la giustizia. I primi a tradirci, se ci pensate sono proprio i politici che si guardano bene dall’autoregolamentazione, se fra di loro c’è un malandrino diventano come le tre scimmiette non vedono, non parlano e non ascoltano. Tutti complici pur di mantenere integri i loro vergognosi privilegi. E le forze dell’ordine troppo spesso stanno prendendo una china sudamericana. L’Italia ha sempre avuto un debole per le scorciatoie da furbetti. Vi prego di controllare inoltre come l’America difende i propri cittadini indipendentemente che si tratti di Amanda Knox oppure di queste due ragazze, mentre noi nel caso Regeni abbiamo lasciato tutto in mano a quel miserabile di Alfano. In sostanza voglio dire che, nei confronti di chi sbaglia, ci deve avere la certezza della pena. Mentre se sbaglia chi deve far rispettare le leggi, deve essere punito ancora più pesantemente.

Tutto dentro quell’istante, il mio incidente stradale un anno dopo

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Quante volte ho cercato quell’istante dentro la mia mente, eppure è una specie di corto circuito. Solo un rumore strano, una specie di implosione. E poi? Poi nessun dolore da ricordare ma l’angoscia di non poter più respirare. Non ci riuscivo. E il tempo che si dilatava, non riuscivo a comprender se fosse tanto o poco. Tutto maledettamente surreale, degno di un sogno o forse un incubo. Eh già l’incubo in quel vetro scheggiato. Eppure era tutto tranquillo quella notte dell’11 giugno 2016. Io, il viaggio, la macchina, i pensieri. Tutto tranquillo e forse lo era pure il destino che aveva deciso di non fare scelte definitive. Di quell’istante prima sapevo tutto. La velocità regolare 70 km o poco più. L’ora, ero in anticipo rispetto alle altre volte, appena le 3,15. Addirittura il tempo di rimanenza all’arrivo, 8 minuti. E poi come se non bastasse scommettevo pure su dove avrei trovato Kelly nel mio letto, avevo scommesso che stavolta fosse proprio sul mio cuscino. E poi? Già pure quella canzone orrenda su Rai 2 ma chi mi conosce lo sa bene, non cambio mai stazione. Poi? Già poi l’istante dopo, con quella voce che arrivava da lontano. Domande poste in modo rassicurante. Avete presente quei film in cui arriva l’eroe? Mi fa il checkup su di me e sulla macchina. Sembrava che fosse normale per lui, dare assistenza negli incidenti. Il suo volto e il suo suo nome, Domenico, me lo sono imparato dopo. In quel momento lì era il primo segnale umano che mi riportava alla realtà. A lui ho dovuto chiedere di raccontarmi quell’istante che la mia testa mi ha voluto risparmiare. Anzi nascondere in un labirinto buio in cui mi perdo ancora adesso. Dell’altra ragazza, Sonia, ho avuto vaghe notizie e nulla più. Su tutto, mi hanno raccontato del suo amore incondizionato per il ballo. Il resto poi appartiene al coro dei tanti amici che sapevo di avere ma che non pensavo sapessero proteggermi così, con le loro attenzioni. Poi arriva tanto tempo dopo la consapevolezza del rischio. Uno strano peso e la necessità di voler resettare tutto. Ma quell’istante è come una calamita che prima mi attira e poi mi respinge. E allora mi aggrappo a quelle emozioni che mi commuovono , convinto che forse per qualcuna di loro sono ancora qui. Negandomi quella normalità che in fondo non ho vissuto mai.

Finanziamenti a senso unico, Italia il paese di un peso e due misure

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk da

Ora che sono libero di scrivere quello che voglio, nel senso che posso tranquillamente farmi dei nemici, stavo riflettendo su un’apparente bella iniziativa del web #destinazionemarche. Poi mi accorgo che è finanziata dalla Regione Marche che fanno lavorare i soliti del PD.

Penso che nei 15 mesi in cui è vissuta l’esperienza autonoma del TYCHE magazine, abbiamo fatto della buona editoria libera senza aiuti di nessuno. Anzi con il continuo sospetto dei tromboni della politica che dietro ci fosse chissà cosa. Tanta gente ha chiesto perché non ha continuato, chiedetelo a chi annualmente si spartisce i fondi della cultura che vanno sempre agli uomini dell’area PD. Questa è un’altra ragione perchè non potranno mai crescere dei giornalisti liberi o un’informazione seria. Andate a vedere del resto a quali uffici stampa vengono affidate gli incarichi di Teatri Comunali e associazioni affini. Italia, sempre e cmq il paese di un peso e due misure.

Cambiare?  Certo abolendo tutti i finanziamenti, tanto per cominciare. Per poi premiare solo quelli che hanno realmente ottenuto risultati. Ma nella continua necessità di ottenere il consenso almeno questi politici, debbono privilegiare le loro “parrocchie>” e quindi non lo faranno mai.

Pubblicità in tv ma a quale pubblico si rivolgono?

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Per fortuna che mi emoziono ancora con gli spot di Amazon Prime, altrimenti che tristezza le pubblicità televisive in questo periodo. Rivolte chissà a quale pubblico, mi preoccuperebbe notevolmente la risposta dei nostri pubblicitari. Testimonial come Carlo Cracco che confessa che il suo posto preferito a casa sua è il bagno oppure Buffon che con disinvoltura passa dalle patatine ad una recentissima che ora neanche ricordo. E poi immagino i commenti per Elena Santarelli afflitta dall’effetto plin plin di un’acqua minerale. E su tutti sparerei alle gambe al tizio irritante della Tim che zompetta come un’idiota. E adesso se provo a ricordare il piacere di quando c’era Carosello, rischio di essere etichettato per un vecchio nostalgico. Eppure quanto calore e che magia la sera prima di andare a dormire. E i colori ce li mettevamo noi in quell’ingombrante ma irrinunciabile tv in bianco e nero.

Re Gurk goes to London ovvero Turista per caso

in Giornalista e dintorni da

 

Appunti di viaggio. Ero partito dimenticandomi tre cose: le medicine, la sciarpa e alleggerirmi di almeno 20 anni. Sono sopravvissuto alla mancanza delle medicine, mi sono accorto che si sta bene anche con i propri anni e per la sciarpa c’ha pensato Roberto, gli amici veri del resto ci proteggono sempre.  Di seguito foto e video. #KrugerGoesToLondon

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