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Giornalista e dintorni

Andrea Fochista, indimenticabile disc jockey Mr Tilt

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/Le parole che graffiano da

Ciao Mr Tilt, sapessi le volte che mi sei venuto in mente. Oggi preso dall’inconsueta voglia di ordine in uno scaffale da liberare ho trovato questa lettera qui che da anni cercavo invano. Tu sei apparso in un breve percorso della mia vita, troppo piccolo. Noi “veri” pionieri, agli albori delle radio private, uniti da quel sacro amore, anzi preferirei dire fuoco, per la musica nuova da scoprire. Eh già poco tempo ma vissuto, nel garage di Borgo Rodi alle radici di Radio Arancia. Poi ti accompagnai nella prima ed unica esperienza in discoteca. Avevamo Senigallia tutta per noi, io al timone del Papagajo Club e a te presentai il Conte Babele per il suo Number One. Sento ancora la leggerezza delle nostre chiacchierate fra un disco e l’altro e qualche volta a bere e mangiare da Marion, nelle notti senigalliesi. Poi quel maledetto sabato notte mi portarono a voce la notizia di quell’incidente stradale dove potevi essere tu. Purtroppo eri tu. Poi ti ho rincontrato una notte di tanti anni fa (qualche decennio penso) quando mi regalasti in sogno anche dei numeri. Ero troppo felice di averti rivisto e non li giocai nemmeno. Siamo fatti così, sbadati ma profondi negli affetti da conservare. Un abbraccio amico mio mentre David Bowie canta ancora una volta per noi “starman”.

Kruger

ps: in memoria di Andrea Fochista.

Quando la Cultura è come il cavolo a merenda

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/politica da

Questo post lo vorrei chiamare CAVOLO A MERENDA. Ho letto casualmente su uno dei vari manifesti inneggianti agli appuntamenti offerti in questo periodo nella mia città, questa specie sintetica di menu, che ho estrapolato dal manifesto e mi fa venire in mente una considerazione. L’utilizzo inappropriato del termine cultura, quasi a voler dare un vestito nobile ad una manifestazione popolare. Cutura in effetti è un termine che primeggia insieme a quello, altrettanto abusato in altre occasioni, di beneficenza. Ipocrisia o ignoranza? Se non ci riappropriamo di una progettualità concreta e qualificante come possiamo pretendere che i nostri cittadini possano finalmente saper consumare il prodotto che scelgono per quello che realmente è. Una città che si impegna a parlare un linguaggio comprensibile e nel tempo stesso stimola una crescita di proposte nuove può ambire ad allargare i propri orizzonti.

L’arte di acquistare e di vendere fra feedback e cattiva educazione

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk da

Guai se il feedback fosse usato soltanto in funzione di una personale vendetta o peggio ancora per concorrenza sleale. Nella nuova frontiera del consumatore c’è la possibilità di esprimere un giudizio per il servizio o il prodotto utilizzato. Ci vuole onestà intellettuale per esprimere un giudizio e per questo che personalmente ho scelto come metodo (considerando il tempo che gli posso dedicare) di descrivere o situazioni particolarmente felici o quelle che fanno incazzare. Oggi, ad esempio, mi sono sentito indignato oltre misura per il trattamento cafone e di non giustificata sufficienza in un supermercato, di cui riporto integralmente la mia recensione su Google. Sono stato commerciante per oltre venti anni e ricordo perfettamente la fatica per interagire con tutte i tipi di clienti che mi trovavo di fronte. Non nego che per alcuni di loro sarà stato pure difficile trattare con me. Eppure le ragioni vanno ascoltate e non si può liquidare tutto con un perentorio ed affrettato no. Inutile poi fare nei giorni precedenti (proprio in quel supermercato) , ironia della sorte, mi era stato proposto un questionario informativo fatto (scusate il francesismo) a caxxo di cane (non me ne vogliano Kelly e Milo). Forse prima di capire i gusti della propria clientela (e quelle domande credetemi erano di una banalità disarmante) poi ci si dimentica di fare un corso di educazione al personale addetto al box informazioni.
Se si vende un prodotto non sigillato di partenza, non si può poi non accettare il cambio perché è aperto. Comunque poco male da oggi avranno un cliente rompicoxxxoni come me. Anche se temo che certi comportamenti possano essere contagiosi. Acquistare in fondo può essere anche una filosofia di vita e come tale non va sottovalutata.

Falconara Marittima alla ricerca di una piccola bellezza

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/Senza categoria da

Ho letto divertito tempo fa su una pagina social su Falconara Marittima, che mostrava la foto della Sindaca con due neo assessore (ho scritto volutamente al femminile, mi piace così) e cominciava scrivendo così “Ma e’ la nuova Giunta oppure una sfilata di moda..?! Beh pero’ bisogna ammetterlo: a livello estetico non siamo messi mica male……!!!”
Mi è venuta in mente un gradevole e recente ricordo di un sabato pomeriggio a Jesi nel corso. A parte la piacevolezza della mostra che andavo a visitare, c’era quella leggera sensazione di festa, grazie a quella gente che era vestita bene per andare a spasso nel centro della loro città. Un tempo consideravo tutto questo, una ridicola espressione della provincia. Ora ne avverto la mancanza. Siamo inondati di sgradevole sciatteria, questa trascuratezza che va pure bene se andiamo a spasso con i nostri cani in un parco. Mentre occorre riappropriarsi della nostra dignità di cittadini proprio nei momenti dei nostri incontri pubblici. E’ vero che l’abito non fa il monaco ma nel vestire, come nel parlare, nel leggere o nell’ascoltare musica ci vuole un pizzico di stile. Uno sforzo per crescere e non per sprofondare sempre di più nell’anonimato. Fanno bene quelli che si vestono bene per andare a messa ad esempio, il loro peccato semmai è comportarsi non nella maniera che vorrebbe il loro Signore per il resto della settimana.. E questo vale per tutti, anche per quelli che non vanno a messa come me. E’ la ragione per cui occorrerebbe rincontrarsi con garbo nei nostri centri cittadini. In fondo è la maniera più immediata per riappropriarsi del nostro territorio, recuperare le nostre radici per confrontarsi con il prossimo. E pure per riconquistare quell’educazione civica che ci sembra irrimediabilmente sfuggita di mani e di mente. Ecco cosa intendo per una comunità friendly, in cui occorre abbandonare la strada del divieto a tutti, solo per colpa dei pochi che sbagliano. Così si rischia di considerare tutte le persone come automobili in rischio di divieto di sosta. Sollecitiamo le loro antiche abitudini ed andiamo alla ricerca di quella bellezza che esiste pure in un posto complicato come Falconara Marittima.

ps: il perché della foto? Costringervi forse a leggere fin qui, invitandovi ad altre riflessioni. E’ bene mantenere prima puliti i nostri pensieri, altrimenti ci ammaliamo di indifferenza e rassegnazione.

Irrinunciabili briciole di felicità per un tris di kappa

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/Le parole che graffiano da

Ed ora posso dire tranquillamente che chi di foto colpisce di foto perisce. Stanotte al compleanno (poi non ne parlo più) dei miei due ragazzi, ampiamente pubblicizzato, ho avuto un’implacabile regista, mia figlia Kimberley. Ha praticamente setacciato ogni foto fatta e dopo un rigido e scrupoloso controllo ha deciso quale potessero essere pubblicate. Niente da dire è un’artista. Da parte sua Kevin invece si sottomette, per non fare torto a nessuno, a farsi fare delle foto con delle espressioni spesso non molto convinte. Quel tavolo allegro dove con Mila, Elba, Kelly, Milo, Alice e Nicola ci siamo voluti bene divertendoci, sembra aver funzionato sul serio. Ora mentre, dal mio cellulare, mi ripasso tutte le immagini della serata mi accorgo che fra tutte quelle pubblicate manca proprio questa da tris di Kappa. Trovo quindi bello concedermi ancora a questa incontrollabile vanità dell’apparire che in fondo nasconde piccole ma irrinunciabili briciole di felicità. A cui nessuno di noi dovrebbe mai rinunciare

Kevin e Kimberley cinquantasette anni in due, ancora non mi hanno superato

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/Le parole che graffiano da

Perlomeno oggi non mi dovrò impegnare per il tema della giornata. È semplice e allo stesso tempo infinitamente piacevole, il compleanno di Kevin eKimberley. Che belli in questa foto che è in fondo l’allegoria della vita in un mare di emozioni, grassa di difficoltà ma preziosa nei momenti di felicità. Di sicuro a loro penso di aver regalato il profondo senso della libertà e mi sono dimenticato (in fondo non l’ho mai capito) di come essere opportunisti per rimanere a galla. Preferiamo voler bene al prossimo senza remore, anche se si dovesse sbagliare. È tanto per citare Ivano Fossati “È questo (capirai) vuol dire responsabilità “. Questa sera saremo insieme al resto della famiglia per un piccolo momento di festa davanti a quella torta che fa scoccare 57 anni in due. Ancora non mi hanno superato. A questo punto non mi rimane che dire vi voglio bene, come farebbe ogni padre di fronte ai propri figli. Il volersi bene, questo è sicuro, non ha bisogno di classifiche

Milo non mi dirà mai Basta!

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Basta (forma impersonale del verbo bastare, usata come esclamazione), è la parola che grido spesso a questo tipo furbetto della foto. Milo è, da buon cucciolo e per giunta meticcio, il testimonial ideale della disobbedienza. Pensate che fa pure finta di essere intimorito dalla mia improbabile minaccia di non si sa cosa. E’ un privilegio che ormai riservo solo a lui. Evito quel “basta” a questo strano mondo che mi circonda, fatto di disarmanti qualunquisti del pensiero. A quelle persone ignoranti e presuntuose che affogano nei like e non sanno né scrivere né soprattutto leggere. Per comunicare non bisogna convincere né tanto meno alimentare risse verbali. Ci vuole intelligenza per tentare di comprendere le proprie differenze. Occorre meno tastiera e più intelletto. E Milo? Provate a non dargli un bacio su quel nasone nero se ci riuscite. Già lo so, lui non mi dirà mai Basta!
#parolechegraffiano

Quando un mercato ambulante rischia di diventare un’isola che non c’è

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk da

Lui si chiama Maurizio ed è il mio spacciatore di frutta buona. Quando posso il lunedì mattina passo in piazza Catalani, nella mia Falconara Marittima. Da lui e faccio il pieno per una settimana. Mi lascio consigliare in un equilibrato compromesso fra ciò che vorrei e quello che il suo coloratissimo spazio offre. Sono ossessionato, anzi il termine giusto è vittima, dell’attuale mercato senza sapore dell’ortofrutta, anche in virtù della mia incapacità di saper riconoscere il prodotto giusto. Mi sono specializzato di più nel mangiare che nello scegliere. Ammetto non sono un animale da mercato ambulante, anche se è una delle cose che prediligo quando sono in vacanza. Ci trovo umanità e soprattutto esperienza. Apprendo e verifico ciò che acquisto e questo mi piace molto. Questa mattina però mi ha colpito negativamente una cosa, ed è l’argomento principale di questo post, l’altissima presenza di spazi vuoti. Conoscendomi, ho prima guardato l’orologio, nella mia proverbiale disattenzione ho pensato fossi fuori tempo massimo. Ed invece erano soltanto le 11.30 . Non rincorro ora le varie spiegazioni, più o meno tecniche, che ho ricevuto ma ritengo con decisione che l’esperienza degli ambulanti sia un bene collettivo di cui non possiamo fare a meno. L’urbanizzazione e la vita sociale di una città necessita di questi aromi che rendono il quotidiano meno piatto e banale. E io amo quelli come Maurizio, in fondo mi ricordano un pizzico di me quando nel peso lordo del commercio c’era pure il cuore e tante emozioni.

Falconara Marittima frammenti di ricordi e di bellezza

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Mi ricordo, qualche decennio fa per la precisione, che quando ero un disc jockey di successo (si dice così? ma dai facciamo finta di si) non disdegnavo di sognare ad occhi aperti. Non che adesso disprezzi la cosa ma l’ingenuità di allora sembra avere un sapore migliore. Ero arrivato da Roma dove avevo vissuto quasi 18 anni e la scelta forzata di seguire la famiglia non volli viverla come un dramma bensì come una strada obbligata del destino. Quindi mi sono fatto piacere la mia nuova città, in fondo la fantasia giovanile bisogna pur sfruttare. Per questo fui premiato in quanto vissi nell’era delle prime vere discoteche nell’era del sabato del Night Fever anni 70 e quel destino di cui sopra mi fece arrivare prima il Krakatoa dei fratelli Roberto Galeazzi e del buon Cappanera (che venivano dal mondo della boxe vero Vladimiro Riga?) E poi come se non bastasse arrivò Tonino Carraro, Re indiscusso della notte dal Covo Nord Est, al Carillon e al Papagayo che si prese cura di me fino ad affidarmi pure quel mitico Piranha che fu inaugurato niente popo di che da Donna Summer. Il tutto anche grazie ad un altro romano emigrato romano che venne a costruire la sua memorabile carriera da qui nelle Marche, l’inviato speciale del Tg1 Pino Scaccia. Allora, direte voi, dove vuoi arrivare? Che vedevo questa strana ma attaente casa riproposta in questa foto che ho appena scattata. E dicevo a me stesso, se dovessi diventare ricco vorrei comprarla (complice forse la presenza di un cartello vendesi, ma non ci giurerei i ricordi da un po’ di tempo sono difettosi). Ecco evidentemente non sognavo di andare via, avevo accettato che questa fosse la mia città. Riflettevo appunto su questo bisogno di appartenenza ad un territorio, desiderarlo ed essere orgoglioso di farne parte. Sarebbe lungo ed inutile soffermarmi poi sui decenni a seguire ma oggi, in una pausa dedicata alle provviste alimentari per il pranzo, l’ho rivisto la casa con questa deliziosa luce che il capriccioso giugno ci sta offrendo e ne ho di nuovo subito il fascino. Quasi fosse una bella donna desiderata ma mai conosciuta. Ancora con il suo fascino indenne dal tempo, sotto il cielo di Falconara Marittima.

Stefania Signorini è Sindaco di Falconara Marittima

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk/politica da

Stefania Signorini, prima Sindaco donna nella storia del Comune di Falconara Marittima, questa notizia l’avrete già sentita immagino. Falconara Marittima batte Ancona in percentuale di votanti 49,5 a 47,6. La matematica è un opinione, perlomeno in politica, la percentuale dei due candidati era nettamente favorevole a La Grosse Koalition di Luchetti, il risultato no. Eppure la percezione in città (e sappiamo bene che conta più di qualsiasi propaganda) era a senso unico negli ultimi giorni. C’è stato un corto circuito di fiducia per la politica della sinistra o solo colpa di una giornata di sole? I tasselli che hanno regalato l’immagine definitiva di Sindaco alla Signorini sono stati tanti, impercettibili e spontanei. Sarebbe ingiusto ora regalargli lo scettro della Regina del meno peggio. C’è stata sicuramente la fiducia per il suo coraggio di accettare la sfida in maniera così, non trovo altro termine, ingenua e decisa sapendo dare dei no perentori. I programmi elettorali in una città come Falconara si misurano sempre dopo. Da una parte con misure immediate capaci di rendere normale il quotidiano. Riattivando l’amore dei cittadini per il proprio territorio. E dall’altra, la parte più difficile, adottando una progettualità sostenibile in grado di poter soddisfare il bisogno di ambiente, sociale, lavoro e cultura. Una specialità che lei come insegnante conosce bene, da affidare all’energia dei giovani e capaci sognatori di questa città.
Buon lavoro prof.

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