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Giornalista e dintorni

Finanziamenti a senso unico, Italia il paese di un peso e due misure

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk da

Ora che sono libero di scrivere quello che voglio, nel senso che posso tranquillamente farmi dei nemici, stavo riflettendo su un’apparente bella iniziativa del web #destinazionemarche. Poi mi accorgo che è finanziata dalla Regione Marche che fanno lavorare i soliti del PD.

Penso che nei 15 mesi in cui è vissuta l’esperienza autonoma del TYCHE magazine, abbiamo fatto della buona editoria libera senza aiuti di nessuno. Anzi con il continuo sospetto dei tromboni della politica che dietro ci fosse chissà cosa. Tanta gente ha chiesto perché non ha continuato, chiedetelo a chi annualmente si spartisce i fondi della cultura che vanno sempre agli uomini dell’area PD. Questa è un’altra ragione perchè non potranno mai crescere dei giornalisti liberi o un’informazione seria. Andate a vedere del resto a quali uffici stampa vengono affidate gli incarichi di Teatri Comunali e associazioni affini. Italia, sempre e cmq il paese di un peso e due misure.

Cambiare?  Certo abolendo tutti i finanziamenti, tanto per cominciare. Per poi premiare solo quelli che hanno realmente ottenuto risultati. Ma nella continua necessità di ottenere il consenso almeno questi politici, debbono privilegiare le loro “parrocchie>” e quindi non lo faranno mai.

Pubblicità in tv ma a quale pubblico si rivolgono?

in Giornalista e dintorni/Il meglio di Re Gurk da

Per fortuna che mi emoziono ancora con gli spot di Amazon Prime, altrimenti che tristezza le pubblicità televisive in questo periodo. Rivolte chissà a quale pubblico, mi preoccuperebbe notevolmente la risposta dei nostri pubblicitari. Testimonial come Carlo Cracco che confessa che il suo posto preferito a casa sua è il bagno oppure Buffon che con disinvoltura passa dalle patatine ad una recentissima che ora neanche ricordo. E poi immagino i commenti per Elena Santarelli afflitta dall’effetto plin plin di un’acqua minerale. E su tutti sparerei alle gambe al tizio irritante della Tim che zompetta come un’idiota. E adesso se provo a ricordare il piacere di quando c’era Carosello, rischio di essere etichettato per un vecchio nostalgico. Eppure quanto calore e che magia la sera prima di andare a dormire. E i colori ce li mettevamo noi in quell’ingombrante ma irrinunciabile tv in bianco e nero.

Re Gurk goes to London ovvero Turista per caso

in Giornalista e dintorni da

 

Appunti di viaggio. Ero partito dimenticandomi tre cose: le medicine, la sciarpa e alleggerirmi di almeno 20 anni. Sono sopravvissuto alla mancanza delle medicine, mi sono accorto che si sta bene anche con i propri anni e per la sciarpa c’ha pensato Roberto, gli amici veri del resto ci proteggono sempre.  Di seguito foto e video. #KrugerGoesToLondon

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Il Tyche Festival parte il 4 agosto dai Tiromancino: “Canteremo insieme le mie canzoni”

in Concerti/Eventi/Giornalista e dintorni da

Se dite Tiromancino, naturalmente ad una persona con un minimo di interesse per la musica, vi accorgerete della sua espressione favorevole. E se vogliamo essere ancora più minuziosi questo succede soprattutto con il pubblico femminile. Lo stile e la sensibilità di Federico Zampaglione sono sicuramente coinvolgente. Un pop romantico che, come dirà anche lui nell’intervista, entra in profondità e tocca il cuore. “Nel respiro del mondo – Summer tour 2016” vi catturerà. Sarà un viaggio musicale ricco di emozioni e rimarrete sorpresi soprattutto dalle sonorità, mai scontate, che Federico e il suo gruppo hanno voluto plasmare per questo appuntamento in concerto.

Come va il tour 2016 dei Tiromancino e cosa dovranno aspettarsi i tuoi fan all’Arena del Mare di Civitanova il prossimo 4 agosto?

«È un tour proprio bello, stiamo facendo molte date. È un’estate ricca di concerti e abbiamo questa nuova scenografia elegante. Abbiamo una scaletta che mischia pezzi dell’ultimo album con alcuni brani storici. Viene fuori un mix ben riuscito, ben articolato».

Ho avuto la fortuna di vedere la prima del tour a Cagli. Ci sono novità?

«Grosso modo il tour è stato concepito in quel modo. Chiaramente, visto che a Cagli eravamo in un teatro in quella data non è venuto fuori al 100% il lato più ballabile dei Tiromancino. In teatro abbiamo un po’ smussato tutto per rendere l’esibizione adeguata allo spazio. All’aperto c’è molta energia e stiamo avendo in questo momento ottimi riscontri. Siamo contentissimi».

In particolare, pensando ai vostri concerti, in cosa si differenzia il pubblico in Italia dal nord al sud, oppure dalla grande città alla provincia?

«Mah dipende, nel senso che poi le persone che ci seguono sono appassionate di quello che facciamo. Sono fan calorosi e quindi alla fine cantano sempre tutte le canzoni. Partecipano. Farei dei torti a dire che ci sono differenze. Nelle Marche per esempio c’era molto coinvolgimento, ma la stessa cosa accade anche al nord e al sud. L’atmosfera è abbastanza omogenea e sono le canzoni che si fanno cantare e voler bene. Molti brani si sono consolidati negli anni diventando “storici”: la gente ha legato a loro molte esperienze di vita, perché certe canzoni hanno accompagnato le persone a livello più profondo. Si vede. Ecco, non sono state solo “canticchiate”. La mia caratteristica, il mio “destino”, è quello di scrivere canzoni che magari quando escono hanno più bisogno di tempo per arrivare al pubblico rispetto a brani più orecchiabili. Un percorso in salita anche perché mi sono sempre rifiutato di ricorrere a facili mezzi, pure negli arrangiamenti. Vedi “Tra di noi”: in un mare di canzoni da spiaggia, ho fatto uscire una canzone d’autore. Poi sta avendo successo ma sta passando per altri percorsi. Non c’è mai la voglia di arrivare subito con una scorciatoia. È una strada lunga, che però ha prodotto brani che sono rimasti negli anni».

Erano 8mila persone a vedere i Deep Purple a Servigliano e ce ne saranno molte anche con i Jethro Tull, nel Tyche Festival di Civitanova. Il Festival che proprio voi inaugurerete. C’è solo nostalgia da parte del pubblico oppure c’è la consapevolezza che le leggende hanno ancora un fascino tutto da scoprire?

«La gente probabilmente ha voglia di live, si è anche un po’ stancata di cose preconfezionate. Chi ama la musica è tornato allo spettacolo dal vivo, suonato anche come si deve».

C’è una canzone italiana che avresti voluto scrivere tu?

«Ce ne sono troppe».

Dai, dimmene una di Lucio Dalla.

«“Anna e Marco”, perché è una canzone stupenda, meravigliosa».

Dopo Cagli e Macerata, ora il mare di Civitanova e la piazza ad Offida. Ma non rischiate di diventare dei marchigiani DOC anche voi?

«Tutti i nostri tecnici sono marchigiani, quindi…».

A Civitanova arriverai il giorno prima del concerto?

«Probabilmente sì…».

Saranno proprio i Tiromancino il 4 agosto ad inaugurare il primo Tyche Festival. Un contenitore in cui abbiamo voluto unire contenuti diversi, dal loro pop melodico vincente, al cantautorato di primordine con Vinicio Capossela e una pietra leggendaria nel mondo rock di tutti i tempi con i Jethro Tull di Ian Anderson. Note positive anche sui prezzi, i più bassi in Italia. Si comincia con i 15 euro dei Tiromancino.

Kruger Agostinelli

Eccomi Tour, il mito di Patty Pravo live tra successi e perle rare. L’intervista

in Giornalista e dintorni/Senza categoria da

Patty Pravo riparte in tour dopo l’ottima attenzione ricevuta al recente Festival di Sanremo da “Cieli Immensi”, primo capitolo del nuovo album di inediti “Eccomi”, ventiseiesimo in studio della cantante. Il brano, firmato da Fortunato Zampaglione, è l’ultimo successo di una carriera lunga 50 anni, con oltre 120 milioni di copie vendute e con numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Patty Pravo sarà sicuramente uno degli ospiti d’eccezione per avvicinarsi alla fine della prima stagione del Tyche Friday al Donoma di Civitanova, con la cantante che impreziosisce un palco che ormai è a tutti gli effetti un club di spessore per artisti italiani e internazionali. Aspettando il live, questo venerdì, abbiamo intervistato la cantante. Patty Pravo non a caso ha vinto il premio della critica a Sanremo.

A dispetto del tempo che passa Patty Pravo rappresenta l’innovazione nella musica leggera italiana. Anche in questo Sanremo hai surclassato molte tue giovani colleghe. Essere moderni è un vizio o una forma mentale?

«La domanda è molto bella, ma non saprei rispondere… Io canto quello che mi piace pensando che se piace a me siamo a metà dell’opera. Per comunicare, un pezzo deve piacere a chi lo canta. Nel caso di “Cieli immensi” è andata benissimo perché è piaciuto molto al pubblico, che mi ha messo al terzo posto nel televoto e che mi sta premiando con l’acquisto del cd “Eccomi”».

Per te hanno scritto gli autori più importanti del panorama musicale tricolore. Al momento qual è quello che ami di più e soprattutto quello che ti manca e di cui vorresti cantare qualcosa?

«Per me hanno scritto davvero quasi tutti, da italiani a stranieri. Però mi piace parlare del presente e quindi ringraziare Tiziano Ferro, Giuliano Sangiorgi, Gianna Nannini, Fortunato Zampaglione, Samuel dei Subsonica, Rachele dei Baustelle e Zibba».

Poiché penso che Patty Pravo si racconti benissimo cantando i brani che sceglie, vorrei fare una domanda alla Patty che ascolta le altre canzoni. Nell’ultimo anno chi ti è piaciuto? Non importa se fa parte dei nuovi o dei vecchi cantanti italiani.

«Mi piacciono Emma, Marco Mengoni, Arisa, Noemi e, ovviamente, i Negramaro. Senza dimenticare Tiziano Ferro, i Subsonica e Gianna Nannini, che non delude mai!».

C’è un legame speciale con le Marche? Ci puoi raccontare aneddoti su persone o luoghi della nostra regione?

«Nelle Marche ho fatto vari concerti e anche alcuni allestimenti. È una bella regione, si sta bene, si mangia bene e soprattutto la gente è ok».

Vogliamo parlare dell’ “Eccomi tour”. Qualche piccola anticipazione per il pubblico di Tyche Friday al Donoma, dove ritorni dopo due anni?

«La scaletta di questo nuovo spettacolo “Eccomi tour” comprenderà, oltre ai miei successi, alcuni pezzi del nuovo disco “Eccomi” e alcune perle che non faccio da tempo. In più ho una nuova band di giovani molto ma molto bravi».

Ogni mese abbiamo una parola chiave per la nostra edizione cartacea. Rappresenta l’ispirazione della nostra copertina e ci permette di filosofeggiare un po’. Quindi ti domandiamo, cosa ti ispira la parola INFINITO?

«Cieli immensi!».

Kruger Agostinelli

Show 20 euro (cassa aperta dalle 21,30) oppure prevendite Ciaotickets

Donoma Sound Theater and Food, via Mazzini 43, Civitanova Marche (MC)
Info e prenotazioni 0733 775860
Dopo il concerto, Formula Disco con dj’s Aldo Ascani & Fabrizio Breviglieri
Donne ingresso gratuito – Uomo 10 euro (compreso consumazione)
Tavolo dopo concerto 20 euro

La maturità creativa dei Negramaro: “Uno stimolo per rinnovarsi”. E ad Ancona è (quasi) sold out

in Giornalista e dintorni/Senza categoria da

Continua l’amore di Ancona per i Negramaro: biglietti a ruba con qualche disponibilità ancora al botteghino per gli ultimi indecisi che domenica 15 novembre vorranno assistere allo show al PalaRossini. Ben venticinque i brani che verranno spalmati in un concerto che, dopo uno spettacolare intro, prenderà il via con “Sei tu la mia città”. Prendiamo al volo alcune confidenze con il tastierista Andrea Mariano. Ecco di seguito l’intervista.

Il tour è partito alla grande e c’è voglia di sentirvi da ogni posto dell’Italia. Mi domando: dopo quindici anni di attività c’è il timore di invecchiare? Oppure sentite i benefici della maturazione?

<<Il timore no. Questo “invecchiamento” per noi si trasforma in maturità. E’ più in generale un discorso che abbraccia chi è a contatto con la creatività, con l’arte: tutto diventa infatti occasione per mettersi in gioco, mettersi in discussione. La maturità permette di rinnovarsi, perché i tempi cambiano. Bisogna decifrare i nuovi messaggi che arrivano dal pubblico, i gusti, le tendenze e tutto quello che ci accade intorno. Per noi questa maturazione rappresenta un forte stimolo. Ovviamente non andiamo mai a ripeterci con cose già dette e cerchiamo di stimolarci con nuove composizioni, con l’allestimento di un tour e con tutto quello che riguarda il nostro mondo musicale>>.

Ai Negramaro va anche l’Oscar per saper collaborare con gli altri colleghi italiani. Sul programma “Unici” di Rai 2 erano concordi con questo anche De Gregori e Elisa, Biagio Antonacci e Neri Marcorè. Pure Patty Pravo ed Emma. Insomma ci potrebbe essere il preludio per un’importante operazione di collaborazione artistica italiana. Ci avete mai pensato?

<<Siamo sempre stati “trasversali”, nel senso che non abbiamo mai avuto pregiudizi per quanto riguarda generi della musica italiana e internazionale. Attraverso i contatti che si stringono durante il percorso, sono nati rapporti partiti dall’amicizia e in molti casi sfociati in collaborazioni importanti. Penso a Jovanotti, a Elisa e in ultimo, a Biagio Antonacci. Biagio ci ha chiesto di arrangiare la sua “Liberatemi”: un pezzo intoccabile per noi, ma siamo riusciti a catturare il suo entusiasmo. Le collaborazioni accadono. A noi piacciono perché rappresentano anche queste forti stimoli che arrivano. Assorbiamo un po’ di energie da altri artisti e ne trasmettiamo un po’ delle nostre. Non bisogna allora escludere il fatto di pensare alle collaborazioni in maniera più consistente, anche perché “La rivoluzione sta arrivando” è stato un lavoro un po’ più “puro”. Abbiamo deciso di rimanere legati ad un concetto intimo e personale, quindi credo ci sarà spazio in futuro per progetti con molti amici>>.

Il vostro concerto include in scaletta ben 25  brani. Sono tutte vostre canzoni o avete inserito qualche omaggio ad altri artisti?

<<L’omaggio che ormai è diventato quasi un cavallo di battaglia alla pari dei nostri singoli è “Meraviglioso”. Un brano che appartiene al Dna dei Negramaro. Per il resto ci saranno nostri pezzi con l’inserimento di parti strumentali per rendere più fluido lo show. Allo spettacolo abbiamo voluto dare un aspetto molto cinematografico, non a caso ci sono delle proiezioni. Quasi una colonna sonora della parte visual>>.

Ricordi o aneddoti che vi fanno venire in mente gente o luoghi marchigiani?

<<Io personalmente ne ho uno che è legato ad Osimo, gemellata con il mio paese d’origine, Copertino, che è anche quello di Giuliano. Quindi ogni volta che ci troviamo in zona andiamo a visitare la cittadina, che è bellissima. Inoltre ad Osimo si trova la salma del santo patrono del nostro paese, San Giuseppe da Copertino. Nel nostro primissimo disco, che ora non si trova più in circolazione, c’è un disegnino di Giuliano, stilizzato, in un angolino della pagina, raffigurante proprio san Giuseppe da Copertino. E’ il Santo dei voli, ci ha portato fortuna. Ad Ancona sono legato per uno dei primi concerti che abbiamo fatto in un club, il Barfly, nel 2005. Eravamo appena usciti da Sanremo ed è stato uno dei nostri primi sold out. Non ci aspettavamo una così grande partecipazione>>.

Tyche ogni mese filosofeggia con i suoi ospiti su di una parola. Questo mese è VITA. Cosa significa per te VITA?

<<In questa momento mi piace legare il concetto di vita a quello di rivoluzione. Non per riportare il discorso per forza al disco, ma effettivamente nella vita ognuno ha bisogno costantemente di una piccola grande rivoluzione. Nei momenti in cui si fanno delle scelte c’è bisogno di coraggio. Io ho affrontato la mia rivoluzione credo a 20 anni, quando ho scelto di vivere di musica. Ora sto godendo dei frutti. Quindi la vita è piena di rivoluzioni>>.

Negramaro ad Ancona. Domenica 15 novembre 2015 ore 21 al PalaRossini. Prevendite su TicketOne e Ciaotickets. In caso di posti esauriti online saranno disponibili altri biglietti direttamente al PalaRossini domenica dalle 18 fino ad esaurimento posti. Dalle 19 apertura cancelli.

Kruger Agostinelli

Enrico Ruggeri si racconta fra musica, calcio, baci e mare d’inverno

in Donoma Civitanova/Eventi/Giornalista e dintorni da
Alla fine degli anni Settanta ero il disc jockey del Papagayo, una discoteca storica (che non c’è più) situata proprio di fronte alla Rotonda a Mare di Senigallia. Mi dissero che c’era in sala il cantante dei Decibel, un gruppo punk di tutto rispetto nel panorama della musica dell’epoca. Era in vacanza dalle nostre parti. Un incontro mancato quello con Enrico Ruggeri per una pura coincidenza ma uno di quegli episodi che restano impressi. Anni dopo ascoltai “Il mare d’inverno”, la splendida canzone che scrisse per Loredana Bertè. Mi evocava proprio il nostro litorale. Infatti quest’estate lo stesso Ruggeri confermò questo mio sentore, proprio in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Marotta. Ho avuto il piacere di intervistarlo aspettando il suo concerto di venerdì 20 novembre al Donoma di Civitanova, per il Tyche Friday.
Enrico Ruggeri, un po’ Dr Jekyll e un po’  Mr Hyde. Ma ti senti più rock o più “confidenziale”?
‹‹Mah, difficile dirlo. Ognuna delle due anime ha senso di esistere perché c’è anche l’altra. Sicuramente questo mio modo di essere mi distingue, in un mondo dove tutti i cantanti tendono ad avere un solo aspetto. Magari ottimo, eccelso, ma uno solo. Io faccio concerti anche per voce e piano e vengo allo stesso tempo da un gruppo Punk e quindi amo pure spingere sull’acceleratore››.
A proposito, sei più bravo come calciatore o come cantante? 
‹‹Purtroppo temo come cantante! Ognuno vorrebbe avere quello che la vita gli ha dato di meno, quindi il mio impegno sul calcio è notevole! Gioco a pallone appena posso, almeno una volta a settimana quando va male››.
C’è poi infatti il tuo impegno nella Nazionale Italiana Cantanti.
‹‹L’associazione è il modo di mettere la mia fortuna a vantaggio di chi ne ha avuta meno. Sono orgoglioso di far parte di quel gruppo››.
Hai scritto canzoni per te ma con successo anche per altri interpreti. Fiorella Mannoia e Loredana Bertè sono gli esempi più lucenti. Chi manca all’appello? Insomma, per chi ti piacerebbe comporre?
‹‹Mah, questa domanda non me la sono mai fatta. Sono nate delle amicizie e in seguito a queste sono partire delle esperienze. Se hai affinità con qualcuno che fa musica finisci prima o poi per fare qualcosa insieme. Per cui posso risponderti dicendo che spero di fare nuove amicizie che mi spingano a comporre musica. Ho collaborato con diversi personaggi: dagli Elio e le Storie Tese a Tozzi, da Morandi a Locasciulli, da De Gregori a Mina. Artisti quindi lontanissimi tra loro. Ma ho sempre privilegiato l’aspetto umano piuttosto che operare con scelte a tavolino. Mi lascio guidare dalla vita››.
Mentre l’Enrico Ruggeri ascoltatore di musica cosa predilige dell’attuale panoramica musicale?
‹‹Non trovo cose interessanti. Ho visto suonare tutti: il primo concerto della mia vita è stato quello degli Emerson, Lake & Palmer, ho visto Paul McCartney, ho visto David Bowie, Lou Reed. Oggi c’è davvero poca roba in giro››.
Cosa proporrai al pubblico del Donoma?
‹‹Raramente decido prima. Certo, ci sono quella decina di canzoni che bisogna fare ed è giusto farle. Come “Mare d’inverno”, “Mistero”, “Peter Pan”, “Quello che le donne non dicono” e via dicendo.  Dopo di che si va un po’ a braccio. Si decide lì per lì cosa suonare››.
Un lavoro artigianale.
‹‹Ho la fortuna di avere una band supercollaudata. Posso quindi decidere anche durante il concerto, a secondo degli umori, di una faccia che scorgo dal pubblico. Dipende dalle sensazioni che ricevo dal concerto››.
“Il mare d’inverno” si è proprio ispirato alla spiaggia marchigiana. Delle Marche hai altri aneddoti o ricordi personali? 
‹‹Ognuno di noi ha mille aneddoti della sua adolescenza. Andando in vacanza nelle Marche ricordo il primo bacio, la prima discoteca con le sedie bianche di plastica e con canne di bambù a separare gli ambienti. Quel mondo degli anni Settanta. Quindi per me Marotta è il posto dei ricordi››.
Kruger Agostinelli

Antonella Ruggiero si racconta aspettando il live al Tyche Friday del Donoma

in Donoma Civitanova/Eventi/Giornalista e dintorni da

Che voce quella ragazza! Era la lontana estate del 1975 e per la prima volta da Genova i Matia Bazar si esibivano nelle Marche, in un dancing ormai relegato ai ricordi, il Tapioka Club. La prima hit era “Stasera che sera” e lei, la cantante, Antonella Ruggiero. Poi una carriera esaltante fuori e dentro i Matia Bazar, la sperimentazione con i Subsonica e tante profonde esperienze fra musica sacra e lirica. Venerdì 23 ottobre Antonella Ruggiero sarà al Donoma di Civitanova, per il secondo appuntamento live targato Tyche Friday.

C’era un bel po’ di tempo fa un locale all’aperto di Falconara Marittima. Si chiamava il Tapioka. Qui ricordo un esordiente band genovese che si presentò per la prima volta fuori dai suoi confini. La cantante non era niente male mentre interpretava “Stasera che sera”. Inevitabile chiederle quanto contino per un artista le proprie radici.

<<Sono fondamentali, perché l’arte si fonda proprio sulle radici e su quello che un artista riesce a trasformare e rielaborare nel tempo. Le radici sono essenziali per una persona che vuole creare e fare arte in generale, non solo nella musica>>.

Un artista vero cambia e sperimenta per una propria esigenza creativa mentre il pubblico, lo sappiamo bene, spesso è conservatore. Antonella Ruggiero ha trovato il giusto equilibrio in tutto questo?

<<Credo di sì. Il pubblico non è tutto conservatore, anzi: c’è una platea che segue cose che radio e televisioni non passano, a parte qualche raro esempio di canale interessante. C’è la solita questione legata alla grande vendita che deve essere in qualche maniera propinata alla massa. Però c’è quest’altro tipo di pubblico, non piccolo ma composto da tante persone, che segue la buona musica che c’è in Italia, da nord a sud. Ci sono rassegne che sono la base di tutto quello che è l’altra faccia della medaglia, con concerti meravigliosi che non vengono certo promossi nei canali tradizionali. Ma internet e tanti mezzi di comunicazione fanno si che l’arte giri non solo per le lavorazioni di massa. C’è come un muro che separa le due cose>>.

Nell’autunno 2004 è stata la prima ed unica interprete ad aver ricevuto il permesso di cantare nella Santa Casa del Santuario di Loreto. Ma ha anche avuto importanti esperienze a Jesi o e Pesaro. Ha per caso qualche aneddoto sulle Marche o sui marchigiani?

<<Ogni volta che approdo nelle Marche mi trovo davanti a dei panorami e dei luoghi magnificamente conservati. Una regione straordinaria, sono veramente lieta di tornare a visitarla. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo, qualcosa che mi era sfuggito in tanti anni di frequentazioni, visti i concerti fatti. Un grande luogo!>>.

La sua mobilità artistica in tutti i generi musicali è positivamente impressionante. Crede ancora di avere dei sogni nel cassetto da realizzare?

<<Non ho mai avuto sogni nel cassetto. Il cassetto è sempre stato aperto sia per deporre idee sia per tirar fuori progetti. Adesso stiamo ultimando ad esempio un lavoro molto importante, forse il più importante di questi anni: un lavoro realizzato nella cattedrale di Cremona con organo (suonato da Fausto Caporali) e voce. Sono 17 brani di musica sacra, veramente intensa e ben arrangiata. La cattedrale è un luogo adatto per un certo tipo di raccoglimento in musica. L’album uscirà a brevissimo e si intitolerà “Cattedrali”>>.

Può anticipare cosa proporrà al pubblico del Donoma nella sua imminente partecipazione?

<<Con me sul palco ci saranno due artisti straordinari. Il primo è il pianista Mark Harris, che ha lavorato per anni con Fabrizio De André. E’ stato suo arrangiatore, musicista e amico. Ama l’Italia profondamente. Poi c’è Roberto Colombo con i suoi suoni sintetici>>.

Tyche Magazine ogni mese ha una sua parola chiave su cui filosofeggiare. Ora tocca al termine VITA. A lei cosa provoca?

<<Creatività costante, prima di tutto quella del cervello. Il cervello funziona in maniera diversa da una persona all’altra. E’ il grande motore che mi fa venire le idee, crea suggestioni e movimenta costantemente quella cosa chiamata anima, chiamata interiorità. Dalla sensibilità e dal cervello parte l’azione, partono i progetti>>.

Kruger Agostinelli

Biglietti a 22 euro comprensivi di consumazione, disponibili su CiaoTickets e su TicketOne. In alternativa sarà possibile acquistarli (fino ad esaurimento posti) dal botteghino del Donoma dalle ore 21 in poi del giorno stesso dello spettacolo, venerdì 23 ottobre. L’ingresso al locale sarà possibile dalle ore 22 in poi e l’inizio dello spettacolo è previsto alle ore 23. La prenotazione dei tavoli si possono effettuare tramite l’infoline 0733775860

Le chitarre Eko tra i ricordi di Bennato e il sogno Clapton, intervista a Stelvio Lorenzetti

in Giornalista e dintorni/Senza categoria da

Eko, cinquantacinque anni di attività e il solito entusiasmo di sempre nel mondo degli strumenti musicali. Oggi leader nazionale ed internazionale in tutti i campi, ai suoi esordi puntava sulle chitarre, quelle ribelli della musica beat, quella a forma di freccia di Shel Shapiro dei Rokes o quelle altrettanto taglienti dei Nomadi di Augusto Daolio e i New Dada di Maurizio Arcieri. Una leggendaria storia nel paese che all’estero ci identifica con il mandolino. Ne parliamo con il dinamico Stelvio Lorenzetti, amministratore delegato della società, un orgoglio imprenditoriale per la nostra regione. Lo incontriamo nella sede dell’azienda, girando attorno a fotografie che raccontano il mito di una chitarra leggendaria. Da Lucio Battisti a De Andrè, passando per Lou Reed. Insomma, di tutto di più.

Filosoficamente parlando cosa sarebbe una civiltà senza musica?

<<Una civiltà senza musica porta all’oblio, al nulla. Un uomo senza musica perde le basi che lo collegano alla componente divina: nell’uomo c’è qualcosa di universale, una parte che si avvicina all’alto. Ma oltre ad un lato spirituale c’è un lato scientifico. Diversi studi hanno dimostrato come un bambino che in tenera età apprende la musica, nella sua crescita sarà meglio predisposto verso tutte le materie matematiche. Svilupperà così una parte del cervello che non svilupperebbe. La musica ci dà una marcia in più per affrontare la vita>>.

Come è cambiato il vostro cliente musicista dal passato millennio ad oggi?

<<Prima l’utente era un, chiamiamolo così, musicista Stand-alone. Cioè, comprava lo strumento perché l’aveva visto in una fotografia o ispirandosi alla musica che veniva dal bel 33, 45 o addirittura 78 giri. Quindi per emulazione prendeva la chitarra e si faceva insegnare a suonarla. Così si creava la sua piccola band. Oggi l’utente è un musicista online. Ti puoi collegare sul pc, sul tablet e puoi fare musica con personaggi che sono distanti 10mila chilometri. Puoi prendere lezione da Massimo Varini stando seduto a casa, collegandoti al suo canale Youtube. Addirittura sto vedendo nuove frontiere, si creano band distanti nel mondo: un chitarrista londinese scrive la partitura al batterista che sta a New York, che butta la base e la rimanda in Inghilterra. Diciamo che il musicista, l’amante della musica, è sempre lo stesso. Prima però doveva essere meno attrezzato. Ora deve spaziare a 360 gradi>>.

Paradossalmente non crede che il crollo dell’industria discografica abbia rafforzato quella del mondo della musica suonata dal vivo.

<<Sì, sono d’accordissimo. Non me ne vogliano gli amici discografici. Prima gli stessi artisti aspettavano il lancio del Cd, ora invece iniziano a pubblicare qualche pezzo su Internet, su iTunes per pubblicizzarlo. Di volta in volta viene veicolato un nuovo brano in rete. Poi quando ne sono pronti 6 o 7 li mettono insieme e lanciano l’album, andando a fare i concerti. Quindi sì, il calo discografico ha rafforzato sicuramente la voglia di creare musica dal vivo>>.

Vuole condividere con noi qualche simpatico aneddoto che ha visto la sua azienda protagonista con qualche big musicale?

<<Ce ne sarebbero tantissimi, ma ve ne racconto due. Per quanto riguarda il primo io non c’ero ancora ma me lo hanno raccontano i personaggi della vecchia Eko. Abbiamo quindi le prove che sia avvenuto. Riguarda Edoardo Bennato e lo racconto tranquillamente perché so che lui è orgoglioso di far vedere ai giovani quello che era è quello che è diventato. Bennato, quando ancora non era famoso e girava con una Citroen d’annata per tutta l’Italia, ogni qual volta si trovava in zona si faceva ospitare a pranzo proprio alla mensa della Eko. Bennato aveva un rapporto straordinario con l’azienda. Insieme a Shel Shapiro, è stato uno dei primi artisti a suonare Eko. Un altro aneddoto da raccontare è avvenuto due anni fa, quando mi chiamò Renato Zero per dirmi che voleva fare un importante evento per raccogliere fondi per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto in Emilia. Mi chiesero un modo per reperire più contributi, oltre alla normale vendita dei biglietti. Con Giovanni Matarazzo parlammo dell’idea di mettere a disposizione per la manifestazione e poi all’asta delle chitarre Eko, con scritto “Italy loves Emilia”. Quando Giovanni era dentro i camerini degli artisti mi chiamò al telefono: mi spiegò con quanto affetto e stima tutti i cantanti parlavano della Eko. Da Liguabue, a Zucchero passando per Jovanotti>>.

Hai una ricetta per avvicinare i ragazzi al vizio di suonare?

<<Direi a tutti i ragazzi di non avere paura. Quando parlo con i giovani, alla domanda “ma perché tu che senti musica, sei amante di musica, vai ai concerti, perché non decidi di fare musica tu stesso?”, la risposta è: “Mah, è difficile e ci vogliono anni di studio”. E’ passata in Italia la mentalità che fare musica sia per pochi eletti. Invece i ragazzi devono capire che suonare è divertente, semplice e dobbiamo far capire loro che ci sono tante di quelle scuole private che ti insegnano musica in modo piacevole. Facendoti avvicinare presto allo strumento: in una settimana si è già in grado di strimpellare. Diciamo ai giovani, ma anche ai meno giovani: la musica è facile da imparare>>.

E un sogno nel cassetto da realizzare sempre per il mondo della musica suonata?

<<Che Eric Clapton suoni una chitarra della Eko. Al di là del sogno che non si realizzerà mai, o forse sì chi può dirlo, vorrei che la Eko torni ad essere leader mondiale negli strumenti musicali. Stiamo arrivando pian piano ad essere sicuramente una forza importante a livello italiano ma a livello mondiale ci sono player molto forti, penso a Fender, Gibson, Martin, Yamaha e Ibanez. La Eko dopo il tracollo del 1985 può ripartire con i suoi valori>>.

L’Italia notoriamente paese del mandolino, le Marche patria della fisarmonica e voi della Eko che agli albori degli anni sessanta armavate con le vostre chitarre la ribellione della beat generation italiana. Ora puntate più nell’innovazione o nella tradizione?

<<Non ci sono state innovazioni assolute per quel che riguarda la chitarra: se prendiamo uno strumento del 1959 e lo confrontiamo con uno di oggi, notiamo che è la stessa cosa. Cambiano leggermente i colori, cambia qualcosa nel legno. Ma di rivoluzionario non c’è stato nulla. Magari c’è chi si è inventato una chitarra in fibra di carbonio come la Martin, ma si vendono sempre quelle fatte in abete, in acero, in palissandro. Viva la tradizione! La chitarra è uno strumento “classico” e il chitarrista vuole sempre quel sound. C’è magari oggi un certo tipo di pick-up per elettrificare la Fender diverso da quello del passato, ma una chitarra è sempre la stessa. Il chitarrista è colui che cerca la tradizione. Semmai poi la elettrifica mettendoci pedali, sintetizzatori o altro>>.

Ultima domanda, secondo la tradizione di Tyche Magazine riguarda un termine su cui filosofeggiare. Questo mese è “celare”. Cose le fa venire in mente?

<<Nascondere, non far vedere. Applicando questa parola al nostro mondo direi di non celare più ai giovani la musica. Facciamo capire che la musica è un bene assoluto che ci avvicina non solo all’altissimo ma a noi stessi, ci trasmette gioia, ci fa crescere, ci far star bene e ci diverte. Non ci fa deprimere. Non nascondiamo la musica ai bambini, ai ragazzi ma anche ai nonni>>.

Kruger Agostinelli

Foto di Federico De Marco

 

Chef Rubio addenta la cucina di strada marchigiana: “C’è tutto nella vostra terra!”

in Giornalista e dintorni/Mangiare e bere da

Fu mio figlio a segnalarmi Chef Rubio, un personaggio ad alto gradimento televisivo che si è imposto grazie ad un pubblico giovane ed alternativo sul canale DMAX. Non ho avuto tempo per contestare la sua scelta, mi sono ritrovato subito anche io nel club della “Rubiomania”. Simpatico, diretto, quasi un fumetto di quelli belli ed eroici che si materializza. Del resto i numeri dei social parlano chiaro sulla sua reale efficacia: 380mila followers su Facebook, 60mila su Twitter e oltre 50mila su Instagram. Insomma, un personaggio non creato dalla rete ma spontaneamente molto amato dal web. Chef Rubio si è aggiudicato nel 2014 il titolo di “Migliore Chef” ai Macchianera Italian Awards 2014 e anche i Tweet Award di Bologna. Nel 2015 è nell’olimpo della categoria cuochi per il premio “Italia a Tavola”. Ora Gabriele Rubini, questo il suo vero nome, sta per sbarcare con le storie del viaggio culinario, il terzo per la precisione, all’insegna dello street food con “Unti e Bisunti”. Sarà in prima tv esclusiva su DMAX dall’8 settembre, ogni martedì alle 21.10. Chef Rubio infatti è il rappresentante assoluto della cucina di strada, quella erroneamente considerata “sporca e cattiva”. Insomma, il mondo opposto dei ristoranti stellati. Costantemente alla ricerca e alla riqualificazione di piatti e ricette della tradizione di sempre, attraverso chioschetti e mercati rionali. Un’esplorazione gastronomica che lo vedrà questa volta anche protagonista nelle Marche, oltre che da quest’anno con puntate dedicate a Spagna, Germania e Francia. Lo intercettiamo telefonicamente per una di quelle interviste che inevitabilmente scivola nella piacevole chiacchierata fra amici.

Con “Unti e Bisunti” continui a raccontare ancora i piatti e la gente di strada dell’Italia e stavolta anche dell’Europa. Se con il cibo si identificano i territori e la tradizioni, la gente di strada è davvero così diversa da città a città e da nazione a nazione?

<<Il cibo stesso è identico nell’abitudine, ma sono gli interpreti che sono diversi. A causa del periodo sociale che vivono e soprattutto nel modo in cui il singolo si rapporta con l’elemento. Il cibo è così sempre versatile, mai noioso e si può parlare di lui senza mai arrivare ad una vera conclusione. Sono le persone che esprimono lo stesso ingrediente in maniera totalmente diversa. E’ un linguaggio della gente che mi piace>>.

Sei venuto nelle Marche. Siamo curiosi di avere delle tue impressioni. E meglio ancora se hai dei ricordi particolari della nostra terra e della nostra gente.

<<Non posso anticipare nulla della puntata ma posso dirvi che dal mare alla pianura, dalle colline alle montagne, le Marche ci hanno regalato un sacco di piatti di cui parlare. Abbiamo provato a fare un quadro a tutto tondo del panorama marchigiano, che parte dal crudo e dal bollito per arrivare all’arrosto e al fritto, cercando di essere il più possibile esaustivi nel raccontare un popolo e una terra interessante per la varietà offerta. Se ti dico che mi piace rischio di essere un ruffiano ma non è così. Siete una regione completa, avete tutto>>.

Chef Rubio in tv e Gabriele Rubini nel privato. Sicuramente riescono a convivere nella vita quotidiana. Ma non accade a volte, magari in casi eccezionali, di voler invertire i ruoli?  

<<Sono la medesima persona. A volte mi è capitato anche in interviste e quant’altro di poter far parlare Gabriele, non solo Chef Rubio. Siamo la stessa cosa: semplicemente Chef Rubio quando deve far passare meglio un messaggio a tutti usa l’escamotage della comicità, del cinismo e della strafottenza. Vie traverse per attirare l’attenzione>>.

Penso che tu sia consapevole di essere un simbolo, soprattutto per le nuove generazioni. I ragazzi ti vogliono bene e ti guardano con ammirazione. Non dico che rischi di avere delle responsabilità ma rappresenti ed esalti la periferia. In fondo trasmetti quel sano gusto della sfida e l’ironia dello sfottò. Cosa ti sentiresti di consigliare a loro per farli vivere meglio in una società che tanto giusta non è?

<<Che devono studiare, viaggiare, leggere. Solo così possono difendersi da un mondo che cerca di tendere sempre al ribasso, per far si che tutto sia sotto controllo e a vantaggio di quelli che noi chiamiamo (con accezione troppo pomposa) i potenti. Solo così i giovani avranno delle armi per combattere e per ritagliarsi un angolo di serenità>>.

Andiamo, solo per un po’ con leggerezza, sul pettegolezzo. Chef Rubio che piace alle donne è un fatto appurato. Merito dei tatuaggi, dell’atteggiamento spavaldo o dello sguardo in fondo un po’ avventuroso e romantico che hai? Insomma ti senti un oggetto del desiderio o piuttosto un uomo che non deve chiedere mai ?

<<Piaccio alle donne? Me lo dite ogni volta, ma è una questione che mi interessa fino ad un certo punto. Piaccio molto anche agli uomini ma non è questo l’obiettivo per cui mi metto in discussione. Mi fa piacere ma finisce nel momento stesso in cui me lo fate notare. Credo che l’interesse vari ogni volta da persona a persona. Può colpire la capacità di far ridere, la fisicità, il tatuaggio o quello che vuoi. Ogni cosa può colpire in maniera differente. Non siamo tutti attratti dalla stessa cosa. E questo è un bene>>.

Apprezzato nel rugby, chef vincente. Se ci fosse un sogno da realizzare quale sceglieresti? Protagonista in un film, cantante in una band di hard rock, dentro un’astronave verso Kepler 452b, il pianeta della nuova galassia che assomiglia alla Terra… Oppure scegli tu!  

<<Fare fotografie, recitazione o scrivere sono caratteristiche che posso coltivare e che sto coltivando. Sono assolutamente nelle mie corde. Magari cantare una canzone non più sotto la doccia ma di fronte a 100mila persone è un’altra cosa. Quindi direi che vorrei essere una rock star d’altri tempi>>.

Noi di Tyche ci stiamo impegnando per diventare influenti nei concerti quindi ti facciamo esibire noi!

<<Beh allora vi chiedo di costruirmi una macchina del tempo, così mi portate a vedere Bob Marley o Freddie Mercury a Wembley. Mi raccomando ricordati pure gli Ac/Dc in Australia>>.

Mensilmente facciamo filosofeggiare i nostri intervistati su una parola, questa volta tocca a TYCHE. Ti aiuto. Nella mitologia greca era la personificazione della fortuna. E allora la fortuna che ti fa venire in mente?  

<<La fortuna premia gli audaci, è cieca e “a chi tocca nun se ‘ngrugna”. Però tutto questo è affascinante. C’è chi si danna per arrivare ad un risultato e poi non ci arriva mai, chi ci arriva all’ultimo, chi nel momento più inaspettato. E c’è chi invece con il minimo sforzo fa jackpot. È il fascino di quello che viene chiamato Tyche>>.

Ultima domanda a proposito della parola TYCHE, quindi dedicata ai nostri lettori, chiediamo a Chef Rubio: che piatto ti viene in mente di dedicarci e ci offriresti da mangiare?

<<Non ho dubbi, vi preparerei una ricetta orientale. Un biscotto della fortuna fatto magari in casa, con una cialda doc a sorpresa al posto del bigliettino. In base al gusto del lettore>>.

Kruger Agostinelli

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