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Concerti

Carmen Consoli incanta Senigallia con Eco di Sirene Tour

in Concerti/Eventi da

“Eco di sirene”, il nuovo tour teatrale di Carmen Consoli fa il tutto esaurito a La Fenice di Senigallia con quasi un mese di anticipo. Soddisfazione legittima per la cantautoressa siciliana e per Angelica Curzi impeccabile promoter dell’evento con Diade Produzioni.
Carmen porta in scena tanti racconti al femminile, in pratica il filo conduttore che unisce la maggiorparte delle canzoni proposte. Donne innamorate, piccole donne, donne vittime dei pettegolezzi della provincia, donne sole. Il tutto in un’atmosfera assolutamente acustica. Con lei ci sono la bellissima violinista Emilia Belfiore e la violoncellista Claudia Della Gatta.
Sul palco la Consoli pizzica sapientemente le corde della chitarra. Personalmente la prediligo di gran lunga in edizione elettrica ma ammetto che il suo carisma cattura anche me, oltre che un pubblico incantato dalla “sirena” Carmen.
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Panariello e Pieraccioni fanno ridere quindi i Conti tornano, buona la data zero ad Ancona

in Concerti/Eventi da

Viva la comicità popolare, quella che piace alla gente. E su questo che hanno puntato Panariello e Pieraccioni e, per tanto per fare una battuta, i Conti sono tornati. Sembrava un super show televisivo del sabato sera di altri tempi, stavolta invece che dal divano l’abbiamo visto da una sedia del Palasport di Ancona. Quindi inutile contare le battute riciclate e quelle nuove, il divertimento c’era ed è stato fruibile per tutti il tempo del lunghissimo show, oltre ma decisamente oltre le due ore.
Ad Ancona (e quindi anche alle Marche) il merito di questo battesimo del palcoscenico, a proposito sinceri complimenti agli organizzatori, a cui il trio toscano ha dedicato un esilarante e personalizzato sketch iniziale con inevitabili doppi sensi. Pieraccioni si sbizzarisce subisco quando affronta il tema dei mestieri nelle Marche, puntando deciso sugli scarpari, <<le scarpe con i pallini sotto sono anche un buon passatempo, provate a calpestare una cacca e poi a pulirle >>. E poi l’elogio incondizionato alla cucina della nostra terra, dove Carlo Conti, con una gaffe volontaria o involontaria poco importa, storpia i “moscioli”, prontamente rimediato da un Panariello sprint che imitando Renato Zero inneggia poi al “ciauscolooooooo”. Il colpo di grazia poi arriva dal solito, piacevolmente redivivo Pieraccioni che si concede una divagazione sull’argomento vini, quando racconta della cameriera che gli domanda <<hai mai provato la passerina?>>.
Insomma uno spettacolo un po’ “Amici miei” e tanto stile “stile film panettone di Natale”. Nessuno spazio per il varietà ma un palcoscenico che sembrava un grande bar di periferia d’altri tempi, quelli solo per uomini, dove si può dare spazio a ricordi bugiardi e parlare di improbabili avventure con le donne. Una leggerezza che piace, tira l’applauso e rende complice il pubblico in ogni istante.
Anzi diventa una situazione contagiosa quando uno spettatore in fila per l’uscita ci prova anche lui con una battuta, “mancava solo il quarto comico toscano” a cui mi aggancio anche io aggiungendo “tranquilli non sta parlando di Benigni…” e giù di nuovo tutti a ridere.
Saper sorridere è una buona maniera per ricominciare.

Kruger Agostinelli

le confidenze di Alex Britti fra ricordi e aneddoti, “viva le donne del Lola”

in Concerti/Eventi da

“Passiamo a salutare Alex Britti?” mi propone l’amico e collega Marco Chiatti del Corriere Adriatico. Da parte mia c’è la curiosità di incontrarlo per la prima volta e poi abbiamo il gancio della bella promoter Angelica Curzi. E’ proprio Angelica che con la sua insuperabile cortesia ci introduce alla corte di Britti. Non è difficile entrare in confidenza con lui e poi abita a Roma, precisamente a Monteverde nel mio quartiere, di quando abitavo lì anche io. Parliamo del ristorante capitolino il Focolare, anzi da Calogero come ben si ricorda lui. Poi la nostra conversazione passa al meteo, complice la sera decisamente freddina di agosto che stiamo affrontando.  Ed ora di cosa parliamo ? Inevitabilmente di musica e…dintorni.
– Ci sono artisti che seguono le tendenze e tu?
<< Non ci riuscirei mai, io compongo quello che sento e non potrebbe essere diversamente. Non so davvero quello che scriverò ma l’ispirazione è così, quando arriva è pronta per essere servita. Se funzionerà? Spero di si ma è una condizione secondaria. >>
– Con un prezioso collaboratore del Tyche Eventi, Maurizio Della Fortuna hai collaborato, al teatro Manzoni di Milano ad un progetto ambizioso con Toquinho
<< E’ vero con il leggendario musicista brasiliano ci siamo regalati questa occasione in cui raccontavamo, chitarra in mano, le nostre rispettive canzone famose. E poi abbiamo dedicato una parte a noi due. Mi ricordo che mio padre aveva un suo disco con Vinicius De Moraes, lo conoscevo a memoria. Ho iniziato a strimpellargli quei pezzi e lui divertito mi è venuto dietro. Si è fatto buttare giù da internet i testi e ci siamo esibiti così. Che bel successo. Penso proprio che sia un’esperienza da ripetere>>.
– E delle Marche cosa ricordi?
<< Un esperienza importante e stimolante per le Winx. Questo mi ha permesso di venire diverse volte giù a Recanati>>.
A questo punto scatta la memoria del buon Marco Chiatti, che lo vide appunto come cliente divertito al mitico Lola di Porto Recanati.
<< Mamma mia che… – il resto continua in romanesco che tradotto in lingua italiana sta per – che belle donne che lo frequentavano>>.
Da lì il suo ricordo diventa più prolifico e praticamente era all’epoca un esperto di tutti i locali da ballo degli Ascani (Green Leaves, etc etc). In pieno buonumore arriva Angelica che ricorda che manca una manciata di minuti al concerto in piazza XX settembre a Civitanova. E’ salito più sorridente sul palcoscenico, del resto i buoni ricordi fanno bene e fanno dimenticare pure che, stasera l’aria è proprio fresca. Grazie Alex

Kruger Agostinelli

(foto di Federico De Marco)

Il rock dei Jethro Tull è ancora avanti: lo era negli anni ’70, lo è ancora oggi. Il racconto, le foto e il video dal Tyche Festival

in Concerti/Eventi da

Era martedì pomeriggio, quel 2 febbraio del lontano 1971, quando due ragazzini entrarono al teatro Brancaccio di Roma alla conquista di due posti. La passione del rock era forte in quel periodo: già ascoltare un disco diventava un rito irrinunciabile. La puntina del giradischi partiva dall’inizio del vinile e scivolava inesorabile fino all’ultimo brano. Poi, con una piccola acrobazia della punta delle dita, si alzava e si rigirava quel 33 giri, tanto atteso, tanto desiderato ed ora tanto considerato. Ma, in quel martedì pomeriggio, si trattava di molto più: la possibilità di materializzare un sogno, l’incontro con la rockstar. Invece, nella penombra, un musicista vestito da mendicante con la chitarra in mano annuncia che i Jethro Tull si sono sciolti e che il concerto lo farà lui da solo. Le note erano di una nuova canzone, mai sentita, intitolata “My god”. Una voce roca ma ammaliante accompagnava quella chitarra acustica dall’arpeggio delicato ma anni luci dal rock che quei ragazzini volevano ascoltare. Lui si ferma, appoggia lo strumento e in un istante le luci si accendono improvvisamente e magicamente esplode la musica. Ora Ian Anderson su un piede solo ha imbracciato il flauto. Da quel momento compresi che non avrei potuto amare nessun altro gruppo così. Quei due ragazzini, Kruger e Roberto, ora sono in riva al mare a Civitanova quando in una meravigliosa notte d’agosto (ancora di martedì) il pifferaio magico intona “Living in the past”. Eh già, un ritorno al passato che non ha nulla di scontato. Dove non c’è spazio per la nostalgia. Il sound è ancora potente, forse più maturo ma integro nella sua indistruttibile energia “progressive”. Certo, siamo tutti un po’ cambiati. E mentre i nostri corpi si lasciano andare al tempo che scorre e ci consuma, la passione del rock sembra intatta. Quarantacinque anni dopo succede che tutto appare diverso tranne la musica che punta sempre dritta al cuore. Volevo raccontarvi questo per spiegare che la musica è come la nostra anima, non è mai in balìa del tempo. Riesce ad entusiasmarci o ad annoiarci. Ci rende dentro più belli e più brutti. Ecco, oggi sono più felice, c’è Roberto, c’è Ian Anderson e ci sono ancora pure io che continuo a commuovermi grazie a quel concerto del 1971 che non è finito mai… E intanto arriva il bis con “Locomotive Breath” e Ian canta “The train won’t stop going | no way to slow down.” In quel verso, “Il treno non si fermerà | non c’è modo che rallenti”, ci trovo l’allegoria della nostra vita che passa.

Kruger Agostinelli

 

Intorno ai ricordi di Kruger che si materializzano, c’è l’universo di Ian Anderson e dei suoi Jethro Tull. È fatto di t-shirt con la copertina di “Thick as a brick”, con l’inconfondibile silhouette del “pifferaio magico” che suona su un piede solo, o con la scritta “To old to rock ‘n’ roll – too young to die!”. L’orgoglio con cui sono indossate è lo stesso di quando sono state acquistate, in un tour di tanti anni fa o nello stand appena fuori l’Arena del Mare. Magari c’è solo qualche capello bianco in più. Ma tra le migliaia di persone che sciamano verso l’ingresso, si respira l’atmosfera del grande concerto. Non si tratta, però, di gente che vuole “vivere nel passato”. Perché il prog-rock di Ian è ancora avanti: lo era negli anni ’70, lo è ancora oggi. E, soprattutto, perché tra il pubblico c’è il teen-ager che con le dita mima l’inconfondibile riff iniziale di “Aqualung” ora proposto con maestria da Florian Opahle, acclamato chitarrista. C’è chi alza ancora accendini tra la moltitudine di nativi digitali che usano i flash o i display degli smartphone per illuminare le note che escono da quel flauto. Suadenti, potenti, senza età. E, soprattutto, c’è lui, ancora su un piede solo, celtico menestrello con bandana. Che un età ce l’ha, 69 compiuti proprio mentre lasciava il palco. Ma che regala momenti di immortalità. Ultima annotazione sull’Arena del Mare, per una notte “seventy” in tutto e per tutto. Un grande spazio coperto di verde dove, nei punti più lontani dal parco, c’era chi si è seduto sull’erba o sdraiato su una coperta, chi si è portato il cane, chi pargoli in passeggino, chi bimbi liberi di scorrazzare, chi si è appartato per un bacio furtivo. E la mente torna ai grandi raduni rock di un’epoca che, forse, è destinata a non tramontare per quel che ha proposto in musica.

Emanuele Pagnanini

(Federico De Marco foto e video)

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Il Tyche Festival parte il 4 agosto dai Tiromancino: “Canteremo insieme le mie canzoni”

in Concerti/Eventi/Giornalista e dintorni da

Se dite Tiromancino, naturalmente ad una persona con un minimo di interesse per la musica, vi accorgerete della sua espressione favorevole. E se vogliamo essere ancora più minuziosi questo succede soprattutto con il pubblico femminile. Lo stile e la sensibilità di Federico Zampaglione sono sicuramente coinvolgente. Un pop romantico che, come dirà anche lui nell’intervista, entra in profondità e tocca il cuore. “Nel respiro del mondo – Summer tour 2016” vi catturerà. Sarà un viaggio musicale ricco di emozioni e rimarrete sorpresi soprattutto dalle sonorità, mai scontate, che Federico e il suo gruppo hanno voluto plasmare per questo appuntamento in concerto.

Come va il tour 2016 dei Tiromancino e cosa dovranno aspettarsi i tuoi fan all’Arena del Mare di Civitanova il prossimo 4 agosto?

«È un tour proprio bello, stiamo facendo molte date. È un’estate ricca di concerti e abbiamo questa nuova scenografia elegante. Abbiamo una scaletta che mischia pezzi dell’ultimo album con alcuni brani storici. Viene fuori un mix ben riuscito, ben articolato».

Ho avuto la fortuna di vedere la prima del tour a Cagli. Ci sono novità?

«Grosso modo il tour è stato concepito in quel modo. Chiaramente, visto che a Cagli eravamo in un teatro in quella data non è venuto fuori al 100% il lato più ballabile dei Tiromancino. In teatro abbiamo un po’ smussato tutto per rendere l’esibizione adeguata allo spazio. All’aperto c’è molta energia e stiamo avendo in questo momento ottimi riscontri. Siamo contentissimi».

In particolare, pensando ai vostri concerti, in cosa si differenzia il pubblico in Italia dal nord al sud, oppure dalla grande città alla provincia?

«Mah dipende, nel senso che poi le persone che ci seguono sono appassionate di quello che facciamo. Sono fan calorosi e quindi alla fine cantano sempre tutte le canzoni. Partecipano. Farei dei torti a dire che ci sono differenze. Nelle Marche per esempio c’era molto coinvolgimento, ma la stessa cosa accade anche al nord e al sud. L’atmosfera è abbastanza omogenea e sono le canzoni che si fanno cantare e voler bene. Molti brani si sono consolidati negli anni diventando “storici”: la gente ha legato a loro molte esperienze di vita, perché certe canzoni hanno accompagnato le persone a livello più profondo. Si vede. Ecco, non sono state solo “canticchiate”. La mia caratteristica, il mio “destino”, è quello di scrivere canzoni che magari quando escono hanno più bisogno di tempo per arrivare al pubblico rispetto a brani più orecchiabili. Un percorso in salita anche perché mi sono sempre rifiutato di ricorrere a facili mezzi, pure negli arrangiamenti. Vedi “Tra di noi”: in un mare di canzoni da spiaggia, ho fatto uscire una canzone d’autore. Poi sta avendo successo ma sta passando per altri percorsi. Non c’è mai la voglia di arrivare subito con una scorciatoia. È una strada lunga, che però ha prodotto brani che sono rimasti negli anni».

Erano 8mila persone a vedere i Deep Purple a Servigliano e ce ne saranno molte anche con i Jethro Tull, nel Tyche Festival di Civitanova. Il Festival che proprio voi inaugurerete. C’è solo nostalgia da parte del pubblico oppure c’è la consapevolezza che le leggende hanno ancora un fascino tutto da scoprire?

«La gente probabilmente ha voglia di live, si è anche un po’ stancata di cose preconfezionate. Chi ama la musica è tornato allo spettacolo dal vivo, suonato anche come si deve».

C’è una canzone italiana che avresti voluto scrivere tu?

«Ce ne sono troppe».

Dai, dimmene una di Lucio Dalla.

«“Anna e Marco”, perché è una canzone stupenda, meravigliosa».

Dopo Cagli e Macerata, ora il mare di Civitanova e la piazza ad Offida. Ma non rischiate di diventare dei marchigiani DOC anche voi?

«Tutti i nostri tecnici sono marchigiani, quindi…».

A Civitanova arriverai il giorno prima del concerto?

«Probabilmente sì…».

Saranno proprio i Tiromancino il 4 agosto ad inaugurare il primo Tyche Festival. Un contenitore in cui abbiamo voluto unire contenuti diversi, dal loro pop melodico vincente, al cantautorato di primordine con Vinicio Capossela e una pietra leggendaria nel mondo rock di tutti i tempi con i Jethro Tull di Ian Anderson. Note positive anche sui prezzi, i più bassi in Italia. Si comincia con i 15 euro dei Tiromancino.

Kruger Agostinelli

E’ l’ora del primo Tyche Festival con Tiromancino, Capossela e Jethro Tull a Civitanova

in Concerti/Eventi da

Tre appuntamenti nell’arco di cinque giorni in cui sono concentrati generi e generazioni musicali diverse tutte, però, sotto il segno di una qualità eccelsa. È il Tyche Festival che dopo aver scoperto un’inedita location (già sperimentata con i concerti di Goran Bregovic l’anno scorso e di Francesco De Gregori a luglio) propone live di caratura nazionale ed internazionale. Il posto è l’Arena del Mare (area Tiro a Volo) a Civitanova Marche, un verde prato che si staglia sull’azzurro dell’Adriatico. Il cartellone è stato concepito per rendere omaggio alla musica pop italiana grazie al gruppo più rappresentativo del momento, ad un cantautore immenso, sempre più impegnato alla ricerca delle radici della musica popolare italiana e ad una pietra miliare ed una leggenda del rock di tutti i tempi: giovedì 4 agosto i Tiromancino, sabato 6 agosto Vinicio Capossela e martedì 9 agosto Jethro Tull’s Ian Anderson.

TIROMANCINO 4 AGOSTO  Tiromancino Tyche Festival 2016

Parlando della band di Federico Zampaglione, ha una genesi marchigiana il tour con il quale sta girando l’Italia: “Nel respiro del mondo”, infatti, è stato preparato al teatro di Cagli dove lo scorso maggio si è tenuta la data zero del live con cui i Tiromancino presentano il loro ultimo lavoro. Un album che segna il ritorno ad una scrittura solida e concreta, confermando il talento autoriale del frontman del gruppo. Stile Tiromancino che emerge negli arrangiamenti con cui si unisce il nuovo repertorio ai pezzi storici. Francesco Stoia (basso), Marco Pisanelli (batteria), Antonio Marcucci (chitarra elettrica) e Fabio Verdini (tastiere) propongono anche stavolta uno spettacolo coinvolgente. «Abbiamo trovato un mare umano ad attenderci… E noi lo abbiamo navigato». Così i Tiromancino hanno descritto le date che precedono il concerto di Civitanova.

 

Vinicio Capossela Tyche Festival 2016

VINICIO CAPOSSELA 6 AGOSTO

Vinicio Capossela propone il frutto di 13 anni di lavoro che arriva a 5 anni dal suo ultimo album. Con “Canzoni della Cupa” riesce a reinterpretare la tradizione popolare. Un doppio album, con un titolo per ogni lato: Polvere e Ombra. Risulta doppio anche il tour: “Polvere” è il concerto proposto quest’estate, all’aria aperta: “Ombra” sarà la tournée che partirà in autunno al chiuso dei teatri. In “Canzoni della Cupa” si esprime un mondo folclorico, rurale e mitico. Il live che Capossela ne ricava è «un concerto radicale» (definizione dello stesso artista). Un lavoro cui hanno preso parte Flaco Jimenez, Calexico, Howe Gelb e Los Lobos, espressione della migliore musica popolare italiana rappresentata da Giovanna Marini, Enza Pagliara, Antonio Infantino, la Banda della Posta, Francesco Loccisano, Giovannangelo De Gennaro, senza dimenticare altri straordinari musicisti come Victor Herrero, Los Mariachi Mezcal, Labis Xilouris, e Albert Mihai.

Jethro Tull Tyche Festival 2016

JETHRO TULL’S IAN ANDERSON 9 AGOSTO

Infine il concerto dei Jethro Tull’s Ian Anderson, ovvero quando la leggenda sale su un palco. L’uomo che ha reso popolare il flauto nel mondo e che conta all’attivo più di 65 milioni di dischi venduti e più di 3mila concerti in 40 paesi, prosegue la sua lunga stagione creativa. Il pioniere del progressive rock torna in Italia con otto gli appuntamenti lungo lo Stivale, l’ultimo dei quali proprio a Civitanova. Chi assisterà a questo concerto, avrà il privilegio, allo scoccare della mezzanotte, di intonare “Happy Birthday” per Ian Anderson che il 10 agosto compirà 69 anni. Con sé avrà i musicisti che lo affiancano da diverso tempo: John O’Hara alle tastiere, David Goodier al basso, Florian Opahle alla chitarra, Scott Hammond alla batteria. E accompagnerà fan vecchi e nuovi sui sentieri di un repertorio che ha fatto la storia del rock. L’energia live di brani come “Aqualung”, “Thick as a brick” o “Locomotive breath” tornerà possente per la gioia di platee innamorate dei Jethro Tull.

 

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Tyche Festival a Civitanova con Tiromancino, Vinicio Capossela e Jethro Tull’s Ian Anderson

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Tre appuntamenti nell’arco di cinque giorni in cui sono concentrati generi e generazioni musicali diverse tutte, però, sotto il segno di una qualità eccelsa. È il Tyche Festival che dopo aver scoperto un’inedita location (già sperimentata con i concerti di Goran Bregovic l’anno scorso e di Francesco De Gregori a luglio) propone live di caratura nazionale ed internazionale. Il posto è l’Arena del Mare (area Tiro a Volo) a Civitanova Marche, un verde prato che si staglia sull’azzurro dell’Adriatico. Il cartellone è stato concepito per rendere omaggio alla musica pop italiana grazie al gruppo più rappresentativo del momento, ad un cantautore immenso, sempre più impegnato alla ricerca delle radici della musica popolare italiana e ad una pietra miliare ed una leggenda del rock di tutti i tempi: giovedì 4 agosto i Tiromancino, sabato 6 agosto Vinicio Capossela e martedì 9 agosto Jethro Tull’s Ian Anderson.

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